In un rinnovato clima di rivolte per l’accettazione di sé, come un’eco lontana di altre rivolte, il mese di giugno è dedicato all’accettazione dell’amore in tutte le sue forme. È il Pride Month e noi di Artwave lo celebriamo consigliandovi cinque film a tema LGBTQI+ da godersi piacevolmente tra la calura estiva che, timidamente, avanza e il clima di prudenza che ci spinge ancora a restare a casa.
Buon Pride Month a tutti.

Il Vizietto (1978)

Saint Tropez. Renato (Ugo Tognazzi), equilibrato e dedito agli affari e Albin (Michel Serrault), eccentrica “prima donna”, sono una coppia omosessuale, proprietari di un locale per drag queen, Les cage aux folles. Un giorno, Laurent, figlio di Renato, frutto dell’incontro di una notte, irrompe nuovamente nelle loro vite per annunciare il suo matrimonio con Adrienne, figlia di un deputato del partito conservatore francese, dedito ai “valori della tradizione”: famiglia, prole, fede. Per sposarsi i due ragazzi costruiranno un castello di menzogne, cercando di nascondere la vera natura del rapporto tra Renato e Albin che, se scoperto, potrebbe mandare a monte il loro matrimonio.

È con il gioco degli equivoci e le menzogne che provano a celare una innocua verità che la commedia prende forma, dando il via a momenti esilaranti, senza tuttavia (ma siamo alle soglie degli anni ’80), smentire gli stereotipi sulle drag queen, e le stesse coppie omosessuali (laddove, forse, non ci si riesce a smentirli neppure oggi). Tuttavia, il film è equilibrato e non si può far a meno di ridere seguendo le disavventure di Albin, vera protagonista di questa commedia.
Ne troveremo, nel 1996, un remake del regista americano Mike Nichols, Piume di struzzo con lo straordinario (e ormai defunto) Robin Williams.

Priscilla. La regina del deserto (1995)

Australia. Due drag queen e una transessuale, Bernardette (Terence Stamp), Tick detta Mitzi (Hugo Weaving) e Adam (Guy Pearce) detta Felicia, decidono di intraprendere un viaggio nel deserto australiano, per raggiungere Alice Springs ed esibirsi in un grande spettacolo, a bordo di un van “battezzato” Priscilla. La regina del deserto.

Come ogni viaggio che si rispetti, anche il loro è costellato di difficoltà, a partire dal van, da Priscilla, vecchio e col motore guasto che rallenta e devia le tappe del loro viaggio. Se, a questo, si aggiunge il disprezzo per le drag queen e i transessuali, il loro viaggio si complica ulteriormente. Per quanto le tre protagoniste sembrino reagire con la maschera del cinismo e dell’ironia, la paura e l’odio per l’altro continua a colpirli, ripetutamente. “Uno fa di tutto per corazzarsi ogni giorno che passa, ma fa sempre male” dirà Mitzi. Tuttavia, le tre protagoniste continueranno a rialzarsi e procedere nel loro viaggio, sfidando pregiudizi a colpi di giarrettiere, lustrini e paillettes, accompagnate dalle canzoni iconiche del mondo LGBTQI+.

Con un Oscar ai miglior costumi, nel 1995, Priscilla. La regina del deserto è una commedia leggera che non esclude il monito dell’accettazione e che vale la pena d’essere visto, se non altro per le favolose e “sobrie” interpretazioni degli attori.

 Il bagno turco (1997)

Esordio cinematografico di Ferzan Ozpetek, Il bagno turco è, a distanza di anni, con Le fate ignoranti, un punto fermo nella filmografia LGBTQI+ italo-turca.

Francesco (un giovanissimo Alessandro Gassman), architetto di successo, in seguito alla morte di una zia, si reca in Turchia, Istanbul, per venderne l’eredità affidatagli: un bagno turco. Affascinato dalla bellezza del luogo e accolto con affetto dalla famiglia Osman, che accudì la zia negli ultimi anni della sua vita, Francesco decide di restare in città e rilevare Hammam (il bagno turco). Durante il suo soggiorno in Turchia, Francesco fa i conti con il suo matrimonio infelice e una moglie adultera, accettando che la sua felicità possa essere proprio lì, a Istanbul, tra quella famiglia e tra quelli che considera amici, primo fra tutti Mehmet, figlio minore della famiglia Osman, di cui si innamora. L’arrivo di sua moglie a Istanbul, però, complica le cose.

Se è vero che l’amore tra Francesco e Mehmet è appena accennato, è vero che questo film sprigiona una bellezza senza tempo: la bellezza di un paese sospeso tra il passato e un futuro prossimo, ormai alle porte. Un paese sospeso tra la tradizione dei canti ipnotici, che riecheggiano tra le sale dell’Hammam, le storie raccontate, gridate dai balconi, i pomodori appena raccolti e venduti per strada, e i grattacieli, i centri commerciali. In questi continui squarci di opposti, si inserisce la storia di Francesco e Mehmet, con il loro amore proibito e sussurrato tra la coltre di vapore dei bagni turchi.

In & Out (1997)

Cameron Drake (Matt Dillon) è un giovane attore di successo che, in seguito alla sua interpretazione di un soldato omosessuale, si aggiudica la famosa statuetta d’oro. Nel discorso di ringraziamento, Cameron ricorda il suo professore, Howard Brackett (Kevin Klein) che lo ha ispirato nel ruolo.
Intanto, nella tranquilla (e fittizia) cittadina di Greenleaf, i cui occhi erano tutti puntati sul giovane attore, il professor Brackett, alle prese con il suo matrimonio con Emily (Joan Cusack), collega e storica compagna, dovrà fare i conti con la sua sessualità, cercando di dimostrare a studenti, amici e parenti, che lui è un vero e “virile” uomo.

Purtroppo, però, per quanto ci provi, i tentativi di Howard falliscono ripetutamente. Howard non potrà che ammettere, a sé stesso, prima che ad altri, la sua verità, provando ad accettarsi per quello che è.
Con questa commedia leggera, Frank Oz firma una pellicola che ricalca gli stereotipi più forti della comunità LGBTQI+ (gli uomini “veri” e “virili” non ballano; se sei un uomo sensibile, sei gay; se sei un uomo e ami Barbara Streisand, anche) enfatizzandoli, con l’intento di sminuirli, mostrando la loro inconsistenza.

The Handmaiden (2016)

Dal regista coreano Park Chan-Wook, autore de La trilogia della vendetta (Mr. Vendetta, Old boy e Lady Vendetta), The Handmaiden è un film a tratti disturbante e con alti momenti di tensione. Classificato come Thriller-Drammatico-Erotico, The Handmaiden narra la storia della giovane ereditiera Hideko che, rimasta orfana e alle soglie della maggiore età, vede la sua vita distruggersi, a poco a poco, sotto il peso di una grande eredità da tutti desiderata.

Primo fra tutti, suo zio, ricco collezionista di libri erotici rarissimi, che ha cresciuto la piccola Hideko, segregandola nella sua tenuta. Intanto, non lontano, un abile truffatore e falsario, che si fa chiamare Conte Fujiwara, venuto a conoscenza della cospicua eredità della giovane, ingaggerà la più abile delle ladre, Sook-Hee, che “interpreterà” il ruolo della fidata domestica di Hideko, nella farsa messa a punto per lei.
Tra le due donne, tuttavia, nasce un sentimento del tutto inaspettato che sembra mettere a repentaglio l’intero piano.
Diviso in capitoli e dai ritmi apparentemente dilatati, The handmaiden è un thriller ben costruito in cui, fin da subito, abbiamo tutti gli elementi che servono a comprendere meglio il dramma della giovane Hideko ma che, tuttavia, comprendiamo davvero solo verso la fine.

Il film, inoltre, non risparmia le scene più esplicite (è di letture erotiche che si parla) omaggiando un erotismo tutto femminile (gli uomini, in questa pellicola, sono truffatori e/o sadici) proibito a tutti, meno che allo spettatore.

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