di Davide Pirocci

Appena uscito sulla piattaforma Prime video, Cobra non è – opera prima di Mauro Russo – racconta la storia di Cobra, un artista rap che, in cerca di fortuna insieme al suo manager Sonny, si troverà in possesso di una valigetta che gli scombinerà totalmente i piani e gli farà vivere una nottata infinita tra azione ed avventura urbana. Il film è un coraggioso ed ambizioso tentativo di ritorno al cinema di genere, ideato da un regista con un corposo passato (e presente) trascorso nella direzione di videoclip musicali.

Qui di seguito la nostra intervista.

Mauro, raccontaci come è nato il progetto di “Cobra non è”

Il progetto in realtà è nato molto tempo fa ed è rimasto accantonato per un certo periodo di tempo. Nel frattempo sono andato avanti con la regia dei videoclip finchè un giorno mi è arrivata una chiamata in cui mi è stato detto che il ministero aveva accettato il progetto e ce lo avrebbe finanziato. Era passato talmente tanto tempo e così tanti lavori che ho quasi detto: “quale progetto?!”

Cobra non è

Gianluca Di Gennaro e Denise Capezza

Cosa si prova a girare un’opera prima? Ci sono state sorprese, difficoltà?

In realtà era un’opera prima solo dal punto di vista ufficiale, perché la confidenza con la regia e con la macchina da presa ce l’avevo da molto tempo. La differenza fra cinema e videoclip sta nei tempi, i tempi cinematografici sono molto più dilatati. Ad esempio, se in un film bisogna fare una ripresa di una scrivania ci sono diverse persone che lavorano affinchè quella ripresa venga preparata nel migliore dei modi e si impiega tempo per metterla a punto. L’altra differenza sta nei protagonisti, nei videoclip l’artista va valorizzato al massimo, dev’essere la star assoluta e si devono nascondere le imperfezioni; nel cinema, invece, se un personaggio è scritto per essere brutto e malconcio bisogna impegnarsi per far sì che risulti brutto e malconcio.

Il film è stato sostenuto dal MIBACT: quanto pensi che il finanziamento pubblico possa incidere sulla crescita del settore?

È fondamentale. Non solo dal punto di vista economico, che comunque da un sostegno estremamente significativo aldilà del budget della produzione, ma anche e soprattutto morale. Ti fa arrivare il messaggio che qualcuno crede nel tuo progetto e quindi ti dà la forza economica e psicologica di portarlo a termine.

“Cobra non è” pare essere un tentativo di ritorno ad un certo tipo di cinema pungolato dalla critica durante gli anni ’70: un pensiero sul cinema di genere del passato ed una previsione per il futuro.

In Italia difficilmente si prova a portare “il genere” all’interno dei film. Sono cresciuto vedendo i film del cinema di genere italiano, e non solo, ne sono sempre stato un appassionato e credo che per certi versi ne siamo stati gli iniziatori. Penso che purtroppo l’interesse del pubblico verso quel tipo di film sia andato a scemare col passare del tempo ma ci sia ora un progressivo ritorno di interesse e anche se il genere non sembri appartenere alla nostra cultura cinematografica, gli ultimi tentativi di genere nel nostro paese dimostrano che un futuro per questo tipo di cinema c’è, anche qui in Italia.

Cobra non è

Denise Capezza

Quali sono i modelli e i riferimenti del film e del tuo cinema?

Come ho accennato in precedenza, i miei gusti cinematografici non si concentrano solo sul genere ma spaziano un po’ ovunque. Un altro grande riferimento è stato il cinema di “exploitation” ma se dovessi elencare tutti i miei riferimenti faremmo mattina! In ogni caso per il film potrei sicuramente dire che i modelli siano stati Lucio Fulci, Mario Bava, Fernando Di Leo, Joe D’amato ma anche John Carpenter, Clave Baker e dulcis in fundo Ruggero Deodato che, tra le altre cose, ha girato anche una scena del film!

Progetti futuri?

So che può sembrare strano ma io ho fatto le cose al contrario. Di solito si parte dai cortometraggi e poi si passa a girare un lungo, io invece dopo questo film ho deciso di girare un cortometraggio horror. Si chiamerà Naik, sarà in lingua inglese e per la trama mi sono lasciato ispirare all’ultimo modello di scarpe che si allaccia da solo, non dico altro…

 

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