È con il rintocco di un campanile posto al centro di un lago che comincia Curon, la nuova serie italiana di Netflix dal sapore sovrannaturale.

Ceri e blackout costellano un paese sommerso di montagna. Atmosfere sovrannaturali, problematiche familiari e misteri. Un trasloco improvviso vede Anna Reina (Valeria Bilello) i e suoi due figli, i gemelli Daria (Margherita Morchio) e Mauro (Federico Russo) in viaggio verso la cittadina di Curon, in Alto Adige. Anna torna dopo 17 anni nel suo paese d’origine nonostante il suo poco entusiasmo e quello dei figli adolescenti. Qualcosa la disturba, tornare a Curon significa rivivere incubi legati al suicidio della madre, avvenuto quando lei era solo una ragazzina.

Al paese ad accogliergli con estrema freddezza c’è Thomas (Luca Lionello), il padre di Anna. Ciò nonostante, Anna riesce a convincere suo padre e i tre possono restare. Una nuova vita comincia, ma c’è sempre un mistero dietro l’angolo. Anna scompare. Mauro e Daria ben presto scoprono che Curon è sede di assurde leggende e di segreti misteriosi.

Curon

Federico Russo, Valeria Bilello e Margherita Morchio in Curon (2020) ©IMDb ©Netflix

Prodotta da Indiana Production, Curon è la quinta serie dopo Suburra, Baby, Luna Nera e Summertime targata Italia di Netflix. Il nome proviene proprio dal piccolo paese dell’Alto Adige, teatro della narrazione: Curon Venosta. Trattasi di un piccolo comune a cavallo tra Italia e Austria, noto ai più per il suo suggestivo campanile sommerso, che spunta nelle acque del Lago Resia. Nel 1950, il vecchio villaggio di Curon venne sommerso da un bacino artificiale a causa della produzione di energia idroelettrica. Oggi, dall’acqua emerge soltanto il campanile della chiesa.

“Ciò che è nascosto, alla fine viene sempre a galla”

A curare la regia delle sette puntate da cinquanta minuti circa, sono Fabio Mollo (il regista de Il padre d’Italia) e Lyda Patitucci. La sceneggiatura invece porta la firma di Ezio Abbate che ha guidato un team di autori composto da Ivano Fachin, Giovanni Galassi e Tommaso Matano.

Curon

Luca Lionello è Thomas in Curon (2020) © IMDb © Netflix

Tra gli attori figurano anche:  Anna Ferzetti (Kiara), Max Matesta (Ober), Alessandro Tedeschi (Albert), Juji Di Domenico (Miki), Giulio Brizzi (Giulio) e Luca Castellano (Luckas).

“Dentro di noi vivono due lupi. Uno è il lupo calmo, gentile e l’altro è il lupo oscuro, rabbioso, spietato. Lottano per il controllo della nostra anima.”

Come nel romanzo di  Stevenson, i protagonisti della serie presentano una doppia natura , quella buona di Dottor Jekyll e quella cattiva di Mr Hyde. Due entità che lottano per il controllo dell’anima umana. Si parla di Doppelgänger e della loro resistenza. Un termine mutuato dalla lingua tedesca (ancora parlata a Curon per ragioni storiche). Letteralmente  “doppio viandante”, tradotto in italiano come “alter ego” o “sosia”.

I doppi mostrati allo spettatore incarnano il lato negativo delle varie personalità. Dunque così chiunque a Curon potrebbe avere (o aver avuto) un doppio che al rintocco delle campane, al calare del sole è pronto a manifestare tutta la sua malvagità, con la convinzione che quella parte positiva finora emersa non è stata in grado di vivere pienamente la vita. Ma da dove provengono queste entità? È il lago a crearli?

L’eterna lotta tra l’anima benigna e quella maligna. Due personalità dicotomiche simbolo del bene e del male che arrivano a scontrarsi, fino a condendersi la sopravvivenza.

Curon mostra ciò che avviene in un individuo quando il lato positivo viene sovrastato da quello negativo, in quel preciso istante avviene il passaggio, l’entità malvagia riemerge e produce un doppio pronto a uccidere e a conquistare l’esistenza del soggetto principale pur di sopravvivere.

Un mescolarsi di sogno e realtà che non tiene particolarmenete desta l’attenzione, nonostante il lavoro intelligente degli attori. Alcuni di questi meno convincenti dal punto di vista recitativo, a eccezione della protagonista interpretata da Valeria Bilello, della scoperta Margherita Morchio, del talento di Luca Lionello e Max Malatesta (già apparso ne Il Primo Re e Favolacce).

Netflix prova a confezionare un prodotto diverso dai soliti proposti, ma qualcosa non convince. Trama ingarbugliata sin dalle scene iniziali che genera confusione nello spettatore il quale si trova catapultato in una narrazione dove a colpirlo è quasi del tutto la riuscita fotografia notturna, dal sapore internazionale.

Netflix forse ha sprecato un’altra buona occasione, con un prodotto innovativo ma con qualche pecca qua e là. Vedremo come cercherà di rifarsi.

Immagini: © Netflix
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