A poco meno di una settimana dalla pubblicazione sul canale streaming americano, la serie tv Dark si preannuncia una delle nuove uscite più interessanti e appetitose di quest’anno. Quello che sorprende sapere è che non è per nessuna percentuale un prodotto americano ma interamente girato e ideato in Europa, precisamente in Germania.

Credits: Netflix.com

La serie tv è ideata e scritta da Baran bo Odar e Jantje Friese e conta dieci episodi di una durata di quaranta minuti circa. La trama è piuttosto complicata e per ingranare la marcia e far si che lo spettatore si attacchi allo schermo bisogna pazientare almeno tre episodi. La linea temporale è dislocata su due piani, il primo è il 1986 e il secondo il 2019. Due generazioni a confronti, due universi in collisione, il mondo degli adulti in osmosi all’universo adolescenziale nella piccola città di Winden dove si verificano suicidi e sparizioni di bambini. I boschi che la circondano nascondono numerose insidie, centrali nucleari, paesaggi glaciali dove si può incontrare qualunque cosa. I personaggi sono molti ma ciò che subito balza all’attenzione dello spettatore è il richiamo a numerose serie “horror” cult del nostro secolo, una fra tutte Twin Peaks, ma a fare da background al confezionamento di Dark ci sono senz’altro Stranger Things, The OA e Westworld. Ma l’intento qui non è quello di strizzare l’occhio agli anni ottanta e riproporne gli usi e costumi ma va oltre. Se le altre serie portavano all’estremo, quasi esagerando, gli stereotipi di una generazione; l’intento qui è quello di ritrarre in modo pulito e fedele un mondo ormai perduto dipingendolo attraverso colori freddi.

La generazione dei giovani di Dark. Credits: Netflix.com

Il prodotto originale tedesco è un dedalo di enigmi che stenta a partire se non dopo centoventi minuti dall’inizio, ma non delude il pubblico. Il sovrapporsi dei piani temporali renderà le cose difficili, portando i nodi della narrazione a livelli complicati difficili da sbrogliare. Dopo aver concluso la visione si può dire con certezza che l’obiettivo di chi ha diretto la serie è proprio quello di far smarrire il suo pubblico poiché lo mette al centro della narrazione.

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