Un anno fa in Dead to me lasciavamo la vedova Jen (Christina Applegate) e la lunatica Judy (Linda Cardellini) alle prese con la loro profonda amicizia, nata, per caso, dalla perdita delle persone amate e da … omicidi.

Come già nella stagione precedente, anche qui abbiamo a che fare con l’incapacità delle protagoniste di reggere il castello di menzogne costruito dalle stesse. Stavolta, è il turno di Jen, responsabile della morte di Steven (James Marsden), compagno di Judy, laddove invece, nella prima stagione, era Judy ad aver (accidentalmente) ucciso Tom, il compagno di Jen.

dead to me

Fonte: Saeed Adyani/Netflix

Le modalità con cui prende il via la narrazione sono le stesse. Accade qualcosa che le protagoniste avrebbero potuto controllare (un incidente), ma da cui si lasciano sopraffare (reazioni incontrollabili quanto divertenti); qualcun altro viene coinvolto (quasi sempre il nucleo familiare); qualcuno paga (o pensa di farla franca); la verità viene a galla (e la stagione si conclude).

Se, tuttavia, nella prima stagione questa modalità sembrava funzionare, complice le interpretazioni delle protagoniste e i ben studiati momenti tragicomici, questa volta c’è qualcosa che non va.

dead to me

Se è vero che gli intrecci, fin dalla prima stagione, risultavano piuttosto scontati, qui sembrano fare un ulteriore passo indietro, intrecciandosi con altre storie e altri personaggi di cui si poteva fare a meno. La storia risulta, quindi, banale, scontata e, quel che è peggio, mal supportata dai rari “siparietti” tragicomici, che sanno di già visto. I toni leggeri, più da commedia che da “giallo”, sono l’ancora di salvezza di questa serie.

L’evoluzione dei personaggi, che pure avevano tutte le ragioni per fare un passo avanti, si arresta. Si ripete ciò che abbiamo già visto nella prima.
L’unica interpretazione degna di nota resta quella di Linda Cardellini che, nei panni di Judy, fa un piccolo (ma davvero piccolo) salto in avanti. Christina Applegate, seppur decisamente all’altezza del suo ruolo, risulta un po’ fiacca. Il duo che tanto aveva funzionato nella stagione precedente, dunque, perde un po’ della sua consistenza.

Nel complesso la serie fa un grande passo indietro in termini di qualità. Resta apprezzata la formula con la quale è costruita: dieci episodi dai venti ai trenta minuti ciascuno, che rendono la visione piacevole ma, purtroppo, non memorabile. Dead to me resta, quindi, una serie mediocre salvata da quei momenti di tragicomica leggerezza, adatti (e, forse, anche piacevoli) in quarantena.
La strada già battuta, però, a quanto pare, non sempre ripaga negli esiti.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊/10

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