La Doom Patrol è un gruppo di antieroi creati da Bob Haney e Arnold Drake nel 1963 per la DC Comics. Questi sono un colorito gruppo di metaumani la cui emarginazione non deriva tanto dai loro poteri, quanto dal loro aspetto grottesco. Caratteristica mantenuta nell’efficace e interessante trasposizione televisiva del 2019, nonché spin-off della serie Titans.

Gli occhi dietro la maschera sono quelli di un emarginato, un outsider, un antieroe appunto, che non combatte per un qualsivoglia senso di responsabilità, ma perché braccato da una società distopica, intollerante e segregazionista.

La guerra dei freak

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Alan Tudyk nei panni di Eric Morden, alias Mr. Nobody

I personaggi della Doom Patrol combattono, dalla parte opposta, la guerra contro il diverso, il freak, il queer. La loro è una storia permeata di vergogna, tristezza e soprattutto violenza. La rappresentazione di tale realtà è un modo per scendere a patti con le colpe di un passato scomodo. Ciò che viene trattato nelle serie, per quanto in chiave fumettistica, trova pieno riscontro nella (ri)crescente avversione per lo straniero, per il “deviato” e ad una dilagante misoginia.

Non a caso, cinema e televisione puntano il loro sguardo ad una narrazione aperta al confronto con la realtà e di conseguenza a chiavi di lettura che passano dal femminismo all’integrazione razziale. Ed è proprio questo, ad un livello più intimo, il messaggio dietro la serie della DC: integrazione, rinascita e autoaccettazione.

Doom Patrol: I personaggi

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Da sinistra: April Bowlby (Rita Farr), Matt Bomer (Negative Man), Brendan Fraser (Robotman) e Diane Guerrero (Crazy Jane)

La serie, disponibile su Prime Video, vede protagonisti un’ex attrice di Hollywood, Rita Farr (April Bowlby), che, nei momenti di forte stress, si tramuta in una gigantesca e indefinita massa corporea. Crazy Jane (Diane Guerrero), una giovane ragazza in cui convivono sessantaquattro personalità differenti, ognuna con un potere diverso. Robotman aka Cliff Steele (Brendan Fraser), un’ex pilota automobilistico il cui cervello è stato trapiantato in un corpo meccanico in seguito ad un incidente stradale.

Negative Man (Matt Boomer), un collaudatore aereo omosessuale che, venuto a contatto con un’essenza vivente non umana, è costretto ad indossare delle bende su tutto il corpo (per nascondere la propria deformità quanto per proteggere l’esterno dalle radiazioni). Infine il membro più giovane è il noto Cyborg (Joivan Wade), mezzo uomo e mezzo macchina.

“Danny The Street” e Identità Gay

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La Doom Patrol insieme a Flex Mentallo (Devan Chandler) comunicano con Danny The Street

Uno dei personaggi più interessanti di Doom Patrol è quello di Danny, una strada senziente in grado di teletrasportarsi ovunque nel mondo. Caratteristica di Danny è il suo essere una coscienza genderqueer che, nel suo vagare, salva e protegge tutte quelle persone che si sentono minacciate dall’esterno o non accettate. Danny esiste quindi come spazio di libertà e coesione, in cui sentirsi a proprio agio e protetti. Uno spazio che trova riscontro nelle parole di Samuel R. Delaney:

“In termini di diritti Gay, l’identità Gay rappresenta una strategia attraverso la quale alcune persone oppresse dall’eterosessismo possono unirsi, parlarsi, mettere in comune le forze e lottare per l’eguaglianza che, a parare di alcune filosofie egualitarie, spetta a tutti noi.”

L’identità Gay di cui parla Delany sembra personificarsi in Danny la strada vivente, uno spazio appunto in cui lotta prosegue. Lotta ancor più accentuata quando la Doom Patrol, insieme a Danny e ai suoi cittadini dovranno vedersela con l’Ufficio della Normalità. Quest’ultima un’organizzazione militare atta alla soppressione di tutto ciò che viene definito anormale. La rappresaglia di tale Ufficio nei confronti della comunità gay (e non) abitante in Danny, appare come l’oppressione eterosessista ben delineata da Delaney.

La vergogna sotto le bende

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Matt Boomer (Negative Man) in una scena ambientata in un locale della strada vivente

La storia di Larry inizia negli anni ’60 in cui era uno stimato pilota di aerei, un amato marito e padre. Ma, di nascosto, Larry intratteneva una relazione d’amore con un suo collega, di cui era follemente innamorato. La vergogna di essere un uomo gay a quell’epoca, ha portato Larry a nascondersi.

Dopo il contatto con l’entità negativa, con cui dopo l’incidente avrebbe dovuto convivere, l’avversione verso il suo essere un uomo gay si accentua. Ed è così che l’entità diventa un cruccio, una maledizione scesa dal cielo per punirlo della sua infedeltà e dei suoi pensieri. A questo punto la condizione di Larry sembra trovare una certa similarità con la vergogna di cui parla Leo Bersani:

“L’AIDS è stato uno strumento importante per instillare vergona nei gay, una benedizione divina, quasi, a vantaggio degli attacchi omofobici contro lo “stile di vita” omosessuale da parte della destra integralista cristiana, ma non solo. Ogni comportamento autodistruttivo o addirittura omicida, da parte di gay testimonierebbe in modo evidente il disprezzo di sé la cui fonte diretta e univoca può essere rintracciata in una soggettività plasmata da una cultura omofobica.”

Seguendo il pensiero di Bersani si riscontra una certa similarità con la condizione del personaggio di Larry: l’aver contratto l’entità negativa è paragonabile all’aver contratto l’AIDS. L’influenza di una cultura fortemente omofobica ed eterossessista lo hanno portato ad un forte disprezzo di sé, all’isolamento e, in alcuni episodi, a cercare la morte. Soltanto nel finale di stagione di Doom Patrol, Larry si accetterà veramente.

La Doom Patrol diventa “Queer”

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Brendan Fraser è Clifford “Cliff” Steele, alias Robotman.

Doom Patrol si configura come un prodotto complesso e stratificato su più livelli: da un punto di vista narrativo e registico, ma soprattutto tematico. La rappresentazione del conflitto interiore dei personaggi trova non poche similitudini con l’attuale teoria queer. Secondo Eve Kosofsky Sedgwick, il termine queer si estende “ad aspetti che non possono assolutamente essere classificati sotto il genere e la sessualità.”

Partendo da questo presupposto, il termine queer può esser quindi utilizzato per definire la serie quanto i personaggi che la popolano. Cliff Steele diventa queer nel momento della sua trasformazione robot. Per quanto forzata, la sua condizione sfugge da semplici categorizzazioni di genere, rientrando in una che le raggruppa tutte quante.

Lo stesso vale per Jane e le sue varie personalità. La complessità del personaggio rifugge da qualsiasi categorizzazione di genere e sessualità. Outsider, diverso, emarginato, sono tutti termini utilizzati in modo dispregiativo ma, se ribaltati come il termine queer, cambiano di valenza, da negativa a positiva. E allora outsider diventa sinonimo di queer.

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