“Non lo so se mamma aveva ragione, o se se ce l’ha il tenente Dan. Non lo so, se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza. Ma io… io credo… può darsi le due cose. Forse le due cose càpitano nello stesso momento.”

Nel 1994, esattamente venticinque anni fa, nelle sale cinematografiche di tutto il mondo uscì il film più eclettico dell’anno, Forrest Gump. Con la sua tipica narrazione e la costruzione di personaggi che hanno fatto la storia è riuscito a sbaragliare il botteghino mondiale, posizionandosi in seconda posizione dietro Il re leone.

Seduto su una semplice panchina, narratore quasi estraneo della propria vita, Forrest ci raccontò delle sue vicissitudini, dei suoi dolori e del suo grande amore, Jenny. Con le sue parole è stato in grado di renderci testimoni di quarant’anni della storia americana: dalla lotta alla segregazione razziale alla guerra in Vietnam. Attraverso i suoi occhi e la sua innocenza, ogni evento sembrava scorrere dolcemente.

Con la regia di Robert Zemeckis, Tom Hanks è riuscito a costruire un personaggio emblematico, complesso nella sua stessa semplicità. Un uomo sensibile, legato da amicizie particolari, come quelle con Bubba e il Tenente Dan. Due personaggi quasi opposti a loro modo: Bubba che con il suo immenso sapere sui gamberi intratteneva le giornate di Forrest con consigli culinari, mentre il tenente Dan portava in spalla il suo carico di cinismo che spargeva un po’ qua e là.

Forse, a distanza di anni, Forrest Gump può sembrare un film lontano che tratta di un’epoca ormai sconosciuta, ma in quell’antologia quasi fiabesca ci sono momenti che rimarranno per sempre impressi nella memoria. La perdita di un amico, la gioia di una conquista personale, il primo bacio, il vero amore. La bravura dell’attore e del regista si trova nella capacità di modellare e scolpire le emozioni direttamente sullo schermo, quasi come fossero degli oggetti vivi da poter toccare e fare propri.

Nell’umiltà e nell’ingenuità di un uomo diffamato ed escluso risiedeva la complessità dell’animo umano. Il suo amore per Jenny descrisse la sua intera vita, lo spinse a sopravvivere in guerra e a vincere ogni partita di football e ping pong.

D’altronde, come dice lui stesso,

“Non sono un uomo intelligente, ma so l’amore che significa.”

 

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