Per fare un bel film, di quelli indimenticabili, servono una buona regia, una buona sceneggiatura, dei bravi attori e delle musiche che aderiscano alla storia come una veste su misura.
Il problema in questo caso è che Green Book non può definirsi semplicemente un bel film.
È una di quelle situazione in cui il termine “sofisticato” riesce forse a rendere l’idea.

Diretto da Peter Farrelly (Scemo & più scemo, Tutti pazzi per Mary, Io me e Irene) racconta l’amicizia tra il buttafuori italoamericano Tony Lip (alias Anthony Vallelonga interpretato da Viggo Mortensen) e il pianista afroamericano Donald Shirley (Mahershala Ali).
Il primo, poco educato e irruento, nasconde un cuore tenero e l’ingenua purezza di chi ha poco e ne apprezza il valore. Il secondo, dall’alto del suo trono di trofei e riconoscimenti, non si arrende alla fama che ha raggiunto nel Nord del paese e assume Lip come suo autista per un viaggio nel deep South degli Stati Uniti. Scenario per eccellenza di quell’ostentato razzismo dell’America anni ’60.
Basato sulla vera storia dei due raccontata dal figlio di Tony, Nick Vallelonga (tra gli sceneggiatori), il film ci conduce in un road trip come non se ne vedeva da un po’.
Per quanto apparentemente possa sembrare la classica pellicola dalle facili emozioni, quello che si nasconde dietro la recitazione impeccabile (Mortensen e Ali sono entrambi candidati agli Oscar) e la strepitosa atmosfera è molto di più.
Si può quindi parlare di Green Book considerando come veri protagonisti della storia tre macro temi: il viaggio, l’amicizia e la realtà storica. Ognuno dei quali però ben lontano dalla banalità e dalla scontatezza.

Viggo Mortensen e Mahershala Ali in una scena del film. Foto: mymovies.it

Il viaggio nasce dal semplice pretesto del nuovo tour di Don e inizia, come ogni nuova avventura, mettendo in luce le evidenti differenze tra i due.
Gli scontri non mancano eppure dopo qualche giorno accade qualcosa di particolare.
Tony, quarantenne, per la prima volta si allontana da casa e comincia a scoprire realtà di cui non era a conoscenza. Vede un mondo nuovo, eccitante ma anche deludente per certi aspetti. E la sua mente umile inizia così a desiderare sempre di più la scoperta. Trova infatti nelle lettere che scrive alla moglie, il modo di arricchirsi ampliando la sua dialettica con l’aiuto di Don che, invece, è abituato ai viaggi, anche se spesso si stanca e trova compagnia nell’alcol.
Ma questa sfida che lancia a se stesso e all’America, diviene per lui di primaria importanza. Tutta la fama del mondo non gli basterà mai se non riesce a conquistare l’apprezzamento e la stima di chi lo ripudia per il colore della sua pelle. Per lui il viaggio sembra solo il riscatto di una vita ma in realtà nasconde l’immensa necessità di trovare la sua vera identità. Lui che non è abbastanza bianco né abbastanza nero.

Viggo Mortensen e Mahershala Ali in una scena del film. Foto: ingenerecinema.com

Poi c’è l’amicizia. Quel rapporto indissolubile che di solito si crea tra gli individui sulla base di aspetti in comune. In questo caso invece la loro unione è alimentata dalle profonde diversità che li caratterizzano (e non solo per l’estrazione sociale). Eppure, sebbene il contrasto sia evidente, nasce tra loro reciproca fiducia e un atipico – per l’epoca – scambio. Così come Lip aiuta Don a sciogliersi, a lasciarsi andare alla sregolatezza e alle relazioni, Don aiuta Lip ad affinarsi, ad apprezzare la bellezza artistica e a scoprire in lui quella parte di uomo più erudita che ognuno di noi possiede. Quella che ha solo bisogno di essere alimentata dal giusto fuoco. E così tra le urla, gli spari e le risate, diventano complici e costruiscono un legame che durerà fino alla fine dei loro giorni (dopo cinquant’anni di amicizia si sono spenti a pochi mesi di distanza).

Infine, la realtà storica. Il razzismo testardo e proibitivo di quegli anni fa da sfondo a questa storia sebbene ne sia parte fondamentale. Per quanto non lo si voglia ammettere, si riesce a capire davvero bene come fosse strano vedere un bianco guidare per un nero. E sebbene si voglia credere che sia finzione, è una realtà che i neri avessero bagni separati (latrine) e solo determinati negozi, alberghi e ristoranti cui poter accedere (il green book ne era la lista, una guida per il viaggio sicuro dei neri).
Alla luce di questi aspetti perfettamente amalgamati tra loro, Green book finisce per essere una storia coinvolgente, divertente e mai noiosa. Accompagnato dalle musiche di Kris Bowers è senz’altro un film da non perdere.

In attesa degli Oscar, cui è candidato anche come miglior film, se ne consiglia la visione in lingua originale lasciandosi trasportare e dalle imprecazioni in italiano di Mortensen senza eguali.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10