I am not okay with this, la nuova proposta di Jonathan Entwistle (The End of the F***ing World) e dei produttori di Stranger Things si preannuncia sconvolgendo con un trailer particolare: una ragazza cammina per la strada cosparsa di sangue e sotto shock.

No, non spaventatevi, nessun pesantissimo teen-drama è in arrivo. I toni ironici e da black-comedy della serie sono esplicitati già nei pochi secondi successivi del trailer.

Ma è senz’altro un modo di presentarsi curioso, no? Iniziare con un evidente omaggio all’iconico film horror degli anni ’70 Carrie – Lo sguardo di Satana.
Bene, dopo averla vista tutta (solo 7 episodi da 20 minuti ciascuno) possiamo dire che l’iniziale entusiasmo che aveva suscitato in noi, si è dileguato alla fine del primo episodio per poi estinguersi del tutto a fine stagione.

I am not okay with this

Vediamo quindi ora insieme quali sono stati secondo noi i problemi di questa serie e perché non solo non ci ha convinto ma ci ha davvero molto annoiato.

Prima però un breve accenno di trama. Sidney Novak è una studentessa (interpretata da Sophie Lillis, famosa grazie alla parte da co-protagonista nel recente remake di It) incompresa da famiglia e coetanei. Mentre cerca di riprendersi dalla morte del padre (suicidatosi senza apparente motivo) vive le sue giornate tra casa e scuola sfogando sé stessa nelle pagine di un diario. Tutto cambia quando un giorno si rende conto che alle sue più forti emozioni esasperate, corrispondono strani eventi: iniziano a verificarsi esplosioni e consistenti spostamenti d’aria che fanno volare via oggetti e persino alberi. Da quel momento in poi la sua quotidianità cambia e si trova a dover fare i conti con quanto sta accadendo per capirne le cause.

Ora, sicuramente il primo grande problema della serie, che già di per sé non incuriosisce più di tanto a dispetto del suo trailer così accattivante, è senz’altro il target, evidentemente selezionato. Non potrà piacere a chiunque. Questa storia parla a una determinata fascia d’età: gli adolescenti. Quello che però non è chiaro è perché. Dopo una valanga di serie tv rivolte a un pubblico omogeneo, come mai questa scelta? Affrontando peraltro argomenti difficili come se fossero acqua fresca. Un po’ come ha fatto Thirtheen reasons why a suo tempo, per capirci. Avrebbero potuto tranquillamente porsi un target ma almeno dandogli qualcosa di sostanzioso.

Poi, secondo problema: non ha assolutamente nulla di nuovo rispetto alle precedenti.

Andiamo per ordine. Adolescenti in crisi, di cui una protagonista tipicamente mascolina si innamora della sua migliore amica e non è ricambiata, vedi Euphoria (Rue si innamora di Jules) e Atypical (la migliore amica di Casey si innamora di lei). Poi abbiamo la comparsa di poteri soprannaturali, vedi il caso di Eleven in Stranger Things o di Magne in Ragnarok. Per ultimo, un personaggio principale outsider e incompreso da chi gli sta attorno, vedi tutte le precedenti.

Quindi, perché fare questa serie? Sarà che Netflix sta prendendo la stessa brutta piega dei produttori di moda low cost che pensano più alla produzione di massa a basso costo che alla qualità?

Per concludere, il vero grande dilemma: ma cosa ci vuole raccontare I am not okay with this? Andando avanti con gli episodi e arrivando anche al finale di stagione, non abbiamo saputo nulla che non avessimo intuito già nel pilot. Quindi? Non ha realisticamente né capo né coda. Anzi, chiunque abbia visto il trailer potrebbe considerare sé stesso soddisfatto, l’intera serie non dice molto di più.

Insomma, non la consigliamo. Se doveste esservi persi alcune delle serie precedentemente citate, sicuramente molto migliori, vi consigliamo di recuperarle. Per I am not okay with this, dai dubbi toni e dalla poca sostanza, vi consigliamo la visione solo se mossi da una impellente curiosità. Altrimenti, potrete tranquillamente lasciar perdere.

Voto: 🌊🌊🌊🌊/10

Immagini: © Netflix
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