di Francesca Accurso

Cosa significa avere una fede? Cosa vuol dire credere a proprio modo? Condurre una vita da credenti coincide con l’esserlo davvero?

A Bologna, più di 60 mila residenti stranieri costituiscono il tasso percentuale più alto della penisola. Circa 149 nazionalità diverse. I nostri del documentarista Marco Santarelli (incline ai temi sociali), è la risultante cinematografica del progetto Viaggio intorno al mondo, che coinvolge otto giovani studenti universitari, quasi tutti umanisti, di religioni differenti, in un’indagine dalla forte componente interculturale, relativa al mondo delle comunità religiose presenti sul territorio bolognese.

 

L’idea di fondo, a detta del regista scaturisce dalla possibilità di “leggere la città e le comunità che la abitano, da un’angolazione inedita, quella del credere oggi”. “Un’idea su cui valeva la pena scommettere” – afferma – “Ho scelto i giovani perché mossi dal desiderio di conoscere e incontrare. Questo mi ha spinto a seguirli”.

La comunità è fatta di Storie. Ognuna di quelle incontrate dai protagonisti, ne possiede una propria. Accomunate da un forte senso di unità, vivono la percezione della propria fede come «un posto dove stare bene».

©Viaggio Intorno al Mondo ©Ottofilmaker ©Zikkaron

La scoperta di realtà altre consente di scoprire se stessi, con uno stimolo e consapevolezza maggiori. Con tatto e empatia, gli otto protagonisti trovano la giusta modalità d’interazione con le varie comunità. Attraverso i due momenti dell’esplorazione e del confronto, si interrogano dapprima sul proprio senso del credere – “Credo davvero?” – , conseguentemente su quello altrui. A emergere sono domande, che interessano tutti, al di là delle differenze religiose, da cui traggono risposte significative sulle opportunità e difficoltà di costruire questo dialogo.

Il regista torna a Bologna, riconfermando il legame con la città e il tema trattato, dopo Dustur (2015) – seconda menzione ai Nastri d’Argento del documentario nel 2016 − girato nel carcere della Dozza, con protagonisti, un gruppo di detenuti musulmani.

A guidare il gruppo con consigli e indicazioni, un giovane prete, la cui identità verrà resa nota soltanto alla fine del documentario.

Rilevante, l’ultima tappa del viaggio, scandita dall’incontro con una religiosa libanese, dal quale gli otto protagonisti troveranno risposta, a una questione chiave attuale: qual è il confine tra l’essere convinti della propria visione religiosa e l’essere aggressivi? Lei – che ha vissuto nel suo Paese gli anni più duri della guerra – senza mai farsi persuadere dall’odio religioso – espone ai giovani, i diversi modi di interpretare e manifestare la propria fede. A colpire, il confronto continuo tra i ragazzi del gruppo, dal quale emergono i loro dubbi, le loro incertezze, i loro tentativi di mettere a punto delle idee, all’interno di un viaggio nei meandri sconosciuti della città, ricchi di storie e tradizioni, che vivono e circondano noi stessi.

Donna appartenente alla comunità dei Pentecostali nigeriani. ©Viaggio Intorno al Mondo ©Ottofilmaker ©Zikkaron

La telecamera − come un filo invisibile − segue costantemente, il cammino dei protagonisti, nei luoghi di culto tra i più ordinari e disparati della città (i capannoni di periferia, ritrovo della comunità nigeriana; il sottoscala di una chiesa, luogo d’incontro di una comunità ortodossa e così via). L’intento è riprodurre sullo schermo incontri, emozioni e esperienze, così come i ragazzi li hanno realmente vissuti.

Il documentario è tra quelli in concorso alla XIII edizione del Tertio Millennio Film Fest di Roma. Prodotto da Otto Filmaker, è dedicato alla memoria di Pier Cesare Bori, storico delle religioni e fautore del dialogo interreligioso. Da gennaio 2020 sarà distribuito dall’Istituto Luce Cinecittà.

Un titolo, che istilla una provocazione: a voler dire che queste realtà toccano anche la nostra esperienza, perché in fondo siamo tutti nostri.

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