Oggi vogliamo raccontarvi una storia difficile e, come tutte le storie difficili, complessa e soggetta a diverse interpretazioni, nessuna delle quali certa, vera o definitiva. Nonostante queste premesse vogliamo però raccontarvela lo stesso, perché merita di essere conosciuta, diffusa e condivisa con tutti. Perché questo è (è stato e sarà sempre) il valore e il potere della cultura: condividere con gli altri quel che sappiamo e che vorremmo che tutti gli altri conoscessero. Non per sentirsi superiori, non per immagazzinare dati e sterili informazioni, ma per comprendere meglio chi siamo, la realtà che ci circonda e che direzione sta prendendo il mondo attuale. Per essere, quindi, cittadini attivi e partecipi alla vita sociale, politica e culturale del nostro Paese, per conoscerne meglio i meccanismi e il suo funzionamento e, se possibile, per tentare di cambiarlo in meglio, rispettando le sue regole e i suoi principi.

 

IL BANDO DELLA DISCORDIA

Una foto della piazza gremita durante il Festival “Trastevere Rione del Cinema” 2017 Fonte: pagina Facebook I ragazzi del Cinema America

No, la vera notizia non è la riapertura della Sala Troisi nel cuore di Trastevere. Quella notizia, essendo meno appetibile sotto il profilo politico in piena campagna elettorale, è passata in sordina, quasi defilata rispetto all’altra, che sta riempiendo le pagine di tutte le testate online e di tanti blog sparsi per la rete. Stiamo parlando dell’ormai famoso Bando dell’Estate Romana 2018, da noi ribattezzato come bando della discordia, per via delle innumerevoli polemiche che hanno seguito la proposta del vicesindaco Luca Bergamo di inserire la rassegna cinematografica in Piazza San Cosimato, curata da tre anni dall’associazione Piccolo America, all’interno del programma dell’Estate Romana, sottraendola alla gestione dei volontari e affidandola ad un bando pubblico.

Al centro delle polemiche la riduzione della rassegna a 60 giorni, per cinque giorni alla settimana, e la decisione di mettere a gara l’aggiudicazione della piazza, orgogliosamente rivendicata dai ragazzi del Cinema America, come si trattasse di una loro proprietà esclusiva.

Non parteciperemo al bando perché il taglio delle giornate non ha alcun senso e non concede sostenibilità economica all’evento che comunque dovrebbe pagare allestimenti e sicurezza anche per quelle serate di non attività” scrivono I Ragazzi del Cinema America su Facebook.

Cari amici,caro pubblico di San Cosimato, vi chiediamo di leggere, oggi il ViceSindaco Luca Bergamo ha assassinato e…

Pubblicato da I ragazzi del Cinema America su Giovedì 1 febbraio 2018

Il post su Facebook dei ragazzi del Cinema America che ha ricevuto migliaia di like e di condivisioni

Immediate le reazioni di vicinanza e di sostegno ai “ragazzi” da parte di personaggi illustri del mondo dello spettacolo, che hanno deciso di scrivere un appello alla giunta capitolina e aderire alla manifestazione prevista per lunedì 12 febbraio al WEGIL di Trastvere, nonché dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

“La Giunta sta assassinando il cinema in Piazza San Cosimato” si legge sul post della pagina “I ragazzi del Cinema America”, ormai diventato virale su Facebook. Parole forti quelle di Valerio Carocci e dei suoi colleghi, a cui non ha mancato di replicare il vicesindaco Bergamo:

“A me piacerebbe parlarci con coloro che stanno sostenendo la posizione dei ragazzi del Piccolo Cinema America, così si possono capire le ragioni che sono dietro decisioni. I motivi per cui si fa un bando su piazza San Cosimato non ha a che fare con nessuna ostilità con i ragazzi, visto che abbiamo firmato per riaprire la Sala Troisi. Qualcuno dice di non stare attenti ai formalismi ma questo mina lo stato di diritto. Ad oggi le regole che si applicano su piazza San Cosimato sono semplici. San Cosimato è una delle 52 piazze autorizzate con un limite di tre giorni. La deroga può essere data per le attività compatibili con le tradizioni del centro storico .La concessione di quella e delle altre piazze rientra nel regolamento vigente. Il bando per l’estate romana è l’unico strumento che consente attività culturali su spazi pubblici con dei vantaggi, senza pagare la Cosap – ha aggiunto Bergamo – Chi supera il bando ottiene automaticamente benefici tra cui il diritto a una deroga sulle emissioni acustiche entro certi limiti, la riduzione del 30% sui canoni di assicurazione e per chi è alto in classifica, eventualmente, anche un contributo economico.”

 

NON SI PUÒ RESTARE RAGAZZI PER SEMPRE

Uno degli attivisti della società “Piccolo Cinema America” invita i presenti a firmare una petizione per salvare l’arena Fonte: pagina Facebook I ragazzi del Cinema America

Dove sta la ragione? Chi ha torto in tutta questa faccenda? Difficile dare giudizi sbrigativi e definitivi su una questione che appare essere piuttosto spinosa e complessa, e non sta a noi emettere sentenze, ma piuttosto fare considerazioni, riflettere, aprire argomenti di dibattito e di confronto. Ed è quello che cercheremo di fare in questo pezzo. Alla fine ognuno di noi potrà tirare le somme e farsi una propria idea sulla faccenda, senza la necessità di condannare nessuno o di sputare sentenze.

Il punto della diatriba ruota tutto attorno al concetto di legalità e di rispetto delle regole. Questione con cui i ragazzi del Piccolo America hanno avuto sempre qualche problema, fin dagli albori, quando, nel lontano 2012, decisero di occupare il Cinema America, abbandonato da anni, nel Rione di Trastevere di Roma, per farci il loro cine club. Sostenendo di aver salvaguardato dalla demolizione un edificio storico di importanza significativa, continuarono così a sfruttare uno spazio molto grande per fare quello che desideravano senza, oltre tutto, pagare un centesimo di affitto e sostenere qualsiasi tipo di onere burocratico. Eroi del nuovo millennio o ragazzi annoiati che giocano a fare i rivoluzionari?

Da lì al Festival “Trastevere Rione del Cinema” il passo è stato breve: per tre estati consecutive i ragazzi sono riusciti a riempire piazza San Cosimato con centinaia di migliaia di persone, grazie alla proiezione gratuita di film all’aperto. Un’iniziativa sicuramente nobile e di importante valore culturale (e cavalcata subito dalla politica), ma a quali condizioni? Un successo che ha luci, ma anche tante ombre. La piazza, infatti, è stata inizialmente occupata dai ragazzi, e la manifestazione sarebbe dovuta restare temporanea, cosa che invece non si è più verificata, visto che ad oggi viene vissuta dall’associazione come un’istituzione intoccabile. E continua così a sopravvivere, anno dopo anno, estate dopo estate, sempre, però, al limite delle leggi, delle norme e delle autorizzazioni, con deroghe ormai difficilmente accettabili.

Le regole valgono per tutti, tranne che per i ragazzi del Cinema America, sembra volerci insegnare questa vicenda. Gli eterni ragazzi che non ne vogliono proprio sapere di crescere e assumersi le proprie responsabilità e che riescono sempre a trovare qualcuno, abbastanza forte e potente, da coprirgli le spalle. I paladini della giustizia 2.0, con centinaia di migliaia di mi piace su Facebook, in grado di raccogliere migliaia di euro di fondi in pochi mesi, ma ancora restii ad accettare le regole, quelle che tutti noi cittadini “normali” dobbiamo, per forza di cose, accettare e rispettare. Il dubbio allora diviene lecito: è possibile che questi ragazzi non sappiano muoversi all’interno delle maglie della legalità e della burocrazia? È possibile che trovino sempre un pretesto per non confrontarsi con la cosa pubblica e preferire aggirarla, scegliendo la via più facile, più rapida, ma non per questo più giusta? Forse è arrivato il momento per questi ragazzi di dimostrare a tutti di che stoffa sono fatti, anche all’interno della “spaventosa” e “perfida” società civile, dove vigono regole e leggi ben precise, e non solo al di fuori di essa, dove tutto è permesso e tutto è concesso. Altrimenti si rischia di passare per sovversivi, incapaci o, peggio, ignoranti. E noi sappiamo che i “ragazzi” del Cinema America non vogliono sia questa l’immagine che la gente possa farsi di loro. Sarebbe un peccato dopo due anni di nobili iniziative, di serate all’insegna del buon cinema e della cultura alla portata di tutti. Sarebbe un peccato, e soprattutto una delusione, tanto per loro quanto per noi, che crediamo, come loro, nel valore dei giovani, della creatività e della cultura erga omnes.

I ragazzi del Cinema America in Piazza San Cosimato
Fonte: pagina Facebook I ragazzi del Cinema America

Il problema è la mancanza di credibilità: può un gruppetto di “ragazzi”, ormai non più così piccoli e sprovveduti, combattere contro i “poteri forti”, la burocrazia e le lentezze e le falle del sistema amministrativo, dall’esterno, al di fuori delle regole e delle leggi a cui tutti noi comuni mortali dobbiamo sottostare? Si può combattere un sistema democratico con regole anti-democratiche? È possibile scagliarsi contro la legittimità di un bando trasparente, meritocratico e pubblico in nome di una presunta prerogativa su una piazza del comune di Roma, che sta lì, immobile, da centinaia di anni e che, in quanto tale, costituisce suolo pubblico?

Al centro di questo fuoco incrociato, innocenti e senza alcuna colpa, giacciono piazza San Cosimato, il cinema all’aperto e l’intrattenimento di alto livello culturale, che in una città come Roma è un po’ come l’ossigeno per il pianeta Terra.

Senza I ragazzi del Cinema America  la piazza sarebbe veramente destinata all’incuria, al degrado, alla movida selvaggia e senza regole? Oppure esiste un’altra soluzione? Esiste, forse, una via legale e trasparente per poter dare di nuovo vita a questa piazza storica della città, a portare cultura e intrattenimento di qualità nel cuore di Trastevere, nella capitale d’Italia? La strada, seppur tortuosa e piena di ostacoli, sembra esistere, il problema, semmai, sta nella mentalità dei romani, e spesso degli italiani tout court, che, stanchi dei tempi estenuanti della burocrazia, degli oneri, dei permessi e delle centinaia di normative da rispettare, si sono abituati ad aggirare tutti questi cavilli, trovando scorciatoie e vie secondarie, per ottenere autorizzazioni, vincere i bandi o ricevere appalti.

È l’Italia della burocrazia, dei ritardi, delle mille e contraddittorie regole normative, l’Italia che soffoca e tarpa le ali ai giovani creativi e alla start up innovative. È un’Italia che sicuramente dev’essere svecchiata, sfoltita e cambiata. Ma dall’interno e attraverso le stesse leggi su cui è stata fondata e funziona tutt’oggi.

Crescere implica accettare le regole della società in cui viviamo, significa abbandonare i sogni puerili e anarchici dell’infanzia e imboccare la strada della maturità. Che non significa tacita accondiscendenza o menefreghismo per quel che succede intorno a noi, ma, piuttosto, consapevolezza di poter cambiare la società in cui viviamo dal suo interno e non da fuori, come dei ribelli o degli estremisti violenti. Sempre che si voglia vivere in una società democratica e civile, basata su leggi che ne regolano il suo funzionamento. Altrimenti se ne sta fuori, al margine, osservando con rabbia e con la schiuma alla bocca, quello che accade dentro, ma senza potervi prenderne parte. Giudicando, lottando e protestando, ma senza mai aver la concreta possibilità di essere presi seriamente in considerazione. Il confronto, la mediazione, il compromesso sono strumenti indispensabili della società moderna civile e senza di essi vengono a mancare i presupposti basilari della sua esistenza.

Quindi, la vera domanda che i ragazzi dovrebbero porsi è un’altra ed è la seguente: da che parte vogliamo stare? Vogliamo fare la parte dei paladini della giustizia, ma ponendoci al di fuori delle regole civili, o vogliamo partecipare al cambiamento del Paese dal suo interno, lottando con i mezzi di cui oggi disponiamo per far sentire la nostra voce e le nostre ragioni?

Dalla risposta che i ragazzi si daranno a queste domande potremo capire molte cose. Prima fra tutte, se dovremo chiamarli ancora “ragazzi” o, finalmente, persone adulte.

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