È molto raro trovare, nell’ambiente del cinema horror, dei personaggi che vengano ricordati dagli spettatori.

Provate a pensare all’ultimo film horror che avete visto: certamente ricorderete il mostro, fantasma o serial killer di turno, mentre gli effettivi protagonisti, forse perché stereotipati (qualsiasi appassionato potrà confermare che il settanta percento dei protagonisti di film horror sono teen-agers annoiati), forse perché personaggi piatti, forse perché di solito neanche arrivano alla fine del film, vengono spesso dimenticati. D’altra parte, se un film è horror, la star non può essere un eroe, ma un essere malvagio.

O forse no.

Basta una parola per evocare quella che è l’eccezione che conferma la regola, l’antieroe più eroico del mondo del genere: Groovy.

Qualsiasi fan del cinema dell’orrore avrà colto la citazione, che ricorre in più di un film della serie de La Casa. Stiamo infatti parlando di Ash Williams, icona cinematografica, protagonista del cult di Sam Raimi, nonché probabilmente l’unico ”buono” di un film horror che avrete il piacere di ricordare.

L'Armata delle Tenebre.

L’Armata delle Tenebre.

Ignorante, reattivo, pronto all’azione. Con la battuta sempre pronta e una motosega al posto del braccio destro, Ash è la «delirante, deliziosa parodia degli eroi dei film d’azione», come viene definito da Empire, che lo pone ventiquattresimo nella sua classifica da 100 dei Migliori Personaggi Cinematografici di tutti i tempi. Ma cosa rende Ash diverso da tutti gli altri personaggi del genere? Per quale motivo lo spettatore se ne ricorda, lo ammira, addirittura si rivede in lui e, sebbene si tratti di film dell’orrore, si trova a sperare che il Bene trionfi sul Male, che l’Eroe vinca il Mostro?

Molto probabilmente, si tratta dell’evoluzione del personaggio. Se chi non sa nulla della storia vedesse un episodio della serie televisiva Ash vs. Evil Dead subito dopo aver visto la versione originale de La Casa, probabilmente non riuscirebbe a concepire come l’Ash del primo sia il medesimo del secondo.

Bruce Campbell nei panni di Ash Williams ne La Casa.

Infatti, nessuno si aspettava che Ash sopravvivesse al primo film – neanche lo stesso Raimi, che ha rivelato di avergli dato questo nome per simboleggiare ciò che sarebbe rimasto di lui dopo aver incontrato il soprannaturale (ashes, in inglese ceneri). Per tutta la durata del primo film, Ash non è assai diverso dal tipico protagonista di un film horror: giovane, ingenuo, spaventato. Solo quando capisce di non avere altra scelta uccide i suoi amici, ormai trasformati in Mostri. Non combatte, non pronuncia frasi ad effetto.

Groovy.

Groovy.

Invece, già nel sequel La Casa II, Ash si rivela diverso. Scopriamo aspetti della sua personalità che probabilmente anche a lui sono nuovi, e lentamente si evolve fino a diventare il rude, egoista eroe che conosciamo e amiamo. La trasformazione è completa quando la sua mano posseduta viene tagliata e sostituita dall’iconica motosega.

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Ash non è un eroe, non nasce coraggioso. Non cerca di farsi bello delle proprie imprese, anzi, ancora non si capacita del perché sia stato scelto proprio lui tra tutti per combattere il Male. Non è subito pronto, fa molti errori, soffre e ne paga le conseguenze. Ma si evolve: non si arrende, continua a combattere, cerca una soluzione e non perde mai la speranza, anche quando è in netto svantaggio. E questo lo rende un eroe… antieroico.

Ash è reale. È sarcastico, è egoista, ma ha il cuore d’oro. Le sue scelte non sono quasi mai quelle giuste. E forse è proprio questa sua realtà a renderlo così vero, così simile ad ognuno di noi.