Era il 1993 quando Steven Spielberg ci faceva sognare un mondo popolato da dinosauri, riportati alla vita grazie a una zanzara intrappolata nell’ambra. Non era andata bene all’epoca e non è andata bene nemmeno ora. In Jurassic World avevamo visto la distruzione del parco a tema, sogno di John Hammond (interpretato da Richard Attemborough nella trilogia originale), a causa dell’evasione dell’Indominus Rex e la conseguente lotta con gli altri dinosauri, con la distruzione quasi totale del parco. Quando la genetica incontra l’ambizione i problemi sono alle porte: gli incroci genetici dell’Indominus Rex avevano dato vita a una nuova specie estremamente aggressiva e intelligente in grado di sfuggire agli uomini e di gettare l’intera isola nel caos.

Sono passati tre anni da quel giorno e il Jurassic World è andato in frantumi; gli animali sono scappati dalle gabbie e vivono nell’isola allo stato brado. Ma il vulcano che si pensava spento è in realtà attivo e minaccia di esplodere da un momento all’altro. Sorvolando sulla decisione di costruire un parco a tema con veri dinosauri in un’isola dove c’è un vulcano (scelta quantomeno infelice), il problema ora è: salvare o non salvare gli animali?

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Una scelta puramente etica che vede lo scontro tra due fazioni principali: chi sostiene che i dinosauri non sarebbero mai dovuti tornare in vita, e quindi farli morire significherebbe tornare alla normalità del ciclo naturale, e chi sostiene invece che, trattandosi di povere e inermi creature, come tali andrebbero preservate. Fautore della prima ipotesi è nientemeno che Ian Malcom (Jeff Goldblum), ovvero l’esperto della teoria del caos, o “caosologo” come amava definirsi, che già nel primo Jurassic Park aveva espresso le sue perplessità sulla complessità della clonazione dei dinosauri. Di tutt’altra opinione invece Claire Dearing (Bryce Dallas Howard), ex manager di Jurassic World che ora gestisce un’associazione per la salvaguardia dei dinosauri.

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Il Senato degli Stati Uniti opta per il non intervento e la storia sembrerebbe ripetersi, con la nuova estinzione dei dinosauri è alle porte, quando l’ex socio di John Hammond Benjamin Lockwood (James Cromwell) contatta Claire per proporle, tramite il suo assistente Eli Mills, di trasportare le creature in un’altra isola dove farli vivere in pace e in un ambiente incontaminato lontano dagli umani. In realtà Eli è interessato soprattutto a recuperare Blue, l’intelligentissimo Velociraptor addestrato da Owen Grady (Chris Pratt) che per l’occasione verrà convinto a “entrare nel team” con lo scopo di ritrovare l’animale disperso sull’isola. Il piano puzza di bruciato e se ne accorgono presto anche i “nostri eroi”, che si ritroveranno a fare i conti di nuovo con l’avidità umana e l’ambizione di Eli, il quale vuole vendere i dinosauri (soprattutto le specie più pericolose e aggressive) per scopi militari a privati e politici esteri dalla più che dubbia moralità.

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Per citare ancora il lungimirante e poco ascoltato Ian Malcom «Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri». Ancora incroci genetici, della peggior specie, porteranno alla creazione di un altro terribile dinosauro che non ha lo scopo originario di portare alla vita specie estinte (cosa che poteva in qualche modo ormai essere accettata), ma semplicemente quello di creare qualcosa dal nulla. Qualcosa di terrorizzante e orrorifico: una pericolosissima arma di distruzione.

Tutto il film si muove sul filo invisibile di questo rasoio, tra la tensione crescente dell’imminente disastro e le tinte simil-horror di un’ambientazione estremamente gotica. A metà tra Alien e Resident Evil con un tocco di Alla ricerca della valle incantata, il regista Juan Antonio Bayona decide di trasportare la storia da Isla Nublar ai cunicoli e stanze di un maniero angosciante immerso nel bosco, per dare quell’atmosfera dark che accresce l’ansia e amplifica le sensazioni. Ecco allora che la caccia all’umano da parte del dinosauro si trasforma in una fuga terrorizzante per i corridoi del castello, nei quali risuona l’agghiacciante urlo di Maisie, la nipote di Lockwood, che con i dinosauri rivelerà di avere in comune molto più di quello che si possa pensare. Proprio lei sarà lo spunto più interessante di tutto il film, spunto lasciato però in sospeso, privo dello sviluppo che avrebbe meritato.

fonte: nerdist.com

Sarebbe stato tutto molto più godibile se le terribili bestie non fossero state per gran parte del film intrappolate all’interno di gabbie giganti, perdendo il valore massimo che un film del genere dovrebbe puntare ad avere. Va bene la critica sociale di un’umanità senza valori (i potenti che comprano super-armi, in questo caso animali, per scopi militari. Davvero, ancora?) ma un film sui dinosauri che strizza l’occhio di continuo alla trilogia originale (alcune scene vanno oltre anche il semplice omaggio) dovrebbe puntare sui dinosauri stessi come elemento principale e non relegarli a mera merce di scambio, lasciandoli protagonisti solo di alcune scene ben selezionate.

Nel complesso il film funziona perché mantiene alto il livello di tensione e lo coniuga abbastanza bene con l’ironia e il nonsense del blockbuster, abbinando inoltre a ciò un superbo l’uso della tecnologia, ma l’idea che permane è che si poteva fare molto di più.

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