Arrivato nelle sale nell’ormai lontano 2003, Kill Bill. Volume 1, del controverso e amato regista Quentin Trantino, fu pensato qualche anno prima, dalla prima collaborazione tra il folle regista e Uma Thurman, sul set di Pulp Fiction, altra pellicola iconica.

Photo Credit: © Andrew Cooper da flickr.com

Photo Credit: © Andrew Cooper da flickr.com

Accumunati dalla passione per i western, il kung fu e gli anime giapponesi, Trantino e Thurman immaginano la storia di una donna, assassina professionista per la DiVAS (Deadly Viper Association Squad) che vede compiersi, nel giorno del suo matrimonio, una carneficina di cui è l’unica superstite.
Risvegliatasi dal coma qualche anno dopo e scoperto di aver perso la bambina che aveva in grembo, la Sposa, tale Beatrix Kiddo (detta anche Black Mamba), medita e organizza la sua vendetta, alla ricerca dei componenti dell’ex gruppo di sicari per ucciderli, fino a Bill, artefice di tutto il suo dolore.

Grottesco teatro dell’orrore mai privo di umorismo tagliente, Kill Bill. Volume 1 non fu pensato come una pellicola a sé stante, né come primo capitolo di una saga (Kill Bill. Volume 2 uscirà l’anno seguente) ma come un lungo, anzi lunghissimo film, successivamente diviso in due capitoli per ragioni stilistiche e di lunghezza. Grande omaggio alla sua musa (e ai suoi piedi), Tarantino firma un revenge movie in cui il dolore della perdita (dell’infanzia, soprattutto) è realmente sentito. Alternato a momenti di grandissimo, e politicamente scorretto, senso dell’umorismo: il maestro di kung fu (Hattori Hanzo) dipinto secondo i soliti cliché, l’ormai famosissimo Pussy Wagon.

Se è vero, inoltre, che i film di Tarantino sono volutamente e grottescamente splatter (in Kill Bill, in particolare, Tarantino usò dei preservativi pieni di sangue, pronti ad esplodere al minimo colpo), tutti, ma proprio tutti, conoscono le sue pellicole. Da sempre iconiche, esse riescono a conciliare la tecnica eccezionale con l’abilità di “manipolare” il tempo (si riesce a guardare un film di Tarantino di quasi tre, quattro ore, senza accorgersene. Merito, forse, la suddivisione in capitoli). L’abilità di scrivere dialoghi memorabili (indimenticabile la spiegazione di Like a Virgin di Madonna, nel Prologo de Le Iene) con colonne sonore che accompagnano perfettamente la pellicola.

Nonostante i “dogmi” Tarantiniani, tuttavia, Kill Bill. Volume 1 vede l’eccezione del Prologo, sorprendentemente, senza dialoghi ma con una lunghissima sequenza di passi e musica. Lo stesso cameo di Tarantino, a cui piace tanto apparire nei suoi film, è “nascosto” e non più manifesto. Tra i tanti uomini che la Sposa riesce ad uccidere, c’è anche il regista, sfidando il lavoro delle truccatrici nel renderlo irriconoscibile. Brevissimo anche il cameo concesso all’ormai immancabile Samuel L. Jackson, nelle vesti di pianista, al matrimonio di Beatrix.

Eccezionali sceneggiature, curiosità, piani sequenza, dialoghi e colonne sonore, caratterizzano questo (e tanti altri) film di Tarantino. Una pietra miliare dei cinefili e un film immancabile nella cultura di ognuno. Se ve lo siete perso, è il momento di recuperarlo.

© riproduzione riservata