Esattamente un secolo fa, nel lontano Settembre 1916, a Llandaff, un piccolo distretto del Galles, in una normalissima famiglia norvegese che da poco si era trasferita nel Regno Unito nasceva quello che poi sarebbe divenuto uno genio della letteratura per bambini, uno scrittore la cui fantasia ha accompagnato l’infanzia di generazioni intere: Roald Dahl.

Chi non ha letto (o si è sentito leggere, come favola della buonanotte) almeno una volta uno dei suoi racconti? I Gremlins, Gli Sporcelli, Le Streghe, Matilde: sono solo alcuni dei titoli che da ormai cento anni accompagnano bambini e ragazzi. E che, ovviamente, hanno incantato il mondo attraverso il grande schermo: non sono infatti mancate rappresentazioni cinematografiche dei suoi best seller, primo fra tutti La Fabbrica di Cioccolato.

Una trama semplice per un libro e, in seguito, film di incredibile successo. Un protagonista di umile famiglia buono di cuore, quattro suoi coetanei viziati ed egoisti, una fabbrica di cioccolato e il suo bizarro proprietario: sono questi i fattori che rendono questa storia uno dei pilastri  della cultura popolare.

La copertina originale del romanzo. fonte: Wikipedia

La copertina originale del romanzo.
fonte: Wikipedia

La domanda quindi sorge spontanea: viene infatti subito da chiedersi come sia possibile che, dopo tutti questi anni, la storia riesca ancora ad affascinare ed incantare un pubblico che è ormai cambiato, cresciuto.

Che l’innocenza dei bambini sia diminuita è un dato di fatto, così come la loro generale mancanza di meraviglia. È raro trovare qualcuno che non sia d’accordo sul fatto che impressionare, meravigliare, generare stupore sia molto più difficile oggi di quanto non fosse cento anni fa. E il discorso non si limita all’infanzia: basta guardare la programmazione di qualunque cinema per rendersene conto. Remakes su remakes, copie di copie. I film sono sempre gli stessi, pochi registi hanno il coraggio di osare e sfidare il pubblico con qualcosa di nuovo. Hollywood ha paura della critica, e la qualità dei contenuti ne risente notevolemente.

Tuttavia, La fabbrica di Cioccolato resiste, con il suo libro e i suoi due film, uno del 1971, diretto da Mel Stuart, e uno del 2005, diretto da Tim Burton. Due interpretazioni diverse, in chiavi diverse, del medesimo romanzo. Ed è qui che si cela la risposta alla nostra domanda.

La verità è che ciò che affascina non solo i bambini, ma chiunque legga anche solo una pagina del romanzo, o veda anche solo una breve clip dei film, è infatti l’infinito numero di possibilità che la storia offre.

Chi è Willy Wonka? Letteralmente, un bizarro uomo che possiede una fabbrica di cioccolato. Per Tim Burton, un genio iperattivo e sociopatico con problemi familiari. Per alcuni, un moderno Virgilio che guida anime di peccatori attraverso quella che è la più dolce delle rappresentazioni dell’inferno. Per altri ancora, un pazzo. Un uomo malvagio. Dio. Un giusto. Satana. Chiunque, davvero.

La storia è semplice, sono le varie sfumature che ognuno di noi può darle a renderla speciale, unica ed irripetibile. Immortale. Come una tela sulla quale Dahl ha solamente tratteggiato alcuni punti, e che noi abbiamo la libertà di colorare nel modo che più ci piace. Ed ecco che lo spettatore può immedesimarsi in Charlie, o in Willy Wonka, o persino in Augustus Gloop. E la fabbrica può rimanere una ”normalissima” fabbrica di cioccolato, così come può rappresentare la vita, con le sue difficoltà e i suoi inganni. Un Eden che all’inizio sembra meraviglioso, ma che solamente un puro di cuore potrà attraversare fino alla fine. E ancora, sono migliaia le possibilità.

Dahl ha saputo creare una base sulla quale chiunque voglia può costruire, utilizzando la propria immaginazione. Ed è questo a rendere lui, insieme alle sue storie, immortale.

You’ll be free
If you truly wish to be
 If you want to view paradise
Simply look around and view it
Anything you want to, do it

In memoria di Gene Wilder (1963/2016).

 

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