di Axel Caponio

Il famoso Actors Studio, nato negli Stati Uniti per opera di Robert Lewis (1909 -1997), Sheryl Crawford (1902 – 1986)ed Elia Kazan (1909 – 2003), i tre storici fondatori che presenziarono alla riunione inaugurale avvenuta nell’ottobre del 1947, fu l’occasione per apprendere ed importare il “Sistema” del grande maestro russo Konstantin Stanislavskij che qualche anno prima era stato in tournée negli Stati Uniti impressionando il pubblico con il Teatro d’Arte di Mosca. Ciò avvenne in particolare per opera del celebre Lee Strasberg (1901 -1982) , già allievo del regista russo, che a partire dal 1951, fino alla sua morte, avvenuta nel 1982, curò la direzione artistica dell’ Actors Studio.

A differenza di altre formazioni americane come l’ American Laboratory Theatre o il Theatre Guild, l’Actors Studio non ebbe mai la pretesa di rappresentare una scuola di formazione per attori né una compagnia teatrale. Il suo intento restò sempre quello di configurarsi come uno spazio di sperimentazione dove attori come Al Pacino, James Dean, Paul Newman, Jane Fonda, Montgomery Clift e Marlon Brando, al riparo dalle pressioni dell’industria cinematografica americana, potessero lavorare  intensamente allo studio del personaggio e del testo. Dal “Sistema” Stanislavskij Strasberg prese successivamente le distanze ideando il noto “Metodo”, più compatibile con le esigenze di una recitazione principalmente cinematografica, protesa alla restituzione di emozioni e vissuti profondi e di tutta la complessità dell’animo umano. Il “Metodo” Strasberg, con il suo lavoro sulle memorie sensoriali ed emotive fu osservato con un certo interesse dal mondo della psicanalisi e della psichiatria di quegli anni e non di rado accusato di provocare danni agli attori che lo praticavano a causa del riemergere di traumi profondi e nevrosi latenti.

Lee Strasberg. © Wikipedia

Di certo non fu quello lo scopo di Lee Strasberg. Il suo intento fu  costruire un attore che, alla stregua di una macchina dal “cuore pulsante”, potesse creare e controllare, in ogni situazione, la realtà emozionale del personaggio, lontano dai rischi dell’ ispirazione e dell’enfasi.

La natura del recitare, come e più di tutte le altre forme artistiche, era una natura transitoria. Come rendere riproducibile questo processo in modo potente, intenso, autentico e seriale, per mezzo di un rapporto di causa – effetto, fu uno dei principali campi della sua indagine.

Era il rilassamento la base del lavoro di ogni attore sul Metodo Strasberg. Raggiunto uno stato di quiete profonda l’attore poteva immergersi nell’esercizio delle memorie sensoriali, memorie primigenie di cui si fa esperienza nei primi anni di vita e che si riattivano nel corso della stessa, anche tanti anni dopo, in assenza dell’oggetto che le ha stimolate. Solo la memoria sensoriale può indurre nell’attore il riemergere della memoria emotiva, il vissuto ricco di complessità che rende l’attore vero e autentico, capace di riprodurre a proprio piacimento emozioni e sentimenti necessari al lavoro sul personaggio. Più problematico e contraddittorio è il vissuto dell’attore, più questi ha la possibilità di diventare un grande attore, dice Strasberg. Non si creano emozioni con la mente – diceva Strasberg – con la mente si può solo fingere e  solo le memorie sensoriali – continuava – possono far riemergere quelle emotive e mai viceversa.

Lee Strasberg e Al Pacino. © Strasberginstituteny

In riferimento al suo celebre maestro, Al Pacino, uno dei suoi più grandi allievi che ebbe modo di lavorare con lui ne “Il Padrino II” (1974, per la regia di Francis Ford Coppola), anni dopo, disse :”Non mi ha mai dato istruzioni, non mi ha mai giudicato, solo una volta mi disse che per recitare dovevo imparare necessariamente le battute a memoria. Recitare è una parola che ha sempre una connotazione negativa. Smettila di recitare, si dice. Nella vita si finge, ma sul palcoscenico arriva la verità. Non vorrei essere presuntuoso, ma credo che gli attori, almeno loro, dicano la verità”.

E di verità parlò principalmente Strasberg nella sua celebre biografia, Il Sogno di una passione (Ubulibri, 1990), che ancora oggi rappresenta un punto di riferimento ineludibile per tutti gli attori che vogliano avvicinarsi agli insegnamenti del suo “Metodo”.

 

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