Bentornati nella Sezione Cinema!

Da Lisabeth Salander (Uomini che odiano le donne), a Shosanna Dreyfus (Bastardi senza gloria), a Carrie White (Carrie): sul grande schermo, non è raro che la vendetta sia donna.

Ed è impossibile non citare la triologia di Kill Bill, che infiamma i critici: c’è addirittura qualcuno che non esita a porlo nella classifica dei migliori revenge movies degli ultimi cinquant’anni.

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Kill Bill, vol. 1

Sebbene non capiti raramente che il femminismo apparente di questi film sia in realtà solo un pretesto per rappresentare la donna-oggetto senza che noi ce ne possiamo rendere conto, alcune di queste pellicole hanno contribuito in modo importante alla lotta per l’emancipazione delle donne: uno tra questi è senz’altro Lady Snowblood, del 1973.

Kaji Meiko in Lady Snowblood, 1973

Kaji Meiko in Lady Snowblood, 1973

Basato sull’omonimo manga di Kazuo Koike, il film narra le avventure di Yuki, una ragazza nata portando il fardello della vendetta della madre. Condannata all’ergastolo, quest’ultima le dà infatti vita in prigione, perché una volta fuori possa trovare e uccidere i due uomini e la donna che vent’anni prima avevano, insieme ad un altro uomo (già ucciso dalla madre di Yuki e motivo della sua condanna), ucciso il marito di questa, per poi violentarla e torturarla per tre giorni.

Ci troviamo nel settimo anno dell’era Meji (1874): un’epoca contraddittoria per le donne in Giappone. Infatti, se da una parte emerge quella che può essere definita quasi una ‘’prima ondata’’ di femministe giapponesi, che chiesero legislazioni per tutelare i diritti delle donne e sfidarono la struttura familiare tradizionale, dall’altra molti diritti che fino ad allora gli erano stati riconosciuti, furono negati, e gli stupri erano all’ordine del giorno. Il manga illustra in modo chiaro come non fosse raro – o meglio, come fosse considerato normale – che una donna sola su un risciò (mezzi di trasporto che venivano utilizzati quasi come dei taxi) venisse violentata dal conducente e poi venduta a un bordello.

Geishe nell'era Meiji, 1880. Fonte: https://zenosaracino.blogspot.it

Geishe nell’era Meiji, 1880
(Fonte: https://zenosaracino.blogspot.it)

Ed ecco perché è importante che sia una giovane ragazza che combatte come un samurai, con il suo ombrello-katana a difendere e a vendicare l’onore della propria famiglia. Durante i combattimenti, viene insultata ripetutamente, sottovalutata, “oggettificata”. Nei durissimi allenamenti a cui si sottopone, il maestro la chiama figlia dell’inferno. Più personaggi le ribadiscono che non potrà mai avere una vita normale: nulla, tuttavia, la ostacola.

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Vediamo esitazione nei suoi occhi solo nel momento in cui si trova a dover uccidere Banzo Takemura, ormai malato e anziano, padre di Kobue, che si prostituisce per pagare le medicine (e il sakè) del padre a sua insaputa. Yuki incontra Kobue, che le regala una sua creazione in vimini, e possiamo vedere sul suo volto solamente un’ombra, fuggente, di esitazione. I suoi occhi, letali quanto la sua lama, per un breve istante sembrano comunicare che sia lei che Kobue sono le vere vittime. Su entrambe le azioni dei genitori ricadranno, costringendole a combattere delle battaglie non loro. Come la povera Kobue, Yuki non ha mai avuto scelta, né mai la avrà. È nata per un motivo: incarnare la vendetta.

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Ma si tratta di un breve flash – Yuki porterà a termine il suo compito.

Diviso in quattro capitoli, il film è stato il modello a cui Tarantino si è ispirato per Kill Bill. D’altra parte, la storia di O-Ren Ishii (interpretata da Lucy Liu), che nel film ci viene raccontata in una sequenza anime, è molto simile a quella di Yuki.

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Lady Snowblood

Kill Bill, vol.1

Kill Bill, vol.1

Inoltre, la colonna sonora di Lady Snowblood, cantata dall’attrice protagonista Meiko Kaji, Shura no Hana, è quella che ascoltiamo nel duello tra O-Ren e La Sposa.

«Shindeita asa ni tomorai no yuki ga furu
Hagure inu no touboe geta no otokishimu
Iin na naomosa mitsumete aruku
Yami o dakishimeru janomeno kasa hitotsu
Inochi no michi o yuku onna namida wa tooni sutemashita»

 

In una mattina morta, una sepoltura di neve cade giù.

L’ululato di un cane randagio e il suono dei Geta (zoccoli di legno) rompono il silenzio.

Io cammino con il peso dei cieli sulla mia mente.

Abbracciando il buio della notte, con un ombrello in legno in mano,

Percorrendo il sentiero della vita di una donna, con le lacrime che cadono a terra per tutto il viaggio.

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