di Alessia Agostinelli

Distribuito da Amazon Prime Video dal 22 maggio, la serie tv americana Little Fires Everywhere (Tanti piccoli fuochi) è tratta dall’omonimo bestseller di Celeste Ng del 2017. Abbiamo infatti deciso di parlarvi oggi di Little Fire Everywhere per i suoi temi caldi che emergono come i fuochi del titolo.

Perchè la serie parla anche e soprattutto di razzismo, e lo fa non nella maniera più conclamata cui siamo abituati a pensare. Non ci sono insulti, minacce, e aperte discriminazioni razziali, ma quello che tutto questo cela. Il perbenismo alla sua ennesima potenza. La benevola superiorità di chi esibisce la propria apertura mentale e culturale e non perde occasione per esercitare il proprio tacito ma onnipresente potere.

Due donne antitetiche, due mondi opposti

Il tema emerge nella lotta tra mondi all’apparenza contrastanti, fatta di vendette cariche di rancore vero l’altro e di rimorsi verso le proprio azioni. Ad incarnare i poli di questa lotta, due donne e madri antitetiche: Elena Richardson e Mia Warren, interpretate  rispettivamente da Reese Whiterspoon e Kerry Washington, entrambe produttrici della serie.

Little Fires Everywhere

Elena è l’archetipo del ricco sobborgo di Cleveland in cui vive, Shaker Heights, Ohio. Sposata con l’avvocato Bill (un impettito Joshua Jackson) e madre di quattro figli, giornalista part-time e membro attivo della sua comunità multirazziale e integrata. Rispettosa delle regole e fiera della sua vita, Elena nasconde tutte le nevrosi tipiche della sua classe. Ossessionata dall’apparenza e dalla perfezione, in cui il decoro pubblico è definito dall’altezza dell’erba nei prati di casa, Elena lotta ogni giorno per dare un’immagine di sé che rifletta l’idea di ordine e progresso che si è auto imposta. Non c’è razzismo nella sua mente, ma non perde occasione per trattare Brian, il ragazzo della figlia prediletta Lexie, come il trofeo della propria apertura mentale.

È quel suo paternalismo da donna ricca e bianca che la spinge ad accogliere nella sua casa quella che si rivelerà come la propria nemesi. Artista bohemiene e madre single, Mia conduce una vita itinerante per le strade degli Stati Uniti assieme alla figlia Pearl. Misteriosa, affascinante e recalcitrante alle sue moine, Mia è destinata allo scontro con Elena, e i loro destini si intersecano divampando in un fuoco destinato a distruggere per poi, forse, ricreare.

Per quanto opposte, le protagoniste sembrano condividere un destino di prigionia. Da un lato Elena vive in una gabbia dorata che ha costruito per proteggersi dalla paura del caos e dell’incerto. Dall’altro Mia, che dell’incerto ha fatto il tema portante della sua vita on the road, è braccata dalle sue stesse bugie e verità nascoste. Nel suo non detto si cela una donna terrorizzata all’idea di perdere tutto quello che ama: la figlia quindicenne Pearl. Come un uragano le due arrivano nella famiglia Richardson innescandone la distruzione dalle fondamenta.

Tra tutti i rapporti creatisi, è forse quello tra la figlia minore di Elena, Izzy, e Mia, ad accendere una delle maggiori micce della serie. Izzy è la pecora nera della famiglia, così distinta e distante da Elena da rendere qualsiasi dialogo tra madre e figlia una guerra senza vinti e vincitori, ma solo feriti. Izzy trova in Mia un conforto al suo sentirti diversa dal mondo circostante, e come lei ne rivela le ipocrisie. Lo fa puntando il dito contro le pretese di Elena perché si adegui all’ideale di perfezione dei Richardson, contro quelle di possesso del fratello Moody su Pearl, ma anche contro quelle di Shaker Heights che vuole negare alla giovane clandestina Bebe Chow di crescere sua figlia.

Proprio nella lotta alla giustizia per questa madre che incarna tutte le minoranze dell’America bianca e liberale, si riveleranno i veri motivi dell’interesse di Mia alla sua triste storia, e si attuerà la conflagrazione dello scontro con Elena.

Diverse visioni della maternità

Little Fires Everywhere  fornisce infine anche un grande affresco tra modi diversi di intendere la maternità. Da un lato chi riversa in essa le proprie nevrosi e sogni mai realizzati. Dall’altro chi decide di mostrarsi fragile, ma aperta all’ascolto dei bisogni dei propri figli. Essi sono visti non più come prolungamento dei propri desideri, ma come individui a se stanti, in grado di prendere decisioni e mettere in discussione quelli dei propri genitori. In questa lotta tra lei e Mia, l’inamovibile Elena non può che essere sconfitta. Senza neppure paventare la strada alla realizzazione e al cambiamento, forse la sconfitta maggiore di questa donna. Così, di puntata in puntata, piccoli fuochi divampano nelle dinamiche tra Mia e Elena, rendendo la tensione quasi opprimente, fino allo strappo finale, da cui non si potrà tornare indietro.

Little Fires Everywhere

Sebbene a tratti la serie si aggrovigli in un eccessivo melodramma e manicheismo, Little Fires Everywhere è un prodotto valido e ricco di buone interpretazioni. Il suo successo ne è una prova: la serie è stata la più guardata sulla piattaforma su cui ha debuttato, Hulu, nei primi due mesi dall’uscita a marzo. Sono tante le tematiche portate all’attenzione, dalla sessualità, l’integrazione razziale, la maternità e l’aborto.

E sebbene non tutte riecheggino nella mente dello spettatore in maniera efficace, la serie tiene sempre alta l’attenzione. Le va riconosciuto il merito di fornire un ritratto unico di donne animate da forze contrastanti e che ardono lentamente ma inesorabilmente, come gli ideali da esse incarnati.

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