Giorno 13. Sono passate quasi due settimane dall’inizio dell’emergenza Coronavirus. Passiamo giornate intere barricati in casa, la mente inizia a sfagiolare e il corpo a rattrappirsi. Quindi, per questa volta, ho deciso di scrivere un articolo del tutto informale e scanzonato. Niente spumante e caviale per voi, solo pizza e Peroni oggi.

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Dalla regia mi avvertono: “Oh! niente parolacce!”. Ci proverò, però a Mara Maionchi su Sky gliele fanno dire. Comunque per queste pazze giornate vorrei parlarvi di un pazzo film: Mad Max: Fury Road. Che dire ragazzi, è “bello bello in modo assurdo”, non ho altro da aggiungere.

Allora, siamo in un mondo post-apocalittico, le persone sono uscite fuori di testa e una banda di tizi deformi, schizzati e fissati con il Valhalla semina il panico in periferia. Tom Hardy (Max) è l’antieroe di turno, catturato da ‘sti pazzi teme per la sua incolumità: questi gli hanno messo una museruola e lo hanno appeso con le catene, che vorranno mai fare?

Sta di fatto che Max se la fa sotto e fugge a chiappe strette. Durante la fuga fa la conoscenza di Furiosa (una Charlize Theron sempre al top anche con la boccia e senza un braccio). Anche lei sta scappando dalla città-fortezza dei vichinghi in motocicletta, e con sé porta le mogli del capo rione nel tentativo di salvarle da una vita di prigionia e violenza.

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Tom Hardy è Max in una scena tratta dal film (Photo by Jasin Boland – © 2012 Warner Bros. Entertainment Inc.)

Da qui inizia una folle corsa in mezzo al deserto. Gli schizzati li rincorrono con un esercito in sella a moto e automobili impossibili. Tra questi c’è pure un tizio appeso a un autocarro che suona una chitarra-lanciafiamme. Ciliegina sulla torta? Megan Gale, all’insegna di un trash fantastico.

Chi scrive, nel 2015 avrebbe voluto che Mad Max: Fury Road vincesse tutti i premi possibili, ma agli Oscar se ne portò a casa solo sei; che amarezza. Ma non è di questo che voglio parlarvi, per quanto me la sento polemica e aprirei un discorso solo su questo. Tuttavia quello a cui voglio arrivare è il sottotesto del film. Perché, non è solo la follia visionaria di George Miller a fare del film un capolavoro, ma i temi che si celano dietro una fotografia magnifica e le esplosioni.

Non scordiamoci che Mad Max: Fury Road è un blockbuster, ma uno atipico. Il film ha dato un senso del tutto nuovo all’action, che fa in questo caso fa da cornice ad un sottotesto ecologista e femminista. Fattore mancante nei vecchi film della saga con Mel “Braveheart” Gibson. La furiosa di Charlize Theron pialla il Max di Tom Hardy, è lei la vera protagonista del film.

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Charlize Theron nei panni di Furiosa (Photo by Jasin Boland – © 2014 Warner Bros. Entertainment Inc.)

Miller ha costruito l’eroina per eccellenza, che sale al primo posto sul podio insieme a Xena (Lucy Lawless sempre nei nostri cuori) e Buffy; altro che Kevin Sorbo con il suo Hercules, pivello. Furiosa incarna tutti quei valori femminili (e femministi) del nostro tempo. Come lei anche le altre donne presenti nella storia, dalle mogli alle guerriere eremite.

Ahó! Queste buttano giù tutto il patriarcato, forse non è chiaro. Fanno capire al capo banda che non ci sta più trippa per gatti. Si rifiutano di essere solo un oggetto, un utero a servizio della riproduzione e del mero piacere. Quel “We are not things” scritto grande sul muro acquista un valore fortissimo.

Un’altra frase ci fa ragionare, “Our babies will not be warlords”. Le protagoniste ripudiano l’essere madri di bambini “perfetti”. Dove perfezione sta per antiquati machismi e virilità. Un rifiuto, quindi, nel crescere figli maschilisti. Charlize Theron incarna proprio la furia del dissenso.

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Una scena tratta dal film (© 2014 Warner Bros. Entertainment Inc.)

Mad Max: Fury Road, dicevamo, è anche ecologista. I personaggi femminili sono i detentori dei semi con cui ripristinare l’agricoltura e la vegetazione in un mondo distrutto dall’odio e dalla negligenza. Tante Greta Thunberg che si battono per un pianeta di nuovo verde, ora contaminato da macchine e ingranaggi. Gli uomini pensano al Valhalla e a non essere mediocri mentre tutto va a rotoli.

Max stesso pensa ormai solo a tirare avanti con quel che si può, è complice anche lui di tutto ciò. Ma la testa rasata di Furiosa gli fa cambiare idea, gli dona la prospettiva. Ed è qui che arriva la redenzione del personaggio, tra una fucilata e l’altra.

L’acqua, in tutto questo, è come l’Amuchina di questi giorni: praticamente inesistente. Le uniche oasi sono controllate dai signori della guerra, che la usano come mezzo di oppressione di tutti quei poveracci che ne vorrebbero un sorso. Lo sfruttamento delle risorse e l’inquinamento dei mari potrebbero portarci, in futuro, a lottare per un bicchiere di acqua pulita. Quindi, quando vi lavate i denti chiudete il rubinetto. Lo so il rumore dell’acqua che scorre è rilassante, ma ci stanno le cuffie.

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Una scena tratta dal film (Warner Bros. Entertainment Inc.)

In soldoni, se avete voglia e o non lo avete ancora visto, recuperatevi un film che saprà rianimare le vostre giornate con una secchiata di follia e sana morale.

Io vi lascio per un interessante tutorial sulle mascherine in cartongesso, alla prossima.

Immagini di copertina: © Warner Bros. Entertainment Inc.
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