Già ben prima di Carrie Bradshaw con il suo Sex And The City, New York è stata associata con la frenetica ricerca dell’amore. Fin da Colazione da Tiffany, Hollywood ha contribuito fare di New York la metafora del matrimonio tra successo professionale e personale, sempre che successo sia il termine adeguato alla ricerca dell’anima gemella. Sembra quasi che la città che non dorme mai venga soprannominata la Grande Mela nella speranza che l’altra metà della mela di ciascuno si stia aggirando per le sue vie piene di smog. Modern Love, una colonna ideata dal New York Times, non poteva che nascere a Manhattan. La rubrica contiene saggi brevi su storie d’amore dei giorni nostri. Gli autori sono persone ordinarie che raccontano le loro vicende di cuore. Queste sono diventate in un secondo momento dei podcasts da una ventina di minuti ciascuno, condotti dalla giornalista americana Meghna Chakrabarti. Milioni di ascoltatori in tutto il mondo aspettano la storia della settimana che verrà letta dall’autore stesso oppure da noti personaggi dello show business statunitense. Al termine della lettura, l’autore viene intervistato brevemente su come si sia sviluppata la sua vita dopo aver scritto l’articolo e vengono tirate le fila dell’esperienza appena raccontata insieme ai redattori del New York Times.

Ph. Shaira Dela Peña. Fonte: Unsplash.

La serie, sbarcata su Amazon Prime il 18 ottobre scorso, è composta da 8 episodi da mezz’ora. Scritta e diretta da John Carney, le storie adattate dal podcast sono tra quelle che hanno avuto più successo durante i 15 anni di esistenza di Modern Love. I protagonisti sono interpretati da attori noti al grande schermo o provenienti dal mondo del teatro, da Tina Fey ad Anne Hathaway. Seguendo il modello del podcast, gli episodi non sono collegati tra di loro: ognuno racconta una particolare prospettiva su cosa significhi amare attraverso esperienze realmente accadute. La serie sta riscontrando ampio successo tra il pubblico, che già implora Amazon Prime per la seconda stagione.

Quando si sente per la prima volta il titolo della rubrica si crede sia un azzardo: spiegare l’amore moderno implica l’aver definito cosa sia quello non moderno. Secoli di letteratura e arte ci suggeriscono non solo che di amore non ne abbiamo capito poi tanto, ma anche che non è un argomento che si possa razionalmente comprendere. Tuttavia, più si entra nel mondo di Modern Love, più ci si accorge che il New York Times non aspira a spiegare nulla: l’intento è solamente quello di raccontare. Il giornale più famoso al mondo ha intuito che tra la fine del ventesimo e l’inizio del ventunesimo secolo sono venute alla luce nuove forme di amore che meritano di trovare una voce a livello sociale attraverso i mass media. L’omosessualità e il poliamore (che Word sottolinea ancora come parola non conosciuta) sono una scarsa rappresentanza dell’universo che si aggira al giorno d’oggi intorno alla definizione di un’identità sessuale. Modern Love dà voce anche a queste storie; sono vite di persone comuni che puntano una lente d’ingrandimento sulle sfaccettature che ogni situazione amorosa porta con sé. Cosa succede se sei attratta dal tuo capo perché ti ricorda tuo padre? Cosa succede se ti ritrovi faccia a faccia con la ragazza di cui ti sei innamorato su Skype?

Ph. Mercedes Mehling. Fonte: Unsplash.

Certe tematiche esplorano alcuni sviluppi dell’amore che certamente settant’anni fa non avrebbero potuto avere luogo; eppure, altre storie sono vecchie secoli. Cosa proviamo quando incontriamo una vecchia fiamma con cui non abbiamo mai avuto l’opportunità di vivere una storia d’amore? Questo tipo di storie raccontano di possibilità non colte, di amori non sincronizzati e le pagine della letteratura ne sono piene fin da quando l’uomo ha inventato la scrittura. Ciò dimostra che anche l’amore non moderno non sappiamo cosa sia. Proprio per questo Modern Love ha successo: situazioni che chiunque potrebbe vivere, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, vengono affiancate ad altre nate con la modernità, ma tutte suscitano un’immediata empatia. Un lettore eterosessuale difficilmente vivrà la frustrazione di una coppia omosessuale che cerca di adottare un bambino, ma per venti minuti ne condivide le stesse emozioni. Un ragazzo giovane non ha idea di cosa significhi l’amore durante la terza età, ma con Modern Love inizia a farsene un’idea. La caccia febbrile alla grande A non avviene solo a New York e non accade esclusivamente al giorno d’oggi: è universale e atemporale. Persino un bambino inaspettato può diventare l’altra metà della mela, quella A che chiunque desidera.

Ph. Simon Godfrey. Fonte: Unsplash.

Ciò che richiama l’attenzione sono storie realmente accadute perché parlano di vite ricche delle loro imperfezioni. Per quanto si ami Friends o How I Met Your Mother, chiunque si accorge che nessuna cameriera come Rachel Green potrebbe permettersi un appartamento di quel genere a Manhattan. Lo stesso vale per Carrie Bradshaw, che pure ha consacrato la metafora Grande Mela uguale Grande Amore. Modern Love tratta di persone in carne e ossa e non frutto della fantasia sfrenata di qualche sceneggiatore seduto sul divano della sua casa a Los Angeles. Sono esperienze che ognuno potrebbe trovarsi a vivere o che ha già vissuto. Si tratta di incontri umani mediati da uno schermo che ci raccontano di altri esseri umani, così come leggere la Divina Commedia equivale in qualche misura a conoscere Dante. Forse è proprio secondo questo stesso principio che il New York Times ha pubblicato lo scorso settembre un libro che colleziona le storie più controverse e amate della rubrica Modern Love. Osho diceva: “Gli incontri avvengono sempre nei momenti in cui la mente è molto libera o molto affollata: nel primo caso avvengono per donare alla nostra anima qualcosa di nuovo, nel secondo per liberare la nostra vita da qualcosa di sbagliato.” Modern Love conta proprio sul potere degli incontri, quelli tra i protagonisti delle sue storie e quelli nostri con loro. Perché c’è sempre qualcuno che valga la pena incontrare, a prescindere che sia o meno la grande A.

Immagine di copertina: Ph. Stéphan Valentin. Fonte: Unsplash.
© riproduzione riservata