di Lorenzo Sangermano

Nato a Parma nel 1941, già durante l’adolescenza si dedicava alla poesia sotto la vigile guida del padre Attilio Bertolucci, famoso poeta. Iscritto al corso di Lettere all’università, abbandonò gli studi dopo poco tempo intraprendendo la carriera nel cinema come sceneggiatore assistendo Pier Paolo Pasolini, regista da cui apprenderà la tecnica del cinema italiano.

Una foto dal backstage delle riprese de “L’ultimo imperatore”

Con l’aiuto del suo mentore friulano riuscì a produrre i suoi primi lungometraggi, ma solo nel 1972 raggiunse il vero successo con un film emblematico e provocatorio: “Ultimo tango a Parigi“. Bertolucci mise in scena una storia di protesta e di dolore, influenzata fortemente da un clima post-Sessantotto. I quattro protagonisti sono schiacciati dal clima contemporaneo, dal formalismo e dalla borghesia. Il loro unico modo di ribellarsi è il sesso. Fece scalpore soprattutto la scena dello stupro da parte di Marlon Brando. Per lungo tempo questo film fu censurato in tutto il mondo a tal punto che per cinque anni Bernardo Bertolucci fu privato dei suoi diritti civili.

La scena dello stupro in “Ultimo tango a Parigi”

Durante gli anni Settanta e Ottanta Bertolucci diresse numerosi film con cast autorevoli, come per esempio “Novecento” del 1976 in cui figurarono Robert De Niro, Donald Sutherland e Gerard Depardieu. L’apice della sua carriera lo raggiunse nel 1987 con l’uscita de “L’ultimo imperatore”, film epico e biografico della vita dell’ultimo imperatore Qing cinese. La pellicola riscosse un successo mondiale al punto da vincere nove David di Donatello e nove Oscar, tra cui Miglior Film e Miglior Regia.

Una scena di “Novecento”

Bernardo Bertolucci fu una vero rivoluzionario dell’arte italiana. Il suo intento era quello di costruire delle vere e proprie messe in scene per il pubblico. All’interno del cinema italiano dell’epoca, basato su produzioni minimali, lui riuscì a introdurre creazioni epocali e internazionali. I suoi interessi spaziarono fino a toccare la storia dell’Asia, dalla Cina del Novecento all’India, dalle mitologie buddiste all’intellettualismo in Marocco. Su una semplice pellicola era in grado di ridurre a immagini la storia di una nazione. Non aveva alcuna intenzione di lasciare il suo lavoro puramente sterile e oggettivo. Lui inventava il visibile, lo trasformava, lo rendeva vivo attraverso la configurazione di un particolare cromatismo.

Solo al termine della sua carriera si è riavvicinato agli stilemi cinematografici italiani con produzione meno ricche, focalizzando la sua cinepresa sulla formazione di un’identità sessuale di un’adolescente e sulla complessità dell’eros. Compie un passo indietro, ridimensiona la sua osservazione: da opere epocali a eventi minimali, come minimi turbamenti psichici e identitari in “The Dreamers” del 2003. In tutto questo non abbandona la sua firma, la sua capacità di ricondurre più idee e movimenti a uno stile coerente e sempre personale.

Una scena di “The Dreamers”

Esprimendosi riguardo la morte del caro amico, Roberto Benigni ha affermato che Bernardo era l’ultimo esponente di un’arte fatta di bellezza, armonia, amore per la forma e il dettaglio. Un’arte che ci ha formato, che ha creato ciò che siamo ora, che rinneghiamo e allo stesso tempo non possiamo fare che adorare. Non si può fare altro che concordare con le parole dell’attore italiano. Ma Bertolucci non si limitò a fare questo. Si caricò del peso e della bellezza del cinema italiano e lo trasportò nel mondo, adattandolo alla società e alla contemporaneità. Grazie a lui, per la prima volta, Hollywood capì che l’Italia non era un luogo fatto solo di cinema povero e unicamente simbolico.

Bertolucci era l’ultimo della sua specie. Un uomo intellettuale, cresciuto a pane e cultura, il cui unico modo di comunicare con il mondo era la sua arte, che certamente nella storia del cinema italiano e internazionale, resterà immortale.

 

In copertina: Bernardo Bertolucci a Londra per la premiere del suo film Ultimo Tango a Parigi nel 1973.
Central Press/Hulton Archive/Getty
© riproduzione riservata