Nata a Summit, in New Jersey, dal dirigente farmaceutico Harry William Streep e dall’artista Mary Wilkinson Streep , Meryl Streep nasce con il nome di Mary Louise . Nome che, come da lei dichiarato, decise di cambiare perché troppo comune, nella storia della sua famiglia. “Mia madre e, ancor prima, la madre di mia madre, prima di me, portavano lo stesso nome (…) Così l’ho cambiato!”.

Inizialmente disinteressata al mondo dello spettacolo, Meryl Streep inizia a nutrire un certo interesse per la recitazione piuttosto tardi, nel 1969, quando, iscrittasi al Vassar College (Istituto di arti liberali), prende parte alla tragedia in atto unico La signorina Julie, mostrando, da subito un talento incommensurabile. “Nessuno ha insegnato a Meryl a recitare. Se lo è insegnato da sola” dirà, di lei, il suo professore.
Dopo essersi laureata cum laude nel 1971, ricevendo il titolo di Bachelor of Arts, Meryl si iscrive a Yale ma i costi delle rette universitarie sono eccessivi per le sue tasche, così si dedica ai lavori più disparati, fino al 1975, quando ottiene, finalmente, la sua seconda laurea.

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Da quel momento Meryl appare in diverse produzioni, tutte teatrali, fino a quando, nel 1976, la visione di Taxi Driver (Martin Scorsese) non le apre le porte della cinematografia, spingendola verso decine e decine di provini.
È in questi anni che l’attrice americana raggiunge l’Italia in autostop, per partecipare ad un provino per un ruolo nel film King Kong di De Laurentis che, vedendola, decise di scartarla perché “troppo brutta!” (la vecchia volpe ci ha visto lungo!) .
Ed è soli pochi anni più tardi che, finalmente, Meryl ottiene il suo primo ruolo, nel film Giulia (Fred Zinnemann, 1977), storia di un’amicizia che lega due donne, sullo sfondo della seconda guerra mondiale. La strada, per Meryl, sembra essere tutta in discesa. Nel giro di pochi anni riesce ad ottenere ottimi ruoli, fino al 1979 quando, al fianco di Dustin Hoffman, vince il suo primo premio Oscar come migliore attrice non protagonista in Kramer contro Kramer.

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Talento innato, Meryl Streep sembra ottenere i ruoli che vuole, aggiungendo al suo curriculum pellicole da cult, affrontando il lavoro con professionalità e con incredibile maestria.
Nel corso della sua carriera, Meryl riesce a farsi amare da tutti, abbracciando più di una generazione. È, infatti, l’unica attrice ad ottenere tutti i riconoscimenti possibili per oltre cinque decenni (negli anni ’70, ’80, ’90, 2000 e 2010). Riceve, difatti, 21 nomination agli Oscar, di cui ne vince ben tre: il già citato Oscar, per Kramer contro Kramer, e due come miglior attrice protagonista per La scelta di Sophie (1982) e The Iron Lady (2011). Riceve, inoltre, ben 31 nomination ai Golden Globe di cui ne vince otto.

Tuttavia, se c’è chi vince, c’è anche ci perde e a perdere contro di lei è stata, spesso, Glenn Close, l’attrice con il più alto numero di candidature agli Oscar, senza averne mai vinto uno al punto che, si vociferava in particolare tra gli anni ’80 e ’90, di una rivalità tra le due attrici, ovviamente smentita dalle stesse.

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Tra i tanti riconoscimenti, Meryl può, inoltre, vantare la Medaglia presidenziale della libertà (contributo meritorio speciale per la cultura), consegnatagli il 24 novembre 2014, dall’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama.

Woody Allen (Manhattan, 1978), Clint Eastwood (I ponti di Madison Country, 1995), Steven Spielberg (The Post, 2017), sono solo alcuni dei registi con cui Meryl Streep ha lavorato e, come è ovvio, la lista degli attori e delle attrici rinomati è anche più lunga.

Non si possono dimenticare, neppur volendo, le sue interpretazioni da Oscar e quelle in La casa degli spiriti (1993), La morte ti fa bella (1992), La voce dell’amore (1998) con una giovane ed esordiente Renee Zellweger, Il diavolo veste Prada (2006), I segreti di Osage County (2013) e il musical Mamma mia! (2008), il cui successo ha spinto i creatori a realizzare Mamma mia! Ci risiamo!, appena un anno fa.

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Tuttavia, il cinema non è l’unico approdo per l’attrice americana che, quando può, si dedica al teatro e anche al piccolo schermo. Al 2003, infatti, risale la sua collaborazione per la straordinaria miniserie Angels in America di Mike Nichols, al fianco di Al Pacino ed Emma Thompson. Recentissima è invece la sua collaborazione con la fortunatissima serie tv Big Little Lies (la nuova stagione è disponibile su Sky Atlantic).

Favorevole ai matrimoni per persone dello stesso sesso, Meryl Streep è anche un’icona del movimento LGBTQI+, classificandosi tra le celebrità più amate da tutti.
Sempre discreta, riservata (soprattutto sulla sua vita privata), mai sopra le righe, Meryl Streep non si è mai lasciata tentare dal fascino della vita mondana hollywoodiana, ponendosi, alle volte, contro le produzioni hollywoodiane stesse a nome delle donne del settore, sottopagate rispetto ai colleghi uomini. Attivista nella lotta contro la violenza sulle donne, Maryl Streep è stata una delle tante attrici che ha aderito al movimento del MeeToo, fondando con Steven Spielberg l’associazione Times up, per denunciare le molestie sessuali sui luoghi di lavoro.

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Donna dai saldi principi, in un’intervista ha dichiarato: “Quando ero giovane, chi batteva a macchina diventava la segretaria di qualcuno. I miei mi dicevano che non avrei dovuto imparare a battere a macchina così non sarei diventata la segretaria di nessuno. «Se non sei segretaria allora sei il capo» diceva mia madre”.

Forse sua madre aveva ragione, forse Meryl non è stata la segretaria di nessuno ma, forse, neppure un capo. Tuttavia oggi, per i suoi 70 anni, siamo qui che parliamo di lei e la veneriamo come poche altre attrici possono dire di essere venerate.

Si può dire lo stesso dei propri capi?

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