Non si riesce a immaginare un mondo in cui non ci sia Natalie Portman. A partire da chi è nato a cavallo tra anni ’80 e ’90: tutti sappiamo qualcosa su di lei – film, riconoscimenti, impegni sociali – e viene dunque naturale domandarsi se c’è un qualche campo in cui questa donna di origine israeliana (vero nome Natalie Hershlag), nata il 9 giugno 1981, non riesca a distinguersi.

Lunga è la lista dei film a cui ha partecipato, lunga quanto le battaglie che sostiene sin dall’infanzia: è vegetariana da quando ha 8 anni, decisione che si è trasformata in veganesimo nel 2009, a seguito della lettura di Se niente importa, di Jonathan Safran Foer.

La lista delle cause per cui si batte l’ha resa ancor più “precoce” che il debutto da attrice, avvenuto nel 1994, quando ha affiancato Jean Reno in Léon, a soli 13 anni. E da lì non si è più fermata: nel 1999 la partecipazione a Star Wars I: la minaccia fantasma come Padmé Amidala la rende una superstar mondiale, nel 2004 con Closer riceve la prima candidatura all’Oscar, per interpretare Evey nell’iconico V per Vendetta (2005) impara l’accento inglese e si rasa i capelli a zero, nel 2010 perde 6 kg, sottoponendosi a una dieta ferrea e si immedesima completamente nel ruolo di ballerina per Il Cigno Nero. Le riesce molto bene – vista la predisposizione naturale, lei stessa ha praticato la danza – tanto da farle vincere l’Oscar come migliore attrice protagonista. Per lei è ovviamente valido il detto “non c’è due senza tre” e infatti, riceve la terza candidatura, dopo aver impersonato Jacqueline Kennedy in Jackie.

Tra questi highlights ci sono decine di altri film, successi al botteghino e interpretazioni che confermano la qualità del suo talento.

O è più corretto affermare che la carriera da attrice, in continua ascesa, è solo uno dei tanti highlights della sua vita?

Natalie Portman, © Lucky Red

La Portman è considerata tra le menti più brillanti in circolazione: il suo QI è attestato a 140 (la media negli Stati Uniti, ad esempio, è 98) ed ha una laurea in psicologia, ottenuta nel 2003, ad Harvard, una delle università più prestigiose del mondo. Parla fluentemente sei lingue: oltre all’ebraico e all’inglese, francese, spagnolo, tedesco e giapponese.

È una fervente sostenitrice dei diritti degli animali: dopo la lettura del già citato Se niente importa (Eating Animals), ha deciso di produrne un documentario, nel 2017. In realtà l’attrice si occupa di molte cause sociali e segue diversi campi: dall’ambiente alla povertà, dai diritti per le persone e le comunità LGBTQ+ al sostegno per l’istruzione delle bambine in Kenya. Non è da dubitare il suo appoggio al movimento femminista Time’s Up e all’onda del #MeToo, nato per combattere le aggressioni sessuali.

Natalie Portman, Photo credit: ©flickr.com

Per tutte queste campagne, la produttrice israeliana si è schierata in prima linea, sostenendo iniziative, visitando le località coinvolte, parlando in prima persona e promuovendo con la sua immagine, al fine di sensibilizzare il pubblico che la segue, incantato dall’energia e dalla forza che utilizza in tutti gli aspetti della sua vita.

Molti l’hanno paragonata alla leggendaria Audrey Hepburn per la somiglianza, l’eleganza e l’impegno sociale, ma noi crediamo che questo portento di donna si meriti una menzione a parte. Continueremo a osservarla e ammirarla con attenzione, che sia un’altra interpretazione da applauso o una conferenza su una delle importanti battaglie che la vedono impegnata.

Che mondo sarebbe senza Natalie?

 

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