Dustin Hoffman è senz’altro uno degli attori più famosi e amati di Hollywood e a 82 anni, compiuti lo scorso 8 agosto, resta un monumento vivente del cinema mondiale.

L’attore americano non si è mai voluto ritirare dalle scene e dopo una pausa di due anni, nel 2019, ha recitato nel suo 52° film, protagonista insieme a Tony Servillo ne L’uomo del labirinto, la pellicola del regista italiano Donato Carrisi che è anche sceneggiatore del film. Il ritorno sul set di Hoffman, dopo due anni di distanza dalle cineprese, è stato deludente non tanto per la sua prova magistrale, che ha impreziosito la resa in video di uno dei più blasonati attori nel panorama tricolore, ma in quanto ha lasciato l’amaro in bocca agli amanti della grande maschera hollywoodiana mortificata dalla trama pressapochista del thriller e dalla direzione ancora immatura di Carrisi che, alla sua seconda prova da regista, ha messo in mostra lacune tecniche e mancanza d’esperienza, non essendo riuscito a far brillare al meglio l’eccellente patrimonio artistico che si era ritrovato a gestire.

Per apprezzare il miglior Hoffman bisogna dunque tornare indietro di qualche anno e vale la pena rispolverare almeno cinque capolavori che andrebbero visti, rivisti e consigliati ai più giovani per capire al meglio la forza comunicativa e il tenore artistico di questo mito della celluloide.

 

Il laureato

Si tratta senz’altro della pellicola che ha consacrato Hoffman tra i grandi del cinema di tutti i tempi. Diretto da Mike Nichols e basato sul romanzo omonimo di Charles Webb questo capolavoro è stato recentemente inserito dall’American film Institute al settimo posto tra i cento migliori film statunitensi di tutti i tempi ed è considerato come uno dei lungometraggi cult simbolo degli anni ’60. Nella sua semplicità la trama di questo film è estremamente accattivante e per l’epoca può essere considerata quasi una pellicola rivoluzionaria. Qui viene infatti messa in mostra l’estrema fragilità dell’istituzione matrimoniale visto che il giovane Hoffman, che in questi 105 minuti regala una lezione maiuscola di recitazione, è alle prese con una complicata relazione sentimentale che si trasforma in un triangolo amoroso e lo porta a confrontarsi prima con una signora sposata e poi con la figlia della stessa in un crescendo travolgente che si conclude con un lieto fine scoppiettante degno del miglior cinema a stelle strisce. La pellicola di Nichols ha avuto una forte influenza culturale sulla cinematografia mondiale e ha inoltre il merito di aver dato il la alla carriera di Hoffman che per questa sua interpretazione fu in lizza per gli Oscar del 1968.

 

Il piccolo grande uomo

Se esiste un film che sa emozionare e ha saputo raccontare come pochi la storia del selvaggio West in ottica revisionista, ovvero dalla parte dei pellerossa, quello è senz’altro Il piccolo grande uomo di Arthur Penn, basato sul romanzo di Thomas Berger. Pellicola del 1970 nel quale Hoffman veste i panni di un avventuriero allevato dai pellerossa, una commovente parabola che ricostruisce alcuni dei più importanti avvenimenti storici delle guerre indiane e della conquista e sottomissione dei nativi americani dal massacro di Sand Creek alla battaglia di Little Big Horn.

 

Tootsie

In questa pellicola di Sydney Pollack del 1972 Hoffman mette in mostra l’ennesima sfaccettatura della sua maschera e le sue ineguagliabili doti mimiche trasformandosi in un attore costretto a doversi fingere donna per ottenere un ruolo da protagonista in una serie televisiva. Un film leggero, sincero ed estremamente vero che resta una preziosa analisi smaliziata delle lotte per l’emancipazione femminile negli Stati Uniti a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

 

Kramer contro Kramer

Con questo film di Robert Benton del 1979 Hoffman raccoglie il suo primo Oscar come migliore attore dopo averlo sfiorato in ben cinque occasioni. Un film drammatico che lo vede contrapposto a Meryl Streep in una travagliatissima storia di divorzio dove ancora una volta, dopo “Il laureato” si trova a scalfire con la sua interpretazione le crepe del sistema familiare a stelle e strisce.

 

Rain Man

Forse l’interpretazione più famosa e celebrata di Hoffman è quella di “Rain Man”, film del 1988 di Barry Levinson con Tom Cruise come coprotagonista nel quale veste i panni di un uomo affetto da autismo, ruolo che gli varrà il secondo Oscar come miglior attore protagonista. Il personaggio di Raymond Babbitt è ispirato a Kim Peek, un personaggio affetto dalla sindrome dell‘idiota sapiente con un’incredibile memoria fotografica, che Hoffman frequentò per diversi mesi, insieme ad altri pazienti affetti da simili patologie, prima di partorire il tipo di personaggio da portare di fronte alla cinepresa.

La trama del film racconta la storia del rapporto travagliato tra Raymond e il fratello Charlie Babbitt (interpretato da Cruise), quest’ultimo rapirà Raymond per cercare di diventarne il tutore e avere accesso al patrimonio paterno dal quale era stato escluso per testamento. Nel corso della drammatica fuga Charlie imparerà ad apprezzare il fratello malato con le sue debolezze e le sue fisse e quando scoprirà il suo talento con i numeri deciderà di portarlo immediatamente al casinò dove, senza bisogno di blackjack tabella o trucchi di conteggio, riusciranno insieme a far saltare il banco innumerevoli volte incassando un discreto bottino prima di essere accompagnati all’uscita dalla sicurezza del casinò.

I più attenti non si faranno sfuggire altri storici film dell’attore come “Cane di Paglia” di Sam Peckinpah del 1971, “Papillon” di Franklin Schaffner del 1973 o “Lenny” di Bob Fosse del 1974. Ad ogni modo anche alcune interpretazioni meno datate e più leggere come “Hook“, il Capitan Uncino dell’omonimo film di Steven Spielberg del 1991 meritano di essere riviste per comprendere al meglio l’eccezionale bravura di questa eterna leggenda del grande schermo.

© riproduzione riservata