Tra le innumerevoli interviste rilasciate nel corso di quasi vent’anni, ce n’è una, realizzata da British Vogue lo scorso novembre, dalla quale si riesce a comprendere meglio la personalità di Emma Watson. Se è vero che ogni generazione è rappresentata dai suoi miti, allora noi millennials stiamo provando davvero a fare qualcosa di buono.

“Mi sentirei a disagio se prendessi tanto spazio quanto quello che prendo, senza parlare di nessun argomento di questi [di attivismo sociale e politico]. Non mi sembra giusto.”

Così rispondeva l’attrice e attivista britannica alla domanda posta da Paris Lees, sul perché dedichi tanto del suo tempo a interessarsi e combattere per molte battaglie necessarie.

In fondo, chi glielo fa fare? Potrebbe accontentarsi di una carriera di per sé già avviata e di cui andare orgogliosa.

Fonte: Emma Watson Official Facebook Page

Emma Watson è stata una child star, come tutti ben sappiamo. Molti ancora la identificano solo come Hermione Granger, una dei protagonisti dell’amatissima saga di Harry Potter, la brillante studentessa della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts e impagabile migliore amica di Harry. Un ruolo che ha indossato per più di dieci anni: nessun altro l’avrebbe potuta capire e interpretare meglio di lei – e possiamo scommettere che Hermione sarebbe fiera dell’impegno sociale portato avanti dalla Watson.

Emma è stata una studentessa modello, forse un po’ secchiona, proprio come Hermione: dal 2011 al 2014 ha frequentato una delle università più prestigiose del mondo, la Brown University, dove si è poi laureata in Letteratura Inglese, senza mettere da parte la carriera cinematografica. In effetti, già si poteva avvertire chiaramente la sua predisposizione allo studio fin dall’adolescenza: è ben noto un episodio, ai tempi delle riprese de Il prigioniero di Azkaban, quando Alfonso Cuarón subentrò a Chris Columbus e chiese ai tre giovani interpreti, Emma, Daniel Radcliffe e Rupert Grint, di scrivere un breve saggio sui rispettivi personaggi. La tredicenne Watson si presentò con ben sedici pagine (per la cronaca: Daniel Radcliffe ne scrisse una, Rupert Grint non lo consegnò mai).

Curiosa, intelligente, cauta, “normale” – è lei stessa a definirsi così. Ma far parte del mondo di Harry Potter non è certo qualcosa di comune! Queste qualità, però, le hanno permesso di avere successo e di non avere, allo stesso tempo, l’ossessione della fama.

Ha lavorato in tre progetti extra durante l’era Harry Potter: una serie tv della BBC, Ballet Shoes, doppiatrice di un film d’animazione, Le avventure del topino Despereaux e una piccola parte nel film Marilyn. Il primo ruolo importante, dopo aver chiuso nel cassetto Hermione, è quello di Sam in Noi siamo infinito (2012), basato sull’omonimo romanzo di Stephen Chbosky, che ha anche diretto la pellicola. Delicato e profondo, il film si concentra sul difficile periodo adolescenziale, affrontando problemi di depressione, ansia e abusi sessuali.

Il 2013 la vede protagonista di due pellicole: Facciamola finita, commedia apocalittica in cui interpreta sé stessa e Bling Ring di Sofia Coppola, basato sulla storia vera di un gruppo di adolescenti ossessionati dalla fama il cui divertimento consisteva nel rapinare le case delle celebrità. La sua interpretazione di Nicki, una dei membri delle banda, ha ottenuto il plauso della critica.

Segue, nel 2014, il film epico-biblico Noah, al fianco di Russell Crowe, per la regia di Darren Aronofsky.

Le persone iniziano a distinguerla da Hermione, la sua carriera sembra sul punto di svolta ed è proprio in questo momento che Emma decide di fare qualcosa in più con la sua voce, diventando Ambasciatrice di Buona Volontà di UN Women, l’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della parità di genere.

“A privilege to talk to Prime Minister Justin Trudeau today about gender equality and the importance of bringing young people into politics.” Fonte: Emma Watson Official Facebook Page

Icona di stile – non solo fashion – Emma. In qualità di ambasciatrice, nel settembre dello stesso anno, lancia la campagna “HeforShe“, pronunciando un discorso all’ONU, divenuto poi virale, in cui afferma che il femminismo è “la convinzione che uomini e donne debbano avere gli stessi diritti e opportunità”, non una campagna d’odio verso gli uomini, invitando dunque questi ultimi a prenderne parte.

“Come possiamo aspettarci un cambiamento nel mondo se solo metà della popolazione mondiale è invitata o si sente incoraggiata a partecipare?”

Anche Malala Yousafzai ha confessato, proprio alla Watson, di essersi riconosciuta femminista, dopo aver ascoltato il suo discorso.

Mentre prosegue il suo lavoro di ambasciatrice in giro per il mondo, visita, tra gli altri, Uruguay e Malawi, dove si confronta in temi come l’educazione per le bambine, l’eliminazione dei matrimoni forzati, le donne e la politica.

Nel 2015 escono nelle sale due nuovi film: Colonia, thriller storico/romantico, con Daniel Brühl e Regression, thriller psicologico di Alejandro Amenábar con Ethan Hawke.

Emma Watson

Emma Watson al G7 in Francia. Fonte: Emma Watson Official Facebook Page

L’attivismo guadagna sempre più spazio nella sua vita e sicuramente non è solo un lavoro, ma qualcosa di più profondo: si comprende dalle parole con cui ne parla durante le interviste e gli interventi, come quelli al World Economic’s Forum, o al G7 dello scorso anno in Francia. Parole accurate, sentite e appassionate che sostengono le battaglie che le stanno a cuore, dando loro visibilità, parlandone, aderendovi, studiandole, facendole sue e rendendole conosciute a chi la segue.

È anche per questo che nel 2016 decide di prendersi un anno di pausa per concentrarsi su questo aspetto essenziale della sua vita. Decide anche di aprire un club di lettura, Our Shared Shelf, il cui obiettivo è condividere libri e idee sul femminismo, trattando anche temi come razzismo e cambiamento climatico e incoraggiando discussioni sull’argomento. Inoltre, ha intervistato alcune delle autrici dei libri trattati, come Gloria Steinem, Rupi Kaur, Reni Eddo-Lodge, Rebecca Solnit, Valerie Hudson.
Un progetto che porta avanti ancora oggi, incoraggiando la lettura e promuovendo l’uguaglianza tra i sessi.

Temi che sarebbero cari anche a un altro personaggio di cui la Watson veste i panni: nel 2017 esce il live-action de La Bella e la Bestia e, di nuovo, non si riesce a immaginare una Belle in versione reale più calzante di lei. Le dona il suo tocco e la rende un personaggio ancora più indipendente, emancipato, libero, senza toglierle la magia del mondo Disney.

Dopo The Circle, film thriller tecno-distopico al fianco di Tom Hanks, l’abbiamo recentemente vista nel ruolo di Meg March in Piccole Donne, diretta da Greta Gerwig.

Elegante, chic, misurata in perfetto british style senza risultare snob, ma con una forte personalità, tanto che molti la paragonano ad Audrey Hepburn, per lo stile e l’impegno sociale.

Una donna d’altri tempi, Emma Watson, o forse, fuori da essi perché, nonostante i trent’anni, ammette di essere stata risucchiata anche lei dalle convenzioni sociali che vogliono le donne trentenni sposate, con figli e con le idee chiare sul futuro.

Tanti auguri Emma! Non ci inganni: hai il viso di una ragazzina ma sappiamo che tu hai capito già da molto tempo quello che vuoi fare da “grande”.

Emma Watson

Fonte: Emma Watson Official Facebook Page. Foto di Peter Lindbergh

Fonte immagini: Emma Watson Official Facebook Page
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