Una vita tra cinema, opera e teatro. Impossibile raccogliere in poche righe una carriera straordinaria, ricca di capolavori che sono entrati a far parte della storia del cinema e di sodalizi con i maggiori artisti del secolo: Maria Callas, Luchino Visconti, Richard Burton.

Franco Zeffirelli si è spento nella sua casa romana sabato 15 giugno, “serenamente”, rivela la famiglia, “dopo una lunga malattia, peggiorata negli ultimi mesi”. Oggi lunedì 17, il Salone dei 500, a Palazzo Vecchio, ospiterà la camera ardente.

Dopo aver frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, esordì come attore nel 1947 ne L’onorevole Angelina. Conobbe poi colui che lo introdusse nel mondo cinematografico, Luchino Visconti, con cui strinse una relazione professionale e privata feconda e duratura. Lo volle come sceneggiatore in Troilo e Cressida, un’opera teatrale, nel ’49, poi come aiuto regista ne La Terra Trema.

Negli anni ’50 debuttò come regista al cinema e a teatro: nel ’54 il suo esordio sul palcoscenico (e che palcoscenico!) è al Teatro alla Scala con La Cenerentola, mentre è del ’57 il primo approccio con la macchina da presa con Camping. In quegli anni diresse numerose opere teatrali (molte delle quali di Shakespeare), anche all’estero: a Londra, al Covent Garden e al King’s Theater di Edimburgo. Dagli anni ’60 si aggiunsero anche le opere liriche: tra gli altri, nel 1961 Lucia di Lammermoor e Rigoletto, nel 1963 La bohéme e Aida, nel 1964 La traviata. Nonostante l’amore per il cinema, il teatro era il suo punto debole.

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L’amore viscerale per la sua città lo convince a girare un documentario Per Firenze, dopo l’alluvione che l’aveva colpita nel ’66 dove chiamò Richard Burton a fare la voce narrante: stavano già lavorando insieme a quello che sarebbe diventato uno dei maggiori successi di Zeffirelli, La Bisbetica Domata, dove aveva riunito l’attore gallese e Liz Taylor. Successo bissato nel ’68 con l’indimenticabile Romeo e Giulietta, forse il miglior adattamento dell’opera mai realizzato. Il regista fiorentino avrebbe voluto Sophia Loren e Marcello Mastroianni nei ruoli degli amanti veronesi ma la scelta di Leonard Whiting e Olivia Hussey si rivelò azzeccata – fu uno dei primi film in cui l’età degli attori era vicina a quella dei personaggi – nonostante lo scandalo della scena di nudo della Hussey. Il film espresse pienamente il gusto estetico di Zeffirelli (la ricerca dei dettagli, la cura negli abiti) e la naturale predisposizione alle opere del drammaturgo inglese. Proprio per questo il cineasta è stato nominato Cavaliere Commendatore dell’Ordine dell’Impero Britannico dalla Regina Elisabetta ed è l’unico in Italia a potersi fregiare di questo titolo.

Negli anni ’70 entra in una fase spirituale curando la regia di Fratello sole, sorella luna, dedicato a San Francesco e poi al kolossal Gesù di Nazareth: l’artista ha sempre proclamato la sua fede cattolica, forse indirizzata in giovane età dal suo istitutore quando era al convento di San Marco a Firenze, Giorgio La Pira.

Non smise mai di dedicare anima e corpo alle sue passioni, anche se la sua firma si fece più rada dagli anni ’90. Tuttavia, il 21 giugno al Festival lirico all’Arena di Verona andrà in scena l’ultima fatica, una nuova Traviata, a cui lavorava da molti anni.

Ci lascia un elegante e raffinato artista con una visione fuori dai tempi, forse più amato all’estero che in madrepatria. Ciao maestro.

Franco Zeffirelli, © Fondazione Franco Zeffirelli

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