di Carolina Arena

In questi ultimi giorni molti hanno scritto di lui: Max von Sydow, attore svedese tra i più iconici della storia della settima arte, si è spento a 90 anni la scorsa domenica. Sono stati tantissimi i messaggi – tra cui i tweet di Antonio Banderas e Mia Farrow – celebrativi della sua vita e leggendaria carriera da ogni parte del mondo.

Una delle peculiarità del percorso di von Sydow è stata l’abilità e naturalezza nel non allontanarsi mai dal mondo del mainstream e del pop nonostante il prestigio associato alla sua figura. Infatti, pur essendo stato annoverato tra le più grandi star della sua generazione, ha sempre continuato a dedicare parte del suo tempo alla più “frivola” Hollywood. Ogni pubblico lo ha amato nelle sue vesti più autentiche e umane.

Anche noi vogliamo adesso rendere onore all’uomo e all’attore che è stato e che non smetterà di essere ogni volta che lo guarderemo sullo schermo. Lo faremo ripercorrendo le sue tracce attraverso alcuni dei personaggi a cui ha dato vita, per provare ad entrare nei mondi che ha messo in scena. Un’ottima occasione di ripasso per chi già ne sente la mancanza e una lente di ingrandimento sulla sua storia per chi invece vuole saperne di più.

Il Settimo Sigillo (1957)

Nel ruolo storico di Antonius Block, von Sydow stringe il suo legame cinematografico con Bergman – che aveva conosciuto lavorando come attore teatrale a Malmö  –  a poco meno di 30 anni. Non dev’essere male, nel proprio primo film, vestire i panni di un cavaliere che gioca la sua partita a scacchi contro la Morte.

Il cavaliere gioca a scacchi con la Morte. “Il settimo sigillo”, Ingmar Bergman, 1957

A partire dall’estetica – i tratti fisici dell’attore enfatizzati dall’uso magistrale della luce di Bergman – il personaggio è da allora indimenticato. Alto un metro e novanta, dal viso pallido, i capelli quasi bianchi, gli occhi blu e il timbro di voce così profondo, Max von Sydow non poteva passare inosservato neanche mentre compieva i suoi primi passi. Si carica della responsabilità, per un ragazzo allora così giovane, di raccontare ne Il Settimo Sigillo un certo tipo di verità: non quella che diciamo tutti i giorni, ma “un’altra, quella vera“.

E’ l’epica del ritorno in patria, della malattia, dell’accettazione del proprio destino e della conseguente necessità di scoprire di avere fede in qualcosa. Oggi più che mai: questo cinematografico inno alla vita non smette mai di insegnare e può rivelarsi un manuale prezioso, soprattutto in tempi delicati come quelli che stiamo affrontando.

L’Esorcista (1973)

Nella mitica pellicola di William Friedkin, Max von Sydow interpreta Padre Merrin, il prete a cui è affidato il caso di esorcismo più famoso nel nostro immaginario culturale. Aveva solo 43 anni e, in quello che è considerato da molti il miglior film horror di sempre, un ruolo principale e di un certo spessore. Sicuramente neanche facile da reggere, per di più per un ateo come von Sydow. Molte delle testimonianze provenienti dal set raccontano proprio la difficoltà di entrare nella parte. Von Sydow – che ha confermato l’accaduto in più occasioni – ricordava con fatica le battute, non rendeva nell’interpretazione e a volte erano necessari giorni interi per riuscire a recitare una scena.

Padre Merrin durante l’esorcismo. “L’esorcista”, 1973

Da ricordare anche  l’opera di make-up art portata avanti per invecchiare von Sydow, proprio in virtù dei suoi 43 anni, e permettergli di calzare appieno i panni di Padre Merrin. Il suo trucco è stato sorprendente al punto da confonderlo, con uno sguardo dal futuro, con “la sua versione più anziana” dei nostri giorni. Sicuramente i modi eleganti, le buone maniere e la parlata lenta e composta che lo caratterizzavano anche da giovane sono stati perfetti alleati in questa missione. L’Esorcista è un film horror molto pop, ma non avrebbe avuto lo stesso impatto e la stessa forza senza la serietà dei suoi occhi di ghiaccio.

Hannah e le sue sorelle (1986)

“Hanna e le sue sorelle”, Woody Allen, 1986. Fonte: woodyallenpages

Uno dei suoi pochi ruoli – se non l’unico – come personaggio di una black comedy. In questo film di Woody Allen ricco di satira, von Sydow è Frederick, artista misantropo e scontroso. L’attore svedese non aveva una particolare propensione per la messa in scena di un umorismo così sfacciato. Però, Hannah e le sue sorelle – con una sceneggiatura da Oscar – si rifà molto ai film di Bergman. Von Sydow accetta allora la sfida di un ruolo diverso dal solito ma tenendo gran fede alle sue origini. E il film è un grande successo, dal ritmo unico, in cui ogni cosa è al suo posto.

Molto forte incredibilmente vicino (2011)

E’ la volta dell’Oscar come miglior attore non protagonista per Max von Sydow, nel 2012. La sua performance, secondo le parole del regista Stephen Daldry, è stata complicata e resa possibile dalla sua grandissima sensibilità. Lo stesso von Sydow ha parlato alla stampa di essersi commosso dopo aver letto la sceneggiatura per la prima volta.

“Molto forte incredibilmente vicino”, Stephen Daldry, 2011. Fonte: Warner Bros.

In una storia dalla tenerezza disarmante, interpreta l’affittuario dell’appartamento della nonna di Oskar – il piccolo protagonista – e finisce per accompagnarlo nella sua missione in giro per la città di New York. Affronta la sfida coraggiosa di interpretare un personaggio silenzioso – soprattutto considerando la sua gran voce. Porta sullo schermo un modo diverso di comunicare e lo fa in modo brillante, al centro di primi piani davvero penetranti. Perfetto e così vero nei suoi panni più “anziani”.

Star Wars Episodio VII – Il Risveglio della Forza (2015)

Ultimo ma mai per importanza, il successo di box office davvero per tutti. Qui l’apparizione di von Sydow è stata breve ma importante: il suo alter ego scenico, San Tekka, ha permesso alla Resistenza di individuare Luke Skywalker. Ed è, nell’universo stellare, portatore di un messaggio di grandissimo impatto: sembra aver percepito il Risveglio della Forza.

Lor San Tekka in “Star Wars: il risveglio della forza”, J.J.Abrams, 2015

Ad ognuno dei personaggi che ha portato in vita, tra quelli fin qui menzionati e lungo tutta la sua carriera, Max Von Sydow ha sempre donato forza, incisività, grandezza e un’immensa umanità.

Dal canto nostro, citando il suo Antonius Block, porteremo con noi questo ricordo delicatamente.

come fosse una coppa di latte appena munto che non si può versare

E sarà per noi un conforto, qualcosa in cui credere.

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