Esattamente novant’anni fa, il 26 luglio del 1928, nasceva a New York uno dei registi più influenti della storia del cinema mondiale. Stanley Kubrick, attraverso una carriera cinquantennale fatta di soli tredici lungometraggi, è riuscito a segnare in maniera indelebile il destino della settima arte, ponendo un solco di classe e innovazione tra le sue produzioni e quelle che le hanno precedute. Il tutto fino a ritagliarsi un posto, irrevocabile e a pieno titolo, tra gli esploratori più importanti del mezzo filmico.

Kubrick ha saputo infatti apportare un contributo unico alla cinematografia attraverso un lavoro a tutto tondo che ha spaziato, seppur attraverso un quantitativo relativamente esiguo di lavori, attraverso i più disparati generi narrativi: si è passati così, solo per citare qualche esempio, dalle visioni belliche e spietate di Full Metal Jacket alla fantascienza di stampo immersivo-spaziale di 2001: Odissea Nello Spazio, fino alle distopie in salsa sociologica di Arancia Meccanica e all’horror puro di Shining.

“Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico e allegorico del film [riferendosi a “2001: Odissea nello Spazio”]. Io ho cercato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.”

2001: Odissea nello Spazio. Fonte: lascimmiapensa

Ogni film di Kubrick è, di per sé, una rivoluzione: incapace di sottostare alle convenzioni proprie dei singoli generi e, più in generale, dell’ambiente hollywoodiano con cui ha sempre trovato difficile trovare una mediazione, i suoi lavori risentono della costante ambizione del regista di fondare, attraverso le sue opere, un linguaggio espressivo del tutto nuovo, risultato delle varie influenze che hanno influenzato la sua folgorante carriera.

“Se qualcosa può essere scritto, o pensato, può essere girato”

Il valore del ritmo narrativo evidente nell’accurato frazionamento di ogni singola inquadratura; il suo amore per l’arte della fotografia, che ha fruttato la produzione di quegli stessi frame che ancora oggi affollano i nostri feed social come fossero singole opere d’arte dotate di piena bellezza e autonomia; il rapporto a doppio filo tra musica e immagini, tale da venir quasi a creare una nuova dimensione emozionale ben superiore alla semplice somma dei due elementi; i continui riferimenti alla storia dell’arte, che andavano ad intersecarsi armoniosamente nel suo caratteristico canone.

“Un film è – o dovrebbe essere – simile alla musica. Dovrebbe essere una progressione di sentimento e sensazioni. Il tema, ciò che è dietro all’emozione, il significato, dovrebbero arrivare solamente dopo.”

Arancia Meccanica. Fonte: cirifletto.it

Un canone, quello di Kubrick, che riusciva ad amalgamare in scioltezza il suo background di fotoreporter, capace di donargli una fredda quanto oggettiva visione del mondo impossibile da slegare alla profonda conoscenza tecnica degli strumenti visivi che lo contraddistingueva, assieme alla sua tendenza di sfidare i paletti imposti dal reale attraverso un lavoro di continua deformazione del confine che sta tra l’incredulità e la possibilità narrativa. Come un vero burattinaio, Kubrick ha trascorso la sua parabola registica muovendo di continuo i fili di tutta la moltitudine degli elementi sopracitati, sempre alla ricerca di quel sottile equilibrio più volte ritrovato in cui soggiace tutto il suo genio artistico.

“I film scendono a patti con le emozioni, riflettendo la frammentazione dell’esperienza. Cercare dunque di riassumere a parole il significato di un film è fuorviante ed errato.”

Una formula, questa, che andava di continuo ad unirsi (o a sbattere?) al carattere estremamente difficile del regista: le sue manie di perfezionismo al limite dell’ossessività, che molti attori hanno fatto desistere dal lavorare con lui, andavano a sommarsi ad una visione del mondo kubrickiano assai complessa, ma riassumibile attraverso una visione negativa del ruolo dell’essere umano nel contesto del mondo. L’uomo, secondo Kubrick, sarebbe infatti incapace di progredire attraverso le generazioni e le epoche senza delle istituzioni rigide che ne regolino, attraverso divieti, il comportamento.

“Una delle fallacità più pericolose che ha influenzato molti ragionamenti politici e filosofici è che l’uomo sia essenzialmente buono e che sia la società a renderlo cattivo. […] Rousseau ha trasferito il peccato originale dall’uomo alla società, e questa visione ha contribuito in modo rilevante a quella che io ritengo sia una premessa incorretta su cui basare una filosofia politica e morale.”

Shining. Fonte: hollywoodreporter

L’indole selvaggia ed aggressiva propria dell’uomo secondo Kubrick ha segnato profondamente la sua poetica e la sua vita, caratterizzata da un pessimismo di fondo che il regista è però riuscito a trasformare, attraverso i passaggi sopra accennati, da peccato originale a testamento di arte pura. Un carattere singolare, dunque, che ha altresì fornito l’occasione di macinare numerose curiosità e fatti insoliti di cui la sua sempre più mitica carriera risulta costellata. Per celebrare il novantesimo anno dalla sua nascita, andiamo a riscoprirlo anche attraverso alcune di queste.

Curiosità e fatti insoliti su Kubrik

Sapevate, ad esempio, che la post-produzione di 2001: Odissea nello Spazio durò ben due anni? Ben quattro volte la durata delle riprese vere e proprie. Durante questo periodo Kubrick rimase chiuso per mesi all’interno della sua abitazione a selezionare il frutto della sua mastodontica quantità di girato, in una fase da molti ritenuta la più importante dell’intera carriera del regista. La sua meticolosità non gli è tuttavia mai valsa neppure un Oscar, nonostante le tredici candidature complessive. L’unico suo film che ebbe un riconoscimento in tal senso fu proprio 2001: Odissea nello Spazio, premiato per i migliori effetti speciali.

2001: Odissea nello Spazio. Fonte: Toronto FIlm Festival

Un’altra grandissima passione di Kubrick era il gioco degli scacchi. Questa si riflette all’interno delle sue opere in più modi: in Rapina a mano armata, Lolita e 2001: Odissea nello spazio sono celebri le partite a scacchi tra i personaggi. Ma anche i pavimenti a scacchiera di Arancia Meccanica e Shining sono ugualmente riusciti ad entrare nell’immaginario collettivo. Secondo il critico cinematografico Michel Ciment, inoltre, molto spesso la progressione dei personaggi all’interno dei film di Kubrick pare proprio ricordare il sistematico posizionamento scacchistico. fa notare Ciment:

“[…] a livello più profondo tutti i film di Kubrick sono fondati su rapporti di forza, su calcoli delle probabilità in cui la prudenza e l’audacia si mescolano. La rapina (Rapina a mano armata), la strategia militare (Orizzonti di gloria, Spartacus, Il dottor Stranamore), le manovre politiche (Arancia Meccanica) o quelle di tipo personale (Lolita, Barry Lyndon) rivelano lo stesso schema di un’avanzata regolare, punteggiata da colpi di forza, che è anche una lotta contro il tempo, ovvero contro la morte. Il generale Mireau in Orizzonti di gloria, ad esempio, valuta la percentuale delle perdite umane in rapporto ai metri di terreno conquistati e calcola così le sue probabilità di promozione.”

Una pausa sul set di “Rapina a mano armata”. Fonte: nientepopcorn

Come ogni genio che si rispetti, inoltre, le manie del regista andavano a braccetto con le sue fobie: se tra le prime si annovera soprattutto la già citata mania di perfezionismo, che lo ha portato a girare una scena di Shining con Shelley Duvall per ben centoventisette volte nonché a completare Eyes Wide Shut dopo oltre quattrocento giorni di riprese, per quanto riguarda le fobie la più celebre è quella del volo: proprio a causa di questo irrazionale quanto intenso terrore, la totalità dei suoi film fu girata a Londra, città dove il regista si trasferì nel 1960 e distante appena 35 chilometri da quella St.Albans in cui Kubrick, il 7 marzo 1999, si spense ad appena 71 anni. Una morte che non ci impedirà però di continuare a ricordarlo, forti anche della presenza costante del suo lascito all’interno dell’immaginario comune ed il cui impatto emotivo continuerà a rimanere vivo ancora per tanto, tanto tempo ancora.

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