“In altre parole siamo tutti figli di Griffith e Stanley Kubrick”  (M. Scorsese)

A vent’anni dalla sua scomparsa, Stanley Kubrick ricalca tutt’ora le sue impronte lungo la storia del cinema, attestandosi a vero e proprio mito. Narratore fantasioso e dall’animo eclettico, si fece spazio tra le fila dei generi cinematografici più disparati, dall’horror al film di guerra pur mantenendo la sua firma inconfondibile.
Kubrick elaborò sceneggiature rivoluzionarie, dal forte impatto emotivo e successivamente visivo. Nei suoi film spazio e tempo si compongono in una monade indivisibile, dilatandosi o restringendosi con un semplice movimento della cinepresa.


Sul set venne sempre considerato una figura mistica. Capace di rimanere ore a studiare la stessa inquadratura, era temuto e rispettato dai suoi collaboratori per la sua meticolosità. Analizzò il passato, riprese il presente e predisse il futuro. Intellettuale di vecchio stampo, costruì personaggi dall’animo tormentato, sempre divisi tra bene e male, mai così facilmente identificabili. Come altri registi dell’epoca, i suoi film erano pervasi dal suo cinismo e dalla sua critica nei confronti della società del tempo. In questo il ruolo della musica giocò a suo favore, capace di trasmettere sensazioni e aspettative contrastanti rispetto all’immagine sullo schermo. Infatti, nel film divenuto da tempo cult “Il dottor Stranamore-Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba”, assistendo al declino dell’uomo, alla sua resa dei confini di fronte alla disfatta che sarebbe potuta giungere in qualsiasi momento e per qualunque motivo, Kubrick utilizza nella scena finale una musica swing allegra, facendoci sorridere all’apocalisse.

La storia gli fece da testimone e da maestra: trasse spunto dall’arte e dalla fotografia del passato, studiandola e adattandola ai suoi tempi. Basti pensare all’ispirazione al quadro di Goya Il sonno della ragione genera mostri per la scrittura del personaggio di Jack Torrance e ai piani sequenza di Barry Lyndon, studiati sui dipinti del Settecento.

La violenza, la resistenza, la paura, l’irriverenza, l’angoscia. Tutti temi fondamentali e ricorrenti nell’opera del regista. Ci ha fatto ridere, piangere e lasciati insonni per settimane intere. Attimi di inquietudine mai fini a se stessi, ma che volevano creare nello spettatore il bisogno di una risposta. Etica ed estetica si fondevano nelle sue pellicole, cedendo al pubblico la responsabilità di trarne un giudizio morale. Kubrick creava grandi domande a cui si aspettava che fossimo noi spettatori a rispondere. Metteva passione e impegno nel suo lavoro e pretendeva altrettanto dal suo pubblico.

I fotogrammi dei suoi film fecero la storia e la cambiarono, lasciandone un segno permanente. Dalle gemelle di Shining al Dottor Stranamore, Stanley Kubrick ha rivoluzionato la vita di generazioni intere, scandalizzandole, frustrandole, ammaliandole. Tutto per raggiungere la perfezione.

Effettivamente si può dire che abbia fato pochi film rispetto a molti altri registi, ma ciò poco importa. In quelle poche pellicole ha costruito la nostra memoria, ciò che ci porteremo appresso per sempre ricordando le scene psichedeliche di Shining, gli insulti squilibrati del Generale Hartman e quel futurismo di 2001-Odissea nello spazio. Anche perché, alla fine, ci siamo sentiti un po’ tutti Palla di Lardo.