A Burbank, nella patria di quella dolce dispensatrice di sogni che è la Walt Disney Company, nasce nel 1958 uno dei registi più oscuramente romantici del nuovo cinema sperimentale americano: Tim Burton, che proprio nella Disney muove i suoi primi passi nel mondo dell’animazione per poi discostarsi e intraprendere un percorso singolarmente personale.

La copertina del libro “I mondi eterogenei di Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere di Tim Burton” di Maria Cristina Locuratolo

La fine degli anni ’80 ha visto l’ascesa velocissima di questo artista a tutto tondo (non solo regista, ma anche sceneggiatore, animatore, produttore) che ha saputo creare uno stile visionario inconfondibile e subito distinguibile incentrato sul gotico, sulla fiaba come chiave di lettura per una realtà spesso opprimente e ipocrita. Il suo è un cinema che fa del revisionismo citazionistico spiccatamente dark la sua cifra stilistica, soffermandosi su quegli aspetti malinconici, alienanti e oscuri dell’animo umano che spesso sono tenuti in secondo piano nel cinema “mainstream”. I suoi personaggi sono emarginati, soli, spesso strambi, in una parola outsider, ma caratterizzati da una profondità e dolcezza che li rende veri, non semplici marionette in un mondo di falsità.

Maria Cristina Locuratolo nel suo libro I mondi eterogenei di Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere di Tim Burton si sofferma ad analizzare proprio questi aspetti pregnanti del regista californiano, mettendo a confronto due suoi film – Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere, appunto – entrambi realizzati con la tecnica della stop-motion molto cara a Burton.  L’autrice, in modo scorrevole e interessante, spiega analogie e differenze delle due pellicole, entrando nel dettaglio sia per quanto riguarda i contenuti che per la tecnica con cui essi vengono veicolati così da permettere anche a coloro i quali non le abbiano viste di poter capire alcune scelte registiche e, soprattutto, lo stile di Tim Burton. Si entra così a contatto con le ambizioni di Jack Skeletron e il suo grande amore per Sally, da una parte, e con i tormenti di un amore apparentemente impossibile – quello di Victor – dall’altra. Come sottolinea l’autrice, “i suoi personaggi sono pervasi da un sentimento di alienazione, riflettono un disagio esistenziale, sono impegnati nella ricostruzione di una identità frantumata, alla ricerca di un qualcosa che li completi, che li renda umani, che elimini quel malinconico senso di inadeguatezza”.

“The Nightmare before Christmas” © Laura Kuhn

Fra la vasta filmografia di Tim Burton non è un caso che la Locuratolo abbia scelto di soffermarsi esclusivamente su questi due film: entrambi, infatti, utilizzano l’animazione in stop motion come espressione visiva di storie surreali che hanno la circolarità delle fiabe e riescono a ricondurci a una dimensione infantile che non è banalità ma, al contrario, il punto di incontro tra i sogni, le fantasie e una realtà sofferta e mai del tutto accettata.

“Scheletri senza occhi, bambini-robot, cani-zombie, spose dell’aldilà che ricordano con nostalgia la vita sono al centro del mondo burtoniano, che quasi sempre è in collisione con l’altro mondo, quello reale, quello che emargina”

“La sposa cadavere” © Sky Editorial Asset Centre

Muovendosi tra inquadrature, ambientazioni fiabesche e riferimenti a film del passato, ma anche a registi spesso dimenticati, la Locuratolo ci parla di quella poetica del rovesciamento che è la punta di diamante della cinematografia burtoniana, attraverso la spiegazione degli stereotipi e dei suoi modelli di riferimento. Già in Beetlejuice (1988) c’era l’incontro tra due mondi separati, quello dei vivi e quello dei morti, e la questione di qualcosa di irrisolto che metteva in collegamento le due realtà – in questo caso la storia degli sposi interpretati da Alec Baldwin e Geena Davis – si presentava come il vero snodo del film, ma ne La sposa cadavere, ancor più che in Nightmare Before Christmas, questo è evidente. Riprendendo la tradizione dark-romantica dei film precedenti (tra cui sicuramente Edward mani di forbice), il film ha in tutto il marchio di Burton, come sottolinea l’autrice, sia per quanto riguarda le atmosfere gotiche che nello humor caustico dei personaggi. Se in Nightmare Before Christmas si rimane sul piano della vita e l’incontro è solo tra realtà parallele, diverse ma sullo stesso piano (i sette alberi delle festività, disposti circolarmente nella foresta), ne La sposa cadavere si torna al mondo dei morti che Burton dipinge nuovamente come molto più allegro e vitale di quello dei vivi. Un caso? No. Il regista declassa la morte da tabù a esperienza naturale e così facendo paradossalmente la innalza a evento festoso in grado di farci capire che non è qualcosa da cui si debba prendere le distanze ma un “trionfo d’amore e romanticismo”, per usare le parole della Locuratolo.

I mondi eterogenei di Nightmare Before Christmas e La sposa cadavere di Tim Burton è un libro interessante e fresco, quindi, nel panorama delle uscite contemporanee sul cinema, che riesce a farci entrare nel mondo visionario e surreale di Burton con semplicità, incuriosendo anche coloro che non conoscono affatto i film presi in analisi.

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