Lo scorso 4 aprile è uscito finalmente nelle sale italiane Noi, il nuovo horror firmato da Jordan Peele. Questo nome vi ricorda qualcosa? Ebbene sì, e diciamo solo perché nel 2017 vinceva il Premio Oscar come miglior sceneggiatura originale per il suo esordio alla regia Scappa – Get out. Inutile dire quindi che i fan del genere aspettavano trepidanti la sua  nuova uscita sperando che non deludesse le aspettative. E no, non le ha deluse.

Il film si apre nella metà degli anni ’80 tra le luci sfavillanti del luna park di Santa Cruz dove una tenera bambina di nome Adelaide sta passeggiando con la sua famiglia, lievemente disturbata dal frastuono. Approfittando della disattenzione del padre un po’ alticcio, la piccola si allontana e si addentra nella sala degli specchi per giocare. Quando però la tensione comincia a salire, nel tentativo di raggiungere l’uscita questa si scontra con qualcosa di agghiacciante: un’altra se stessa.
Poi il buio, e veniamo catapultati al giorno d’oggi.

Adelaide – interpretata dall’inquietante quanto bravissima Lupita Nyong’o (Premio Oscar per 12 Anni schiavo) – è cresciuta, ha due bambini ed è sposata con Gabe (Winston Duke), un tipo un po’ strampalato ma affettuoso.
È felice e spensierata anche se porta nel profondo dei suoi ricordi quella terrificante esperienza che non ha mai rivelato a nessuno.
Caso vuole che Gabe decida di portare la famiglia per le vacanze proprio a Santa Cruz e nonostante la reticenza della moglie, alla fine si mettono in viaggio.
Inizialmente tra il sole, i bagni e il relax, tutto sembra procedere per il meglio.  Ma quando al calar del sole nel vialetto del loro giardino appaiono quattro individui vestiti di rosso, il vero incubo ha inizio.

Noi è diverso. Diverso da tutte quelle nauseanti proposte che vengono decantate come “i più spaventosi horror dell’anno” e che si rivelano di una banalità sconcertante, tra rituali satanici e fantasmi del passato. Questo film ha quel pizzico di sapore in più che lo rende semplicemente delizioso per un palato da intenditori. E non solo perché finalmente la storia è coinvolgente, intrigante e cattura dal primo all’ultimo istante senza essere mai scontata, ma perché è anche in grado di restare in equilibrio perfetto tra sottile denuncia politica (agli States) e una ironia quasi disarmante.

Sì perché ci sarà anche da ridere, preparatevi. È vero, arriverà il momento in cui vi sembrerà talmente fuori dalle righe da non essere accettabile; ma quando giunti al finale ogni tassello andrà nel posto giusto per quadrare egregiamente, non riuscirete a smettere di pensarci nei giorni a seguire. Soprattutto perché riesce a stimolare un pensiero critico rispolverando la teoria del doppleganger, dandogli un taglio nuovo e inesplorato nel cinema.
Un ottimo esempio del genere da brivido da non perdere.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

Foto di copertina da: lascimmiapensa.com