Guadagnarsi il pane è duro per tutti. Se ti chiami Gualtiero Cannarsi, è anche un po’ più duro che per altri. In questi giorni, infatti, prima l’adattatore di gran parte della produzione dello studio Ghibli è stato attaccato su tutti i fronti per il suo lavoro con l’anime Neon Genesis Evagelion, poi il pubblico ha chiesto la sua testa sulla pagina Facebook della Lucky Red per i suoi lavori con le pellicole di Miyazaki.

Fin qui tutto normale. Se nella vita hai la fortuna di fare un lavoro del genere, devi anche accettare le critiche, giuste o ingiuste che siano, che la visibilità porta necessariamente con sé. Il problema è un altro. Infatti Netflix, per il quale Cannarsi aveva riadattato Neon Genesis Evangelion, ha cancellato i sottotitoli e il doppiaggio italiano, scusandosi con i fan per non aver confezionato un’opera di loro gradimento. A ciò si aggiunge quanto successo poco tempo fa con il film su SonicDopo aver rilasciato il trailer, accolto da una bordata di fischi per la grafica del famoso personaggio della Konami, la casa di produzione ha deciso di posticipare l’uscita della pellicola, per rifare la grafica incriminata, in modo da incontrare maggiormente il gradimento dei fan.

Post Facebook con cui Netflix annuncia il ridoppiaggio di “Neon Genesis Evangelion”, riprendendo alcune bizzarre espressioni usate da Cannarsi

Sebbene le dinamiche commerciali e di profitto sottese a queste scelte siano abbastanza evidenti, la questione vera è un altra, terribilmente seria, oseremmo dire vitale.

Il pubblico è sicuramente la destinazione finale di un’opera cinematografica; chi fa cinema questo deve ricordalo sempre. Tuttavia la corrispondenza dovrebbe essere biunivoca. Anche il pubblico deve tenere in mente che il film, l’adattamento, il doppiaggio, sono in primo luogo il frutto di un lavoro artistico di qualcuno. Tale lavoro può essere criticato, insultato, finanche deriso. Ma, una volta ultimato, non può essere toccato. Questo non solo perché il gusto del pubblico non è uniforme, e spesso se avessimo ascoltato il pubblico non avremmo grandi capolavori (del cinema e non solo), ma anche e sopratutto perché, quando si vede un film, ci si confronta con qualcosa che ci influenza in ogni modo. E così, ancor di più quando vediamo qualcosa che riteniamo brutto, capendo perché quella cosa è brutta, formiamo il nostro parere critico: infine il nostro gusto. Senza ciò che non ci piace, non sapremmo apprezzare quello che invece ci piace.

La grafica di “Sonic”, tanto criticata dai fan.

Così ascoltando l’utilizzo quanto meno bizzarro di certi termini di Neon Genesis Evangelionapprezziamo ancora di più il suo opposto. Sentendo la pesantezza di “a stare a divertirvi da queste parti, finirete per farvi rapire in compagnia!” dal film Porco Rosso dello studio Ghibli , si apprezza la scorrevolezza quasi melodica dell’adattamento di Ezechiele 25:17, lo storico monologo di Pulp Fiction. Vedendo quanto poco verosimile risulta Sonic nell’omonimo film, ammiriamo ancora di più il lavoro fatto per Gollum ne Il signore degli anelli (nel lontano 2001, peraltro).

Il brutto, sebbene non sia esattamente in via d’estinzione, va preservato. Capiamolo e critichiamolo, esaltando invece ciò che è bello. Chi si arroga il diritto di cambiare o rifare un’opera per motivi estetici, senza esserne l’autore, rende sempre il mondo un po’ più povero.

Immagini di copertina: Samuel L. Jackson in Pulp fiction, Gollum in Il signore degli anelli.

 

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