Fantascienza e realtà, un rapporto a doppio senso. È spesso avvenuto che la prima contaminasse la seconda, e viceversa. Perché fantascienza non è sinonimo di impossibile, ma di qualcosa di non ancora avverabile. La fantascienza infatti, trasporta le invenzioni del presente verso possibili risvolti futuri. Negli anni ci è capitato di paragonare una nuova tecnologia a qualcosa di già visto in uno sci-fi del passato.

Black Mirror intro

L’iconica sigla della serie “Black mirror”

Black Mirror, la serie ideata da Charlie Brooker, non è esente da tale rapporto con la realtà. Anzi, si è rivelata premonitrice di molte scoperte scientifiche, tanto che nel tempo è stata coniata l’espressione “è come in Black Mirror”. Una nomea profetica seconda solo a quella dei Simpson, che predissero (tra le molte cose) l’elezione di Donald Trump.

L’episodio The National Anthem, dove il primo ministro britannico è costretto ad avere rapporti sessuali con un maiale per la liberazione di un ostaggio, ha avuto un certo impatto per la similitudine con lo scandalo dell’ex primo ministro britannico David Cameron.

Be right Back, è un altro episodio eclatante che apre la seconda stagione. Qui la protagonista scopre di poter ricreare la coscienza del defunto fidanzato attraverso un algoritmo che immagazzina le informazioni reperite dalla messaggistica, i social network e le email contenute in smartphone e PC.

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Una scena tratta da “Nosevide”, prima episodio della terza stagione

L’episodio è uscito nel lontano 2013, ma ben tre anni dopo la programmatrice russa Eugenia Kuyda ha ideato qualcosa di molto simile. Per mezzo del Machine Learning ha creato una chatbot in grado di replicare le risposte dell’amico defunto, Roman Mazurenko. L’esperimento è ancora in fase di sperimentazione, ma ci aspettiamo che raggiunga la qualità di quello immaginato in Black Mirror molto presto.

Nosevide, prima puntata della terza stagione, mostra invece una società controllata da punteggi social che ogni cittadino può assegnare ad un altro; una media troppo bassa porterebbe all’incarcerazione. Un’idea non troppo assurda, visto la messa in opera del punteggio di cittadinanza in Cina.

Ma si può parlare di vere profezie? non proprio. Da una parte i Simpson vantano una prolifica produzione episodica, fattore che ha consentito alla serie di vagliare una moltitudine di What if? che hanno poi trovato riscontro nella realtà. Allora si parla di mera casualità? Neppure, perché la gialla famiglia di Matt Groening, quanto il Black Mirror di Charlie Brooker, è frutto di occhi attenti al presente, in grado pertanto di cogliere quelle dinamiche in via di evoluzione.

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Maxine Peake in una scena tratta da “Metalhead”, quinto episodio della quarta stagione

In un secondo momento, Brooker, si pone il quesito: cosa accadrebbe se l’innovazione tecnologica, il web e i social media da cui siamo costantemente condizionati nella nostra vita quotidiana divenissero il mezzo per il quale trasformiamo la nostra esistenza in un incubo?

Black Mirror risponde a questa domanda ipotizzando scenari di una realtà possibile o di un mondo futuro dove la comunità o il singolo sottostanno al potere dei media e della tecnologia, portando agli estremi le possibili devianze di una società fortemente influenzata dagli stessi. Ed in questa prospettiva che nasce Metalhead, quinto episodio della quarta stagione.

Qui fanno la loro comparsa dei cani robot che, in un futuro post-apocalittico, pattugliano le strade in cerca di sopravvissuti. Ci ricorda qualcosa? Ebbene sì, infatti da qualche giorno hanno fatto scalpore i cani robotici che sorvegliano i parchi di Singapore per l’emergenza Coronavirus, ricordando ai passanti le norme per il distanziamento sociale. Il loro nome è “Spot”, e fanno parte della famiglia di BigDog ideati della Boston Dynamics. Invenzione, per l’appunto, da cui Brooker ha preso ispirazione per l’ideazione di Metalhead.

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Il micidiale cane robotico dell’episodio “Metalhead”

Gli “Spot” sono dotati di varie videocamere e sensori che gli consentono di fare una stima dei visitatori del parco. Per quanto la Boston Dynamics sia a lavoro su una loro futura autonomia, i cani robot sono attualmente controllati da remoto. Questo, però, ci dà un’idea di come la tecnologia sia molto spesso un mezzo per il controllo e la sicurezza, specialmente nei momenti di forte crisi, come lo è per l’appunto quello che stiamo vivendo.

La pandemia di questi mesi ha portato, giustamente, ad un maggior controllo della mobilità cittadina. Ma quando l’emergenza sarà finita, quale sarà l’impiego della tecnologia messa in campo dagli stati mondiali? Soprattutto militare, certo, ma non si può non pensare ad un loro futuro impiego anche per le strade delle città. È l’occhio del Grande Fratello Orwelliano tanto temuto da Brooker. La nostra realtà assomiglia sempre di più a quella della serie, tra robot in corsia, droni e cani metallici che perlustrano le città. Ovviamente senza il distruttivo risvolto distopico, ma è sempre il solito quesito, libertà o sicurezza? Quanto della prima siamo disposti a cedere in nome della seconda?

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“Spot” il cane robotico della Boston Dynamics che pattuglia i parchi di Singapore

Detto questo, secondo lo sceneggiatore e produttore, la serie non intende condannare il nostro rapporto con la tecnologia, semplicemente si preoccupa delle conseguenze del suo utilizzo; sembra quasi non temere la tecnologia in sé ma quello che fa scaturire delle persone, come se modificando la tecnologia e prevedendone i peggiori esiti, egli finisse sempre a temere che un cambio nella maniera in cui guardiamo le cose ci cambi definitivamente, sbilanciando il rapporto tra i nostri pregi e i nostri difetti.

Infatti Black Mirror pone un insieme di domande su dove stia andando l’umanità, quali sono i cambiamenti in atto nella società e come si sono modificate le interazioni umane in un mondo saturo d’immagini e in cui i media fanno ormai parte della nostra sfera sociale e culturale, e per certi versi riflettono la nostra cultura e società.

Immagini di copertina: photos courtesy of GovTech Singapore
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