di Adriano Losacco

Era il 1985 quando le sale di tutto il mondo proiettavano I Goonies, film prodotto da Steven Spielberg, scritto da Chris Columbus e diretto da Richard Donner. Questo cult d’avventura, che ha segnato la generazione degli anni ‘80 – ‘90 ed è considerato un film-formazione, torna in sala in versione restaurata il 9, 10 e 11 dicembre in memoria di un cinema del passato che ha trovato troppo poco spazio nel presente.

I Goonies, che nello slang americano significa “sfigati”, sono un gruppo di amici che vivono in un quartiere di Astoria, una provincia dell’Oregon lontana dal benessere legato alla grande città e da cui appunto il nome “Goonies”, accomunati dalla spensieratezza della loro giovane età e il timore di perdere la propria casa in fase di espropriazione. Il ritrovamento di una mappa antica nella mansarda della casa dei fratelli Mickey e Brand (due giovanissimi Sean Astin e Josh Brolin) sarà l’inizio di un viaggio avventuroso alla ricerca del tesoro perduto del pirata leggendario Willy l’Orbo.

Spinto dal desiderio di impedire lo sfratto, ma anche di fuggire dalla monotonia provinciale, il gruppo di amici inizia un viaggio archeologico e avventuroso, in stile Indiana Jones, frutto di un sogno infantile allo stesso tempo fantastico ed esperienziale difficile da immaginare in un contesto attuale in cui già in tenera età la fantasia è alimentata più dal mondo virtuale che da quello realeCredendo infatti fortemente alla storia del pirata, il protagonista sognatore Mickey riuscirà a mettere le mani sul tesoro, nonostante la presenza di alcuni impedimenti come quello interiore-psicologico dell’asma e quello esteriore rappresentato dalla famiglia gangster italoamericana Ma’ (Anne Ramsey) Fratelli (Robert Davi e Joe Pantoliano)” ai quali si aggiunge il fratello “mostro” Sloth (John Matuszak).

Mickey è l’emblema di una generazione infantile-adolescenziale matura rispetto all’età anagrafica perché in grado di farsi carico delle responsabilità degli adulti invece così facilmente arrendevoli al difficile ambiente circostante da non trovare la forza di lottare, tema questo che affonda le radici in parte del nostro cinema neorealista.
Altrettanto importante è Sloth che ricorda vagamente l’uomo elefante lynchiano poiché anche se il suo corpo è deforme e ripugnante, né spaventa né disgustal’esilarante Chunk (Jeff Cohen) a tal punto da impedirgli di diventare suo amico. Sloth infatti aiuterà i piccoli Indiana Jones nell’impresa rivelandosi un eroe e dimostrando pertanto di essere più umano dei veri “mostri”, i suoi piacenti fratelli.

Non manca ovviamente il tema dell’amicizia autentica pregna di quella fiducia e coraggio che riecheggiano nel successivo Stand by me – Ricordo di un’estate di Rob Reiner del 1986. Il tutto è narrato con una leggerezza e sensibilità che intelligentemente spaziano dall’ironia e comicità alla drammaticità situazionali.

Forte è l’impatto sia della scenografiacome l’organo composto da ossa umane e il veliero di Willy l’Orbo, che degli effetti speciali, se si pensa soprattutto al periodo storico in cui il film è stato realizzato che, seppur abbastanza lontano, fermamente ci ricorda la trasformazione socio-culturale e cinematografica sempre in atto e nostalgicamente chi eravamo e forse torneremo (o meno) a essere.

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