Perfetti sconosciuti di Genovese è un ottimo film. La sua storia semplice e diretta colpisce al cuore, mascherando con una patina di leggerezza una visione drammatica dell’incontro con l’altro. Su questo siamo tutti d’accordo.

Tuttavia alla notizia dell’ennesimo remake – quello annunciato da Eagle Pictures sarà il 20simo – (da Guinness dei primati ormai), oltre a domandarsi se davvero il mondo cinematografico sia così a corto di idee, ci si chiede il perché proprio Perfetti sconosciuti, fra la miriade di film nostrani altrettanto validi, sia stato oggetto di così tante attenzioni estere.

Osservando un po’ più da vicino, forse si capisce che la fortuna del fenomeno cinematografico italiano del decennio non è del tutto volontaria, è piuttosto la combinazione di elementi inconsapevoli che rendono il remake una scelta facile vincente (per lo meno nelle intenzioni).

Partiamo dall’ambientazione; tutto il film si svolge in una casa, calda e accogliente. L’ambientazione comune è stata protagonista di numerosissimi film oggetto di remake (si pensi al fantastico Cena fra amici) è facilmente ricreabile, ovunque e da chiunque. Non si rendono necessari effetti visivi di alcun genere, solamente una casa, una serie di attori piuttosto credibili e dei cellulari. Il costo di produzione renderà tutta l’operazione una partita che si può solo vincere, al massimo pareggiare.

Una scena del film: Medusa Film  ©

La trama è semplice, facilmente comprensibile da tutti e universale nel suo significato. Alla fine, tutti abbiamo sentito (forse anche pensato un po’ grossolanamente) che tutta questa connessione reciproca renda superficiali i rapporti, fino ad arrivare a rendere “perfetti sconosciuti” gli amici di una vita. Dunque ciò che vediamo ci è familiare; addirittura per alcuni una conferma di quanto ha sempre sostenuto con i parenti alle cene di natale.

Al contempo, però, tutta questa familiarità alla pellicola lascia spazio ad una immedesimazione forte e consapevole. Gli amici sono quelli di una vita, con cui andiamo a giocare a calcetto (o che magari non invitiamo per il calcetto). Quando crediamo di  conoscere tutto di loro, però,  veniamo smentiti. E la cosa non ci dispiace affatto. In fin dei conti ci piacerebbe molto che fosse così e che l’amico che conosciamo da quando eravamo piccoli avesse qualcosa di losco ed al contempo eccitante da nasconderci.

La locandina della versione cinese di “Perfetti Sconosciuti”, Tangren Cultural Group  ©

Non si sta così sminuendo il lavoro di Genovese & Co, anzi.

Moltissime opere d’arte hanno ottenuto fama mondiale per accadimenti magari fortuiti, che le hanno però così permesso di marcare un epoca. Si pensi per esempio alla canzone Rain and tears degli Aphrodite’s Child, scritta inizialmente per raccontare una delusione d’amore, ma che fece da colonna sonora alle rivolte del ’68, con le lacrime dei manifestanti dovute al gas lacrimogeno usato dalla polizia.

A volte oltre sembra proprio che vi sia una unione mistica di elementi, volontari e non, che possano rendere davvero fondamentale un’opera, consacrandola come lo specchio dei tempi nella quale è concepita.

Immagine di copertina e secondari image: Medusa Film  ©
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