“Quando Oscar Wilde osservò, come è noto, che ‘Viviamo tutti nel fango ma alcuni di noi lo fanno guardando le stelle’, avrebbe potuto ben riferirsi ai personaggi di Alice Rohrwacher. Vittime di una crudeltà e di un cinismo genuini, quei personaggi incarnano gli archetipi della favola, della bontà e della meraviglia, trovando una via di fuga attraverso la propria immaginazione, superstizione e tradizioni folkloristiche”.
(tr.d.a.)

Questo è quanto si legge sul sito del MoMa (Museum of Modern Art) di New York che, fin da subito, fornisce una chiave interpretativa del cinema proposto dalla regista italiana Alice Rohrwacher, accompagnata dalla sorella, l’attrice Alba Rohrwacher.
Decisamente più apprezzata all’estero che in Italia, Alice Rohrwacher sembra raccontare, nelle sue pellicole Corpo celeste (2011), Le Meraviglie (2014) e Lazzaro Felice (miglior sceneggiatura a Cannes, 2018), una realtà cruda, bucolica, fatta di apicoltori e paesaggi rurali, fuori dal tempo, possibili, probabili ma non comuni, a cui si alternano sentimenti genuini, abbastanza ingenui, giocati sul confine di una realtà amara e stranamente vera. Racconti cadenzati dal ritmo della vita di campagna, con il tempo scandito dalle zappe che si alzano per poi ricadere, con il tempo delle api, lavoratrici instancabili.

Un cinema, quello di Alice Rohrwacher, imprevedibile, come la probabilità che la stessa si ritrovasse ad essere una regista acclamata, a cui il MoMa dedica una mostra.

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Come lei, sua sorella, Alba con un David di Donatello come miglior attrice non protagonista, per Giorni e Nuvole di Silvio Soldini, nel 2008; con un David di Donatello, migliore attrice protagonista, per Il papà di Giovanna, di Pupi Avati nel 2009, e ancora, con un Nastro d’Argento, come migliore attrice protagonista per La solitudine dei numeri primi, di Saverio Costanzo nel 2011 e un Nastro d’argento speciale per Perfetti Sconosciuti di Paolo Genovese nel 2016.

Sua fedele compagna di viaggio in Le Meraviglie e Lazzaro Felice, quello tra Alba e sua sorella Alice è un connubio che non ha bisogno di molte spiegazioni: a loro basta guardarsi, per capirsi, per finire l’una le frasi dell’altra, strumenti diversi che “giocano” alla stessa melodia.
Alba riporta sullo schermo ciò che Alice vuole raccontare e, tuttavia, non può raccontarlo se non con quella voce che è propria di sua sorella, con il tono sempre pacato e lo sguardo tutto rivolto in un mondo troppo personale.

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“Alba Rohrwacher emana intelligenza e sensualità in tutte le sue performance. Al tempo stesso terrena ed eterea, mina i ruoli più comuni – la futura madre nevrotica, la figlia pazza, la moglie sessualmente irrequieta, la prostituta dal cuore d’oro – per le loro infinite possibilità di espressioni emotive e fisiche e, al contempo, interpreta “tipi non comuni”, come la donna che vive come un uomo, in un modo tutto suo” .
(tr.d.a. dal sito del MoMa)

Al loro sguardo sul mondo (e alla sua rappresentazione), è dedicata la rassegna cinematografica del MoMa “The Wonders: Alice e Alba Rohrwacher”, in collaborazione con Luce Cinecittà, dal 4 al 23 dicembre.

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