Un vecchio e saggio proverbio dice: “chi semina raccoglie”. Nel caso di Vittorio Storaro, che spegnerà 80 candeline il prossimo 24 giugno, possiamo certamente affermare che abbia raccolto esattamente ciò che ha seminato. Tre premi “Oscar” e cinque “Nastri d’argento”, uniti ad altri numerosi premi, sono il bottino accumulato finora dal maestro. Dal 6 luglio, però, Vittorio Storaro dovrà fare ancora un po’ di spazio in bacheca.

Vittorio Storaro

Il maestro Vittorio Storaro

In occasione dei suoi “primi” 50 anni di carriera cinematografica, infatti, gli verrà consegnato il Nastro d’oro. Un prestigiosissimo ed esclusivo premio, consegnato solo in casi davvero speciali.

In passato, solo illustri personalità del mondo del cinema sono riuscite ad aggiudicarsi il premio per la loro carriera longeva. Da Alberto Sordi a Ennio Morricone, da Michelangelo Antonioni a Sophia Loren, questo è il calibro dei maestri che si sono fregiati del “Nastro d’oro”. La consegna del premio, consegnato secondo il giudizio del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani (SNGCI), avverrà al museo MAXXI di Roma e sarà visibile in diretta su Rai Movie.

Trattandosi del primo direttore della fotografia ad aggiudicarselo, Vittorio Storaro crea un precedente di cui tutto il mondo del cinema resta entusiasta. La direzione della fotografia, infatti, essendo un’arte il cui merito è riconosciuto solo da esperti o appassionati, aspettava un riconoscimento per un grande maestro patrimonio della nostra nazione. Le sue eccellenti collaborazioni, da Francis Ford Coppola a Woody Allen, da Warren Beatty a Bernardo Bertolucci hanno prodotto capolavori del calibro di Apocalypse Now valendogli ben tre premi Oscar.

Nello strabiliante lavoro compiuto sul set con Francis Ford Coppola, Vittorio Storaro ha dimostrato cosa significhi fare la differenza con la fotografia. Lo ricordiamo, ad esempio in Apocalypse now, quando con un colpo di genio illumina il volto di Marlon Brando lasciando una parte di esso sempre al buio.

Vittorio storaro

Marlon Brando nella famosa scena del monologo in “Apocalypse now”

Con questa scelta, veicolando il senso di bipolarità e di dualità dell’animo del personaggio e della natura umana, mostra quanto sia possibile incidere su un film con una disciplina a molti ignoti, la fotografia appunto. Una parte chiara, visibile, esposta da un lato. Dall’altro, una parte oscuro, tetra, invisibile, che nasconde l’ignoto insito in ognuno di noi. In L’ultimo imperatore, invece, con una fotografia calda e soave conferisce maestà ad un film che vive di solennità.

Vittorio Storaro

Una scena tratta da “L’ultimo imperatore”

In sostanza, dunque, che sia artista della luce, artigiano o perfezionista della tecnica, Vittorio Storaro rimane un maestro da cui si può solo imparare. E ogni qual volta viene premiata una personalità del genere, non si può far altro che congratularsi e compiere una virtuale standing ovation!

 

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