Era il 13 settembre del 1948 quando Marlene Dietrich, in quell’occasione in sala con L’Angelo Azzurro (Josef von Sternberg, 1930), tagliò il nastro per l’inaugurazione di quello che sarebbe diventato il monosala più famoso di New York, il Paris Theatre.
Negli anni immediatamente successivi, il Paris Theatre divenne un baluardo per i film d’autore da tutto il mondo, tra i tanti anche gli italiani Fellini, Zeffirelli e Rossellini.

Marlene Dietrich ne “L’Angelo azzurro” di Joseph von Sternberg (1930)

I tempi, tuttavia, cambiano. Con l’avvento della televisione, dei film e delle serie tv (dai primi anni ’90), e dello streaming e le grandi piattaforme (da qualche anno a questa parte), da guardare comodamente dal divano di casa propria, il cinema con le sue sale, il suo odore tutto impregnato nelle poltrone, sembra diventare una cosa per veri appassionati, quasi nostalgici. I multisala faticano ad andare avanti e molte sale a un solo schermo dichiarano fallimento.

Il Paris Theatre di New York

Il colosso americano dello streaming Netflix (di cui è in parte responsabile, insieme a Hulu, HBO, Amazon Prime Video e tanti altri) lo sa e si propone di salvarne almeno un paio. Dopo la chiusura del Paris Theatre, nell’agosto di quest’anno, Netflix ha deciso di “salvare” la sala, inaugurandola nuovamente con Marriage Story di Noah Baumbach, acclamato film con Scarlett Johansson e Adam Driver.

Un nuovo inizio con cui Netfllix sembra aggiudicarsi anche quella fetta di pubblico nostalgico, promuovendo le pellicole da lui prodotte. Un nuovo inizio? Si spera di sì, per il Paris Theatre e per altre sale, sulle quali Netflix sembra aver già posato i propri occhi.

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