È stata presentata venerdì 19 giugno la 68esima edizione del Trento Film Festival, uno di più antichi festival cinematografici italiani ancora in attività. Il Festival si occupa di un cinema che, dalla nicchia dei primi anni, sta arrivando a conquistare sempre di più il grande pubblico. Quel cinema, spesse volte documentaristico, che affronta tematiche di montagna, esplorazione, alpinismo, cultura montana e ambiente. Affiancati al concorso, troviamo poi incontri, mostre e un’esposizione internazionale di libri.

La conferenza di presentazione si è tenuta in tarda mattinata a Cavalese, in quella val di Fiemme che (insieme alla confinante val di Fassa) ha subito i danni più gravi della tempesta Vaia. Una location, a ben vedere, tutt’altro che casuale. Il tema di quest’edizione sarà infatti il bosco. Quel bosco prediletto da Stradivari nella produzione dei suoi celebri violini e ferito da questo evento catastrofico. Evento le cui inimmaginabili proporzioni non erano state previste né messe in conto dall’uomo.

La tempesta Vaia ha posto ancora una volta in evidenza l’urgenza di un discorso serio in merito ai cambiamenti climatici. Ma soprattutto la necessità di una rimodulazione del rapporto fra noi e l’ambiente che abitiamo e del quale siamo sempre ospiti, mai sovrani. La pandemia, in questo senso, è soltanto l’altra faccia della stessa medaglia: l’azione complessiva dell’uomo sull’ambiente può comportare conseguenze globali decisamente drammatiche.

Trento Film Festival

La devastazione di Vaia sulle strade del territorio, quasi due anni dopo (Fonte: ilmeteo.net)

Per Sergio Fant, responsabile del programma cinematografico, il paesaggio devastato della val di Fiemme vittima di Vaia corrisponde in maniera inquietante al paesaggio devastato delle nostre quotidianità, vittime della pandemia che stiamo cercando ora di sconfiggere. Farlo significa senza dubbio ripartire anche e soprattutto dal mondo della cultura e dell’arte.

Per questo il Trento Film Festival ha deciso di non annullare i propri appuntamenti. Soltanto di riprogrammarli e riprogrammarsi spostando le proprie date da inizio primavera ad un’estate ormai inoltrata. Anche il Festival di Pesaro, il Cinema Ritrovato di Bologna e la mostra di Venezia hanno preso la decisione di non fermarsi: il Trento Film Festival è davvero orgoglioso di far parte di questa volata.

Il manifesto: “Un bosco per non dimenticare”

Il manifesto di questa 68esima edizione è realizzato da Albino Rossi, pittore trentino classe 1953. Nel suo intervento alla conferenza, l’artista ha definito il bosco sostanzialmente in due termini. Esso è anzitutto quello spazio che segna il confine fra la montagna vera e propria (territorio insidioso fatto di roccia) e gli insediamenti umani. Il bosco è un elemento da tutelare, in quanto esso stesso si pone a tutela di un rapporto ormai millenario: quello fra la natura e l’uomo. Un rapporto, per certi versi, da recuperare e riscoprire nella reciproca coesistenza.

Manifesto 68. Trento Film Festival

Manifesto 68. Trento Film Festival (Fonte: trentofestival.it)

Il bosco è poi, per Rossi, essenzialità e armonia degli elementi che lo connotano: gli alberi. Per questo il risultato finale, nel disegno del manifesto, risulta monocromatico ed altrettanto essenziale: l’artista ha usato, nel realizzarlo, una semplice biro rossa. Il titolo dell’opera è poi “Un bosco per non dimenticare“, rimarcando ancora il forte rimando alla tempesta Vaia.

La kermesse, tra streaming e arene all’aperto

Entrando nel vivo della kermesse, alcuni eventi di questo Trento Film Festival (in programma dal 27 agosto al 2 settembre 2020) si svolgeranno nelle piazze di Trento. Altri appuntamenti e incontri, invece, verranno per la prima volta “esplosi” a macchia di leopardo su tutto il territorio provinciale. Da Rovereto a Riva del Garda, altopiano della Paganella, ma anche nella val di Fiemme e val di Fassa. Le proiezioni saranno fruibili in sala, nelle arene all’aperto, ma soprattutto (grande novità di quest’anno) in streaming.

L’intero programma del Festival sarà infatti disponibile sulla piattaforma francese Festival Scope per ben due settimane, la settimana del Festival e quella immediatamente successiva. Il Trento Film Festival è il primo festival cinematografico italiano ad adottare questa soluzione, mantenendosi comunque ibrido. Verranno infatti creati nuovi spazi di proiezione anche all’aperto, per sopperire alla disponibilità ridotta delle sale. Tali spazi, in città e nel territorio provinciale, sono intesi in un’ottica più inclusiva che dispersiva. Ci si orienta nella direzione di una vera e propria riscoperta del Trentino: un valore aggiunto per quanto riguarda la promozione turistica del territorio.

I film selezionati

Sono 100 i film selezionati quest’anno, 25 in concorso per la Genziana d’oro. Tra questi, figurano 14 lungometraggi e 11 cortometraggi, 14 anteprime italiane e 2 anteprime internazionali. C’è una presenza importante dell’America Latina (sia come soggetto dei film che come registi), un’intera sezione tematica dedicata alla nazione euro-asiatica della Georgia e un numero considerevole di registi italiani.

Tra i film in concorso ricordiamo Lo Cordillera de los Sueños di Patricio Guzmàn, affascinante riflessione sul significato delle Ande per l’identità cilena, e Cholitas degli spagnoli Murciego e Iraburu. Quest’ultimo si concentra su un gruppo di donne che sfidano pregiudizi e altitudine per cimentarsi nella scalata dell’Aconcagua, cima più alta delle Ande, vestendo i loro coloratissimi abiti tradizionali.

Rimanendo sul versante più alpinistico, The Last Mountain di Dariusz Zaluski, anteprima italiana, racconta la leggendaria spedizione polacca che nel 2018 tentò l’ascesa invernale del K2. Culminata però in un’altra impresa, ben diversa: il salvataggio di un’alpinista francese isolata sul vicino Nanga Parbat.

A Tunnel di Orjonikidze e Arsenishvili è il lucido ritratto delle tensioni che animano gli abitanti di una regione montana in Georgia e gli impresari cinesi. Questi ultimi intenzionati a costruire la nuova e controversa “Via della Seta”, ferrovia che collegherà Europa e Oriente. Sulla querelle in merito alla legittimità di tali infrastrutture, ricordiamo anche Suspensiòn di Simòn Uribe, un film che ha invece per protagonisti una surreale autostrada mai completata (costruita in Colombia tra impervie pendici e foreste) e gli indigeni rimasti a fare i conti con questo mostro di cemento.

Sing me a song di Thomas Balmès ci porta in Bhutan per raccontare la vicenda contemporanea e universale di un giovane monaco. Combattuto tra l’isolamento del suo monastero, incastonato fra le montagne, e le tentazioni del proprio smartphone pronto a connetterlo con il resto del mondo. Sicherheit 123 degli altoatesini Florian Kofler e Julia Gutweniger è invece una stupefacente ricognizione attraverso l’arco alpino. Il tentativo è di ritrarre le molteplici forme attraverso cui si attua il confronto fra l’uomo e le forze della natura.

Sidik and the Panther di Reber Dosky è filmato tra le splendide montagne del Kurdistan iracheno. Narra di un leggendario e inafferrabile leopardo persiano che potrebbe diventare la chiave di volta in grado di portare finalmente la pace nella regione, rendendola una riserva naturale.

Infine, ma i film di cui parlare sarebbero ancora moltissimi, abbiamo due opere diverse, ma che entrambe porteranno gli spettatori nel Grande Nord americano. North di Leslie Lagier, ritratto del leggendario Yukon canadese, tra il boom della corsa all’oro e le macerie sociali e ambientali lasciate dallo sfruttamento delle risorse. E Der Bär in mir di Roman Droux, che segue la spedizione del biologo svizzero David Bittner nell’Alaska più selvaggio. I due passeranno un’intera estate in compagnia di giganteschi orsi grizzly, mostrati in immagini ravvicinate mozzafiato, che ci interrogano sul rapporto cangiante tra uomo e animale.

L’evento di chiusura sarà un omaggio a Werner Herzog, con la proiezione di Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin, film semi-autobiografico che ricorda Bruce Chatwin ad ottant’anni dalla nascita, partendo dal legame di amicizia che lo legava al regista.

Immagine in evidenza: www.spiritomontano.it
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