La Mancha è una terra calvinista, arida e severa. Un tempo il colore predominante era il nero, che le donne portavano in lutto. Lì nacque e crebbe un ragazzo diverso dagli altri, i capelli scuri, mossi, lo sguardo lontano. Un ragazzo che voleva diventare regista e il giorno che afferrò la prima cinepresa Super-8 si prese la libertà di sostituire a tutto quel nero d’infanzia un rosso sognato, mai visto, passionale. All’intransigenza, la provocazione.

Arrivò al Festival del cinema di Venezia per caso – e fortuna – nel 1983 con il film L’indiscreto fascino del peccato. Venne considerato osceno.

Quel ragazzo oggi è un uomo, (70 anni, il prossimo 25 settembre) si chiama Pedro Almodóvar e, trentasei anni dopo quel battesimo, a Venezia ci è tornato per ritirare il Leone d’oro alla carriera.

© labiennale.org

Un atto di giustizia poetica, dice lui, anche se, sempre qui, nel 1988 aveva vinto l’Osella d’oro con il magistrale Donne sull’orlo di una crisi di nervi.

Alberto Barbera, direttore artistico del Festival, sostiene che Almodóvar sia il più grande e influente regista spagnolo dopo Buñuel, senza dimenticare che eccelle nel dipingere ritratti femminili incredibilmente originali. Forse perché Pedro è rimasto sempre figlio di quella terra aspra, di una madre invadente e indispensabile.

E sono quei ricordi d’infanzia, che riguarda con l’occhio maturo e provocatorio di chi è scappato e sopravvissuto, gli elementi fondamentali delle sue opere, che gli hanno fatto guadagnare un posto d’onore nell’Olimpo della cinematografica contemporanea.

Che siano suore, casalinghe o travestiti, Pedro conferisce ai suoi personaggi libertà morale. Personaggi che incontra per strada, nella sua Madrid, che ha vestito, svestito, sporcato, spezzato.

Controverso, provocatorio, nevrotico, istrionico.

Si è distinto come il regista delle donne. Perché se c’è una cosa che Pedro sa fare meglio di tutti è proprio raccontare l’universo femminile. Dalla strepitosa Manuela (Cecilia Roth) di Tutto su mio madre, alla misteriosa e sensuale Magdalena (Penelope Cruz) protagonista de Gli abbracci spezzati.

Femme fatale, isteriche, sopravvissute. Madri, mogli, amanti, vedove. Intellettuali, passionali.

“Donne sull’orlo di una crisi di nervi” © Wikipedia

Tra le sue muse: l’insostituibile Carmen Maura, Marisa Paredes, Cecilia Roth e Penelope Cruz. Non ha paura a portare sullo schermo la loro bellezza al grado più elevato e, con la stessa grazia, il dolore più lacerante contro il quale combattono.

I capelli ormai bianchi e disordinati, lo sguardo sempre lontano, ammette commosso:

Non sarò mai più solo, questo Leone mi farà compagnia 

A premiarlo, tra gli altri, la presidente di giuria e grande amica Lucrecia Martel. Lei, regista donna in prima linea contro le violenze e la discriminazione di genere. Lui, che le donne le ascolta, le osserva, le conosce e ne restituisce un dipinto sincero e appassionato.

Isterico, passionale, dissacrante.

Ti aspettiamo agli Oscar Pedro!

© riproduzione riservata