È proprio una notte da leoni quella vissuta da Todd Phillips a Venezia 76: il suo Joker conquista tutti e vince il Leone d’oro facendo la storia. Se è riduttivo parlare di cinecomic, in questo caso, è pur vero che uno dei villain più amati e famosi dei fumetti ha ottenuto un riconoscimento importante, quello intellettuale, aprendosi la strada verso gli Oscar 2020. Sembrava impossibile superare l’indimenticabile interpretazione di Heat Ledger ma Joaquin Phoenix ha fatto un lavoro strabiliante, che si pone a un livello di lettura diverso rispetto ai Joker precedenti riuscendo a comunicare il grande disagio del nostro tempo. Un tempo segnato da alienazione e solitudine, in cui i deboli vengono schiacciati e relegati agli angoli da una società perversa e inquietante – che vediamo filtrata dalla risata isterica e dallo sguardo dolente di Arthur Fleck/Phoenix – di cui il film è lo specchio, nel quale la violenza è ovunque e la giustizia tende a nascondersi.

© Guy Ferrandis

E si nasconde anche nel nuovo capolavoro del discusso Roman Polanski, J’accuse, che a dispetto delle polemiche che hanno accompagnato questo festival sin dall’inizio riceve il Gran premio della giuria, ritirato dalla moglie di Polanski Emanuelle Seigner. La presidente Lucrecia Martel è evidentemente rimasta in minoranza nella sua battaglia contro il regista, il quale ha firmato un’opera di immenso spessore politico, sociale e umano con un grande Jean Dujardin. La Martel – annunciando la vittoria a denti stretti – ha ribadito che non si può e non si deve separare l’uomo dall’artista perché “un’opera è sempre la visione dell’uomo che la crea”.

L’Italia ottiene il suo primo riconoscimento con il Premio speciale della giuria a Franco Maresco e il suo La mafia non è più quella di una volta, un film importante e potente che mette a confronto due personaggi antitetici come Letizia Battaglia – nomen omen, fotografa impegnata nella lotta alla mafia – e Ciccio Mira, facendo il punto sulla mafia e l’antimafia a Palermo oggi.

Roy Andersson, già vincitore a Venezia 71 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza, viene premiato come miglior regista per About Endlessness mentre la Coppa Volpi alla miglior interprete femminile va a Ariane Ascaride per il film Gloria Mundi.

Luca Marinelli © Alberto Pizzoli/AFP/Getty Images

Secondo importante riconoscimento per l’Italia – che ha suscitato non poche polemiche – è la Coppa Volpi a Luca Marinelli per Martin Eden di Pietro Marcello. L’attore riceve il premio con un certo stupore dedicandolo “a tutte le persone splendide che sono in mare a salvare altri esseri umani che fuggono da situazioni inimmaginabili” e ringraziandole per “evitarci di fare una figura pessima con noi stessi e con il prossimo”. Un discorso sentito, il suo, che ha scatenato le immancabili reazioni velenose a cui siamo abituati ormai quando si affronta la questione migranti e accoglienza.

Ha sorpreso però, e non poco, il comunicato del Codacons che ha definito questa vittoria addirittura “una delle pagine più imbarazzanti della storia del cinema italiano”. La motivazione? Semplice: la mancata vittoria di Joaquin Phoenix per il suo ruolo in Joker. Forse il Codacons non sa, o non ricorda, che per regolamento alla Mostra del Cinema di Venezia non si possono assegnare due premi a uno stesso film e che quindi, avendo già vinto il Leone d’oro, il Joker di Phillips non avrebbe potuto comunque ottenere la Coppa Volpi. Questa, per il Codacons, è davvero una delle pagine più imbarazzanti e ci dispiace veder sminuito così uno degli attori più bravi del cinema italiano contemporaneo.

Proseguendo con i premi, No. 7 Cherry Lane – film di animazione che vuole celebrare la libertà – vince come miglior sceneggiatura mentre Toby Wallace ottiene il Premio Marcello Mastroianni a un attore emergente per l’acclamato Babyteeth. Per la sezione Orizzonti il premio come miglior film va ad Atlantis di Valentyn Vasyanovych, You will die at twenty invece riceve il premio Leone del futuro ed è il primo lungometraggio realizzato in Sudan. Leoncino d’oro (il premio istituito da Agiscuola nel 1989) a Il sindaco del rione sanità di Mario Martone con questa motivazione: “Un’opera di stampo teatrale, valorizzata da una regia che richiama un’atmosfera da palcoscenico e al contempo che riesce a innovare un genere in ascesa in modo non convenzionale. Per aver saputo rappresentare, con eleganza e brutalità, una realtà in cui la violenza è una prerogativa dell’ignoranza. Per aver portato in scena la figura di un protagonista la cui morale sfugge a qualsiasi stereotipo del genere”.

Durante la premiazione, Lucrecia Martel ha sottolineato come sia difficile mettere a confronto le opere d’arte e che, non trattandosi di una competizione sportiva, l’assegnazione dei premi è limitata, mettendo a tacere una volta per tutte le diatribe emerse in questa edizione della Mostra del Cinema di Venezia.

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