Nous Rêvons, presentato alla 69ª edizione del Festival di Cannes (maggio 2016) nella sezione Short Film Corner e in concorso alla 16ª edizione del RIFF (Rome Independent Film Festival), è il primo cortometraggio scritto e diretto da Alberto Spaziani, emergente regista romano prossimo alla laurea (DAMS presso l’Universitá degli studi di Roma Tre). Pur non avendo una vera e propria produzione alle spalle, ha voluto proporsi a questi importanti Festival per avere un contatto più diretto con quello che è il mercato attuale della cinematografia Europea e i meccanismi della distribuzione. Molti dettagli riportati in questo articolo sono frutto di una chiacchierata con il regista, contributo importante per comprendere a fondo la natura di questo cortometraggio.

Il titolo anticipa e sottolinea l’aspetto onirico del sogno, o meglio, del ricordo, di cui il cortometraggio è impregnato, a cui si contrappone la realtà permeata d’incomunicabilità. Il tema centrale della vicenda è: “Fino a che punto illusione e realtà si intrecciano?”. L’amore è l’emblema per eccellenza della volontà umana d’illudersi di poter schivare la realtà.

Il film si apre presentando i due protagonisti: una giovane coppia che decide di chiudersi in una vecchia casa sul mare per trascorrere un week end lontano dalla realtà, dai cui però, non riusciranno a scappare davvero. L’empatia che va creandosi con i due personaggi restituisce allo spettatore una vagheggiante idea di già finito“, problema psicologico insinuatosi nella nostra generazione, soprattutto nella ricerca di un amore di cui vediamo perennemente la fine e mai un percorso duraturo nel tempo. Difatti, non è un amore reale quello che ci presenta Spaziani ma una relazione sospesa tra sogno e ricordo. Il filo logico della storia è molto sottile: lo spettatore può infatti interpretare il finale secondo la chiave di lettura che preferisce, essendo, definito così dal regista, un thriller psicologico romantico.

Risulta centrale la ricerca costante di qualcosa, come in questo caso di un amore idilliaco, irraggiungibile, rischiando di non riuscire a vivere a pieno il momento perdendosi nell’idea del perfezionismo. Secondo Spaziani nella nostra generazione quest’ideale è ricorrente soprattutto per la perdita dei valori dal punto di vista sessuale, minimizzando un atto che dovrebbe lasciare spazio all’infinità dell’amore, la temporalità in cui ogni giorno ci si rende conto di amarsi.

«Solo che a volte sono un po’ nostalgica»

«Dovrebbe essere finito qualcosa per essere un po’ nostalgici, no?»

Mentre scriveva lo sceneggiato, Spaziani, aveva già ben presente la colonna sonora (mix di grunge e britpop) che avrebbe accompagnato l’intero cortometraggio. Alcune delle tracce selezionate sono originali mentre altre sono realizzate da lui stesso con un piccolo studio di registrazione amatoriale. Le riprese realizzate con la troupe del Centro Sperimentale di Roma sono durate tre giorni e mezzo con qualche giornata di prova per conoscere gli attori (Daniele Rienzo e Giulia Pomarici) e avere così il tempo di una riscrittura. Il giovane regista si è trovato ad affrontare una continua riscrittura, in prova, durante le riprese e anche in montaggio: egli ha trovato inoltre essenziale il confronto con gli attori, i quali hanno avuto una visione diversa del tutto“, fornendogli alcuni suggerimenti preziosi.

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