A partire dal 31 gennaio la piattaforma Netflix si è colorata di tinte sature, glitter e tanto chiasso: è arrivata Pose.
La nuova serie tv ideata da Ryan Murhpy e Brad Falchuk (le menti dietro Glee), ispirati al documentario del 1990 di Jennie Livingston Paris Is Burning, racconta l’epoca di fine anni ’80 americana tra l’ascesa al potere del colosso di Trump e la lenta emersione nello strato sociale della cultura LGBT.

Indya Moore, Ryan Jamaal Swain e MJ Rodriguez in una scena di Pose. Foto da cinematographe.it

Tra le innumerevoli note di merito che costellano questa nuova proposta, la principale è stata senz’altro l’aver scelto tra i protagonisti come Evan Peter e Kate Mara,  buona parte del resto del cast sono tra le più note attrici e modelle transessuali al mondo: MJ Rodriguez, Dominque Jackson e Indya Moore.
Sembra dunque facile così risultare azzardati e innovativi ma non è stato solo questo a fare di  Pose un prodotto cult inondato di critiche positive e ad oggi candidato a ben due Golden Globe (Migliore serie drammatica e Migliore attore in una serie drammatica per l’elegantissimo Billy Porter).
No, questa serie ha una carica di convinzione fuori dal comune.

MJ Rodriguez interpreta Blanca. Foto da refinery.29

Inizia così, ogni episodio, aprendosi sulla prossima scena di ballculture, le sfarzosissime reunion della comunità LGBT tra sfilate a tema e una giuria – ironicamente – molto esigente.
Giocando con il concetto di “pregiudizio” che di solito aleggia su questi topic, il pilot stesso è una vera e propria sfida per lo spettatore. Eccessivo, grossolano e confusionario per poi, a pochi minuti dalla fine, rallentare il ritmo e lasciare emergere la commovente drammaticità delle realtà raccontate (esilio, Aids e molto altro).
Da lì vi basteranno solo pochi istanti per affezionarvi ad ogni personaggio così lontano dagli stereotipi e dunque così ben strutturato.

Pose riesce con intelligenza a sensibilizzare il pubblico senza regalare perbenismi e cliché.  Anzi, di puntata in puntata si riesce con semplicità a calarsi nella dimensione stessa di “famiglia” che divulga. Le houses infatti, sotto il nome delle quali ci si presentava a concorrere nelle competizioni, erano spazi abitativi che transgender o gay gestivano e amministravano per accogliere giovani ragazzi e ragazze esiliati da casa e famiglia a causa delle loro scelte.
Sfrontato e posato al punto da riuscire ad affrontare senza estremizzare o polemizzare, le 8 puntate di Pose sono da non perdere: voleranno via sullo schermo in attesa della seconda stagione già confermata e in arrivo per l’anno nuovo.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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