Il richiamo della foresta fu il primo romanzo dell’autore statunitense Jack London, scritto nel 1903. Egli abbandonò gli studi all’Università della California e si unì alla schiera impazzita per la “corsa all’oro” nel Klondike. Da questa sua esperienza turbolenta e difficile prese ispirazione e creò la storia del cane San Bernardo misto pastore scozzese Buck e del suo amato padrone Thornton.

Il successo che ne seguì donò fama immensa a London e, al contempo, diede il via ai numerosi adattamenti del romanzo, come quello del 1935 con Clark Gable.

Questo appena uscito nelle sale, invece, è diretto da Chris Sanders, regista di Lilo & Stitch e Dragon Trainer. Inoltre, è il primo che vede protagonista un cane realizzato in CGI, ultimo esempio della tecnologia cinematografica che ha ormai raggiunto livelli eccellenti.

Il richiamo della foresta

L’utilizzo della CGI per dar vita a Buck ha i suoi lati positivi ma ha anche sollevato quelli negativi. Nessun dubbio di natura etica sul trattamento di animali che lavorano e ampio raggio di azione in post-produzione, ovviamente. Ma per quanto possa impressionare la verosimiglianza di Buck (realizzato su modello del cane del regista, Buckley, che lo ha adottato mesi prima di iniziare a lavorare al progetto e sulle movenze dell’attore e stunt Terry Notary), allo stesso tempo, impressiona troppa autenticità, che prende il sopravvento sul film. Vero, Buck è il protagonista. Verissimo, i cani sono i nostri migliori amici. Ma lo sguardo di disapprovazione che ha lanciato a Thornton quando quest’ultimo ha bevuto troppo alcol?

Questo Buck in CGI ha causato un po’ la perdita dell’essenza del romanzo, il richiamo della foresta, appunto: l’istinto di sopravvivenza e primitivismo cui inneggia London.

Harrison Ford è una scelta convincente per interpretare il protagonista umano. La svolta nella sorte del cane, rapito e maltrattato fino a quel momento, non poteva essere impersonata da un amico migliore.

Fedele alla storia narrata nel romanzo, il film segue le sorti alterne del cane Buck. Rapito nella sua casa in California e portato al nord, è venduto al corriere Perrault che consegna la posta nelle zone dei cercatori d’oro, il quale lo inserisce in un branco di cani da slitta. Picchiato e soggiogato, il povero cane impara a difendersi e a farsi rispettare dagli altri cani diventandone il capo, attraverso le dure prove che è costretto a subire.

Dopo essere stato venduto, di nuovo, a un ricco e crudele viaggiatore di nome Hal (Dan Stevens) e a sua sorella Mercedes (Karen Gillan) che lo riduce in condizioni gravose, viene salvato da Thornton. Egli è l’unico con cui riesce ad instaurare un rapporto d’amore e di rispetto. Sarà proprio lui ad incoraggiarlo a seguire il forte richiamo della natura e ad essere sé stesso.

Il richiamo della foresta non convince del tutto, insomma. Il digitale non riesce a tramettere la stessa emotività e “voracità” del romanzo e questo è un vero peccato.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Fonte immagini: © 20th Century Fox
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