1917 prima di essere un film è un’esperienza immersiva da connotati videoludici.

Abbiamo la quest iniziale, il viaggio, la sopravvivenza in un mondo ostile e il nemico. La camera è sempre presente, concentrata sui protagonisti e sul paesaggio in quello che viene costruito come un’unica ripresa.

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George MacKay è Schofield in una scena tratta dal film (Photo by Francois Duhamel/Universal Pictures – © Universal Studios)

È interessante come cinema e videogioco si incontrino in un film d’arte come quello di Sam Mendes. Si presume non sia una scelta volontaria, ma è ciò che traspare. L’epica colonna sonora non ci abbandona mai, e viene caricata di pathos ad ogni “livello”. Infatti, ad ogni step dei protagonisti, la camera si sposta riprendendo ciò che andremo ad affrontare. Come, appunto, in un videogioco.

Tutto questo non è un difetto, ma un grandissimo pregio. Perché ciò che ci insegnano i prodotti videoludici è la loro capacità di coinvolgimento e di stimolazione corporea. Il nostro corpo reagisce all’azione in molte scene del film, come se noi stessi fossimo lì presenti.

1917 ci trascina con forza sul campo di battaglia, tra le rovine e le terre desolate di una Francia distrutta dalla grande guerra.

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I due protagonisti in una scena del film (Photo by Francois Duhamel/Universal Pictures – © Universal Studios)

Mendes fa coincidere il tempo del racconto con quello della visione, o meglio ci restituisce tale aspetto grazie a un espediente semplice ma funzionale. Un film, quindi, che vive di tecnica, pura e stupenda tecnica cinematografica. Il piano sequenza ha sempre suscitato una attrattiva, nel pubblico quanto nei registi. Un espediente che non è solo tale, è un’espressione artistica che dà forma alla realtà svincolandosi dal montaggio.

Molti registi, da Orson Welles con Quarto potere a Hitchcok con Nodo alla gola, da Aleksandr Sokurov con Arca russa fino a Iñarritu con Birdman, ne hanno fatto un uso meraviglioso e scolpito nel tempo. Mendes non è da meno, e già con la scena iniziale di Spectre aveva dimostrato grande padronanza della tecnica. La sua è una grande illusione, attraverso vari piani sequenza crea quella che viene percepita con un’unica ripresa. Facendo questo ci permette di vivere un’ordinaria giornata di guerra oltre le abbandonate linee nemiche.

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Lieutenant Leslie (Andrew Scott) e Schofield (George MacKay) in una scena del film (Photo by Francois Duhamel/Universal Pictures – © Universal Studios)

Ma non facciamoci ingannare dal titolo e dalla connotazione storica, perché 1917 è ben lontano da film come Salvate il soldato Ryan o Behind Enemy Lines. Al regista inglese non interessa nessuna epica o patriottismo, per quanto la musica, a tratti, ci possa portare a pensarlo. A lui preme raccontare la disperazione di quegli attimi e la devastazione intorno ai personaggi; è la grande fuga dalla morte. Quest’ultima si nasconde dietro ogni albero, ogni rudere e trincea.

Nel rappresentare tutto questo, Mendes e Roger Deakins (direttore della fotografia) hanno lavorato per sottrazione. Nessuna “massa bellica”, solo due uomini e il mondo attorno a loro. La violenza, la sconforto dei soldati e la morte avvengono quasi sempre fuori campo. Una scelta estetica e narrativa molto potente, che fa di 1917 un lucido e intelligente racconto di guerra, senza ruffianeria nel stimolare l’emozione dall’atrocità.

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George MacKay è Schofield in una scena tratta dal film (Photo by Francois Duhamel/Universal Pictures – © Universal Studios)

Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman) sono due giovani soldati non ancora contaminati dal cinismo, quasi innocenti nell’affrontare il loro viaggio. Sono due ragazzi qualsiasi che lottano per la vita, la loro quanto quella di molti altri, e schiacciati dal peso di un’impresa più grande di loro. La loro corsa forsennata incrocerà la strada con quella di alti ufficiali, interpretati da Colin Firth, Mark Strong e Benedict Cumbarbach. I tre attori fanno poco più di una comparsa, ma riescono comunque ad attrarre su di loro l’immagine come magneti.

Al di là di qualsiasi premiazione, che siano i Golden Globe o gli Oscar, 1917 è un film stupendo e complesso. Un’opera e un’esperienza in grado di coniugare volontà registiche e aspettative di un pubblico sempre più annoiato da film fabbricati in serie.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

Immagini di copertina: Photo by Francois Duhamel / Universal Pic – © 2019 Universal Pictures and Storyteller Distribution Co., LLC. All Rights Reserved.
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