Prosegue inarrestabile la macchina della Disney. Tra remake, reboot, sequel e future serie, la Casa di Topolino vive l’era del live action. Un progetto commerciale, certo, ma incentrato a far riscoprire la magia dei suoi grandi classici alle nuove generazioni, troppo lontane (temporalmente e culturalmente) dalla vecchia animazione. Non sempre, però, i nuovi progetti trovano il modo di coniugare vecchio e nuovo, animazione e realtà. Un esempio è stato il Dumbo di Tim Burton, un ibrido sospeso tra autorialità e volontà produttive. Con Aladdin invece, la Disney sembra aver centrato appieno il bersaglio.

Will Smith è il Genio della lampada in una scena del film (© 2018 Disney Enterprises)

Con una storia fedele all’originale del ’92 e presentata in chiave moderna, il film racconta di come il giovane ladro Aladdin (Mena Massoud), grazie al potere dei tre desideri del Genio della lampada (Will Smith), riesce a conquistare il cuore della Principessa Jasmine (Naomi Scott) e a sconfiggere il malvagio consigliere del Sultano, Jafar (Marwan Kenzari).

La scelta di riporre nelle mani di Guy Ritchie (Snatch – lo strappo, Rocknrolla, Sherlock Holmes) la regia del film incuriosì in molti, che si chiesero come l’iconico stile del regista si sarebbe adattato allo standard Disney. Si è optato per un giusto e apprezzabile compromesso: Ritchie compare più volte in frenetiche scene d’azione e di ballo, che ben si approcciano al colorito taglio del film. Il suo tocco è inconfondibile nelle suggestive sequenze dei titoli di testa in cui vengono mostrati i vari personaggi. Inoltre, i dubbi sulla resa del Genio sono stati soppiantati da un profondo gradimento per il lavoro svolto sulla computer grafica e i costumi, che regalano allo spettatore scene ben costruite e visivamente d’impatto.

Rivelazione del film è il giovane Mena Massoud che, con un sorriso a trentadue denti, rimane fedele all’anima del suo personaggio e gli infonde un tocco nuovo di timidezza che lo rendono umano e vicino. La sua è una performance che trova in quella della sua partner Naomi Scott la giusta chimica. La Jasmine di Ritchie porta avanti quella ricostruzione delle protagoniste Disneyane, non più solo principesse da salvare ma donne forti, artefici del proprio destino. Ed è qui che la voglia d’indipendenza del personaggio, già presente nell’originale, prende forma e spazio (rubando la scena in più occasioni al protagonista).

Aladdin (Mena Massoud) e Jasmine (Naomi Scott) in una foto del film (Photo Credit Daniel Smith – © 2018 Disney Enterprises)

Allo stesso modo si è giocato sul background di Jafar, di cui Kenzari ha dato un’ottima interpretazione e profondità. Il Genio di Will Smith è interessante e l’attore è la ciliegina sulla torta, ma non riesce ad eguagliare quello di Robin Williams (che prestò la voce al personaggio). Protagonista di scene divertenti ed entusiasmanti, il genio viene messo un po’ da parte nella terza parte del film che risente della sua assenza. La parte musicale tenta una rivisitazione a tratti forzata, ma nel complesso piacevole.

Da Agrabah al deserto, tra fughe rocambolesche e storie d’amore l’Aladdin di Guy Ritchie si dimostra il live action più maturo e riuscito di questo filone Disney. Un’opera divertente ed emozionante, che farà brillare gli occhi dei più piccoli quanto quelli del pubblico di vecchia data.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10

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