Periferia di Brooklyn, New York, giorni nostri, piena estate. Un adolescente bianco, piacente e virile passa le sue giornate fra piccole scorribande con i suoi amici, droga e chat online con sconosciuti.

“BEACH RATS”: LA DOPPIA VITA DI FRANKIE

Apparentemente Frankie è un ragazzo come tanti altri: etero, annoiato, ribelle, in cerca di sesso facile. Ma l’apparenza, anche in questo caso, inganna. Frankie, infatti, finge di essere eterosessuale e vive una doppia vita: ragazzo sexy e maschile quando è in compagnia dei suoi amici, adolescente fragile, insicuro e segretamente omosessuale quando è solo.

Una scena del film “Beach Rats” (2017)

Frankie vive in casa con il padre malato terminale di cancro, una madre assente e depressa e una sorella minore in piena fase di pubertà. Quando il padre viene a mancare, la vita del protagonista va in frantumi: il velo di apparente normalità inizia a sgretolarsi e il precario equilibrio su cui ha costruito il suo personaggio si rompe.

La ragazza che aveva iniziato a frequentare per nascondere la sua attrazione verso gli uomini decide di lasciarlo quando Frankie cade nel circolo vizioso della droga. I suoi amici, intrappolati in un’esistenza piatta e senza prospettive future, non si accorgono della sua confusione e delle sue debolezze. La madre tenta di tirarlo fuori da questa spirale di degrado e di sofferenze ma senza troppo impegno, anche lei destinata ad essere schiacciata dalle circostanze.

Frankie inizia così a incontrare di persona gli uomini maturi con cui chattava online e a consumare con loro rapporti sessuali occasionali nella radura ai bordi dell’autostrade o in squallidi motel. Frankie cerca quella sicurezza e quel senso di protezione che i suoi genitori non gli hanno mai fornito. Li cerca fra le braccia di uomini più grandi, sposati o scapoli, che vedono in questo bel ragazzo dagli occhi chiari soltanto un giovane corpo da usare.

Intrappolato in un’esistenza costruita su bugie e desideri nascoste, il protagonista è destinato ad essere vittima di sé stesso e delle sue fragilità, incapace di spezzare le catene del conformismo e del machismo che caratterizzano la sua comunità e i rapporti con i suoi coetanei.

Beach Rats (2017)

UNA SESSUALITÀ NEGATA

Il titolo della pellicola fa riferimento all’espressione beach rats, che in slang identifica i ragazzi che frequentano Gerritsen Beach, una zona di Brooklyn (New York) abitata soprattutto da comunità di origine irlandese, e quindi tradizionalmente cattoliche.

Il film è stato presentato in anteprima, nel 2017, al Sundance Film Festivaldove Eliza Hittman ha vinto il premio per la miglior regia.  In Italia è stato distribuito nel 2019 sulla piattaforma streaming di Netflix.
Il protagonista è interpretato da uno strepitoso Harris Dickinson (lo avrete visto nella prima stagione della serie televisiva Trust (2018), dove interpreta il ruolo di John Paul Getty III), che ricopre il ruolo del “belloccio”, perfettamente inserito nel contesto sociale di riferimento e molto apprezzato dalle ragazze, incapace però di accettare la sua vera natura e le sue inclinazioni.

“È figo quando due ragazze si baciano” dice Simone, la ragazza frequentata da Frankie. “E pensi sia figo quando sono due uomini a baciarsi?” le chiede. “No, non è figo, è solo gay.”

In Beach Rats, ambientato ai nostri giorni, la sessualità non viene vissuta in modo libero e consapevole, ma è rinchiusa all’interno di una gabbia costituita da stereotipi, omertà e ipocrisia. La Hittman ci trasporta all’interno del microcosmo delle grandi periferie urbane, dove sesso, droga e delinquenza scandiscono le giornate degli abitanti e dove machismo e ostentazione della virilità rappresentano i prerequisiti dell’accettazione sociale per gli adolescenti.

DISCRIMINAZIONI E SESSUALITÀ: LA SITUAZIONE ATTUALE

Un mondo che sembra lontano anni luce dalla realtà in cui viviamo ma che, in verità, è espressione di un problema purtroppo ancora molto diffuso, anche in Occidente, e che ha a che vedere con il concetto di discriminazione e di mascolinità tossica. Nonostante i grandi passi in avanti fatti negli ultimi anni dai Paesi  più evoluti, il problema delle discriminazioni a sfondo sessuale e di genere resta infatti più attuale che mai. In una società che ci vuole sempre belli, prestanti e socialmente accettati, dichiararsi apertamente omosessuali, lesbiche, bisessuali o trans costituisce ancora un problema, non solo di carattere sociale e relazionale, ma anche professionale.

La conseguenza, per chi vive sulla propria pelle questo tipo di discriminazioni, è il silenzio o, peggio, la menzogna. Molte di queste persone, infatti, per evitare di subire ritorsioni, ricatti o, peggio, violenze, in caso di denuncia, preferiscono non dichiararsi o fingere di essere altro da quello che sono. I dati della Gay Help Line 800 713 713, numero verde contro l’omofobia, relativi all’ultimo anno, parlano chiaro: la percentuale di abusi e violenze è pari al 25%, registrando un incremento del 9% rispetto all’anno precedente. Durante l’emergenza Covid19 il dato è addirittura cresciuto fino a raggiungere il 40% per gli adolescenti. Di questi casi meno di 1 adolescente su 60 pensa di denunciare.

Preoccupanti anche i dati della ricerca nelle scuole dove emerge che su un campione rappresentativo di più di 1500 studenti, oltre il 34% degli studenti pensa che l’omosessualità sia sbagliata, il 10% pensa sia una malattia, mentre il 27% degli studenti non vuole un compagno di banco gay. Aumentano anche i ricatti e le minacce che raggiungono il 28% e il mobbing sul lavoro, con un incremento del 3% rispetto al 2019: dati che evidenziano la necessità di una legge antidiscriminatoria in Italia che tuteli queste categorie sui luoghi di lavoro, in famiglia e nella società, dove sono ancora soggetti a episodi di bullismo, ricatti, violenza ed emarginazione.

Proprio oggi cade la ricorrenza della Giornata mondiale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, promossa dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia e riconosciuta dall’Unione europea e dalle Nazioni Unite. Questa giornata si celebra il 17 maggio di ogni anno, a partire dal 2004, anno della sua creazione, esattamente a quattordici anni dalla decisione, risalente al 17 maggio 1990, di rimuovere l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali dall’Organizzazione mondiale della sanità.

A distanza di trent’anni da quel fatidico giorno, la strada da fare è ancora lunga e i problemi da risolvere tanti. Ricorrenze come queste sono, tutt’oggi, fondamentali, perché ci aiutano a sensibilizzare quante più persone possibili su un tema che ci riguarda ancora da vicino e a contrastare tutti i fenomeni di discriminazione sessuale e di genere, verso la costruzione di una società più inclusiva, giusta e rispettosa.

Illustrazione di Alfredo Scarpitti per Artwave

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