Robert Zemeckis, con Benvenuti a Marwen, ritorna al cinema con quello che si può definire il suo marchio di fabbrica: l’animazione e la fantasia. Con alle spalle film come il cult Chi ha incastrato Roger Rabbit, Polar Express, La leggenda di Beowulf e A Chistmas Carol il regista americano porta in sala la vera storia di Mark Hogancamp, interpretato da uno Steve Carrell sempre in ottima forma.

Steve Carrell nei panni di Mark Hogancamp

Il film è l’adattamento cinematografico del documentario Marwencol del 2010, di cui riprende alcune tematiche tralasciandone altre, come lo scarso servizio sanitario, rimanendo comunque fedele alla storia di uomo che grazie all’arte e alla fantasia è riuscito a riprendersi da un trauma sconvolgente. Hogancamp, infatti, viene picchiato fuori da un bar da cinque uomini dopo aver detto loro – da ubriaco – di indossare in privato scarpe da donna. Ridotto in fin di vita, dopo nove giorni di coma e più di un mese in ospedale, Mark viene dimesso con un grave danno cerebrale e la conseguente perdita della memoria.

Con pochi ricordi del suo passato trova il modo di ridare senso alla sua vita attraverso la fittizia città belga di Marwen, una ricostruzione in miniatura installata nel suo cortile in cui il suo alter ego giocattolo, il capitano Hogie, vive eroiche gesta insieme alle sue fidate compagne che altro non sono che la rappresentazione delle donne a lui più vicine. Con il genere femminile Mark si sente protetto e a proprio agio, ma allo stesso tempo cerca di carpirne l’essenza.

La seconda guerra mondiale, l’unica in cui per Mark gli Stati Uniti sono stati i buoni, fa da sfondo alle avventure dei personaggi, i quali si trovano ad affrontare dei temibili nazisti. Quest’ultimi una trasposizione fantastica degli aggressori del protagonista, coloro che nella vita reale non è riuscito a fronteggiare e di cui ha ancora timore.

Le bambole della città di Marwen

Zemeckis non è al suo primo rodeo e dirige sapientemente le scene di giunzione tra fantasia e realtà come se ci fosse un ponte di collegamento sempre aperto che unisce i due mondi. Un velo finissimo li separa e Mark salta da uno all’altro fino a che, in alcuni momenti, non riesce più scinderli, fino a che la vita diventa fantasia e la fantasia realtà.

Il film risente – in minima parte – di una certa ripetizione delle scene e della mancanza di un vero punto di rottura che spieghi la rinascita del personaggio. Inoltre nessuna trama verticale permea la storia, che si presenta in modo lineare. La storia è Mark, e dentro c’è già tutto. Zemeckis non ha bisogno di caricare la trama con enfasi ed emozioni superflue tanto per strappare qualche lacrima in più in sala. Un atteggiamento “facilone” di molti film, che mascherano una sceneggiatura non troppo ferrea con forti emozioni dettate dall’immagine e dal suono. Benvenuti a Marwen non è niente di tutto questo e le emozioni nascono direttamente dall’empatia verso l’ottima recitazione di Steve Carrell.

Chi avrebbe mai detto che l’iconico giornalista di Una settimana da Dio avrebbe interpretato ruoli come questi? E invece nel 2014 è arrivato Foxcatcher, film che ha consacrato Carrell e lo ha liberato dalla briglia della comicità, permettendogli di dimostrare quello che è: un attore poliedrico e capace di una caratterizzazione del personaggio impeccabile. La sceneggiatura relega il resto del cast a piccoli ruoli, la maggior parte dei quali in performance capture.

Una scena del film (© 2018 Universal Pictures)

Benvenuti a Marwen, per quanto non esistano film “giusti”, si presenta come un ottimo punto di riflessione sulla società moderna. Viviamo un periodo di forti tensioni e incertezze da cui scaturisce tutta la banalità del male. Hannah Arendt affermava che i valori e l’etica del singolo possono essere facilmente capovolti dalla società corrente ed è quello a cui si sta assistendo oggi con l’accrescere dell’intolleranza, del razzismo, della xenofobia e dell’omofobia.

Il film non parla di tutto questo ma ne dà un piccolo scorcio, offrendoci uno spioncino da cui possiamo osservare i danni che quest’odio può avere su una persona qualunque. La gentilezza è quello che più traspare dalla storia e dai suoi personaggi, la gentilezza e il rispetto contro l’odio per ciò che viene reputato diverso.

Il protagonista Mark Hogancamp in una scena del film

Zemeckis impacchetta un film leggero, forse con qualche errore, ma perfettamente bilanciato, senza mai pendere troppo da una parte o dall’altra ma rimanendo fedele il più possibile al suo soggetto. Benvenuti a Marwen si presenta come la celebrazione della gentilezza e soprattutto della potenza della fantasia e dell’arte.

Voto: 🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊/10