Durante la quinta giornata del Bergamo Film Meeting è stato presentato il film inglese Obey, vincitore del Tribeca Film Festival e del Festival di Edimburgo. Ambientato nell’agosto del 2011, durante il quale a Londra, dopo l’uccisione in circostanze sospette di un uomo da parte della polizia, molti quartieri si radunarono in piazza, chiedendo giustizia e rivendicando i loro diritti.

Leon vive nel quartiere di Hackney con una madre alcolista e un patrigno violento. Senza un’educazione scolastica e prospettive future, sfoga la sua rabbia sul ring. La sua vita ha una svolta quando conosce Twiggy, squatter e giovane benestante fuggita dalla famiglia. Innamorato, con l’aumento della tensione nelle strade deve decidere se cercare una nuova vita o dimostrare la sua fedeltà nei confronti degli amici di sempre.

Jamie Jones firma una pellicola cruda e fortemente realistica con cui vuole dividere il pubblico. La rivolta fa da sfondo a una storia di formazione tra affermazione personale e attaccamento alle proprie origini. Il regista utilizza anche filmati di repertorio per le scene di lotta in strada tra polizia e manifestanti, montandole alla perfezione, tanto che non ci si accorge della differenza.

Attraverso riprese ravvicinate e veloci, i protagonisti Leon (Marcus Rutherford) e Twiggy (Sophie Kennedy Clark) vengono colti nella loro complessità, indagando la loro natura, le loro origini e la loro rabbia, da una parte per la mancanza di opportunità e dall’altra rivolta verso una famiglia borghese.

Il regista e la produzione affermano di aver scelto gli attori sia per la loro professionalità, come nel caso di Sophie Kennedy Clark, già co-protagonista di Nymphomaniac di Lars Von Trier, sia per la loro espressività e naturalità, come nel caso di Marcus Rutherford, attore praticamente esordiente.

Obey ci mostra quella Londra che viene nascosta al pubblico. Sfruttando le rivolte come espediente per raccontare la sua storia, Jamie Jones non vuole proporci una sua soluzione, ma il presupposto per discuterne. Obey vuole essere la scintilla che accende il dibattito e che scatena la rabbia, la paura, la sofferenza.

Leon ci mostra la sua umanità. La sua rabbia non è ingiustificata o fine a sé stessa, semplicemente non sa verso chi o cosa dirigerla, ogni occasione è buona per sfogarsi. Che sia un poliziotto, suo padre, una rissa, non importa. Questo non lo rende una cattiva persona o un semplice ribelle. L’amore con cui abbraccia sua madre e la sua sofferenza guardando cosa lo aspetta ne sono la prova. La sua voce tenta di uscire e non importa da chi, vuol solo essere ascoltata.

 

Voto:🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊🌊,5/10

© riproduzione riservata