Vincitore del premio Un Certain Regard al Festival di Cannes e candidato agli Oscar per il miglior trucco, il film di Ali Abbasi si è contraddistinto per la sua ambiguità. Una commistione di generi si intersecano in Border e ognuno di essi è una chiave di lettura diversa del film. L’ambiguità non risiede nella storia, come ad esempio le varie interpretazioni religiose o scientifiche di Donnie Darko o nei film di Christopher Nolan, ma nell’essenza stessa del prodotto. Forse è propria questa struttura poliedrica a renderlo misterioso.

Tina e Vore in una scena del film (© Meta Spark & Kärnfilm)

Ben lontano dalla fantasia mainstrem a cui siamo abituati, Border fonde indissolubilmente il surreale alla realtà, non vi è distinzione tra i due piani, nessun velo che separa i due mondi come nel poco riuscito Bright con Will Smith. Abbasi punta tutto sul realismo, sulla drammaticità della storia e dei suoi protagonisti.

Tina (Eva Melander) è un agente doganale dall’aspetto deforme e grottesco, ma ha la capacità di fiutare l’emotività degli esseri umani. Un giorno sul lavoro incontra Vore (Eero Milonoff) , un uomo dall’aspetto uguale al suo e per il quale inizia a provare una forte attrazione. L’inizio della relazione tra i due porterà la donna a fare una sconvolgente scoperta sulla propria natura e sull’oscuro segreto di Vore.

La rappresentazione del viscerale rapporto che i protagonisti intrattengono con la natura è resa visivamente dalla nudità dei corpi grotteschi che si inoltrano nel bosco, luogo ultimo dove esprimere il proprio essere. Il corpo, così rappresentato, si fonde con le rocce muschiose, le cortecce e le foglie degli alberi. La deformità non è più tale, diventa normale. Ma la natura ha un modo tutto suo di sconvolgere e inorridire, questo Abbasi sembra saperlo bene e non ha paura di spingersi laddove altri avrebbero lasciato qualcosa di non detto. La videocamera non lavora per sottrazione mostrando anche ciò che non vorremmo, ridestandoci dal racconto.

Eva Melander è Tina in una scena del film (© Meta Spark & Kärnfilm)

L’indagine thriller che vede coinvolta Tina in un caso di pedopornografia è un ulteriore elemento di disturbo per lo spettatore. Il film infatti alterna costantemente una piattezza intima e shock, una giostra d’emozioni che lascia un po’ confusi. La fragilità della sceneggiatura risiede proprio qui, nelle sue troppe digressioni. Non si ha idea di dove il film ti voglia portare, ti conduce per vie incerte senza mai convincere davvero. La regia di Ali Abbasi si ferma inoltre a qualche scena shock, ma per il resto si adagia fin troppo sull’ottima fotografia di Nadim Carlsen.

Border – Creature di confine è un film atipico che ha dalla sua la volontà di sperimentare e sorprendere lo spettatore. Non ci riesce fino in fondo, ma nel suo piccolo riesce comunque ad affascinare e intrigare.

Voto:🌊🌊🌊🌊🌊🌊.5/10

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